venerdì 9 gennaio 2026

Transiberiana d’Abruzzo, magia di Natale

di Anna Maria Colonna

Ogni tanto mi tocca andarci per fare il pieno: di energia, di entusiasmo, di abbracci genuini, di arrosticini. L’Abruzzo mi ricorda gli Anni, quegli anni, i più intensi e magici della mia vita. Babbo Natale lo sa, e allora mi ha lasciato un biglietto, anzi tre. Sulmona andata e ritorno a bordo della Transiberiana d’Italia, il treno storico che attraversa l’Appennino abruzzese viaggiando tra le nuvole.

L’esperienza l’avevo già fatta in passato, quando tra quei paesaggi incantati ci vivevo. L’esplosione colorata della primavera fu la mia prima compagna di viaggio. La neve mi accompagnò, silenziosa, la seconda volta. All’epoca - era il 2017 - il treno degli altipiani, da Sulmona, arrivava ad Isernia e mi regalò emozioni indimenticabili, vive e forti ancora oggi.


Qualche giorno fa ho rifatto l’esperienza con la mia famiglia e pioveva. Una pioggia incessante, che sembrava voler lavare via la nostalgia degli ultimi giorni di festa. La pioggia che batte sui vetri è quanto di più malinconico possa esistere. Rivoli scendono lenti e tortuosi, a ricordarci che qualche volta il tempo può rallentare, che possiamo sederci e goderci lo spettacolo della vita senza guardare l’orologio.

 E, allora, lo spettacolo ha avuto inizio in quelle carrozze “Centoporte” e “Corbellini” anni ‘30 e ‘50, sedili in legno, nasi in alto, verso la Majella innevata, volto montano incipriato dalle nuvole. Siamo partiti dalla stazione di Sulmona per arrivare a Campo di Giove, il “borgo incantato”, e visitare i mercatini di Natale. Ci hanno accolto un piatto caldo di polenta con salsiccia, un calice di vino rosso, l’odore della legna nei camini – un toccasana per l’anima - e le curiose viuzze del centro antico, addobbate con lucine, ghirlande e gnometti di Natale.


Risaliti sul treno, nell’atmosfera di festa e di allegria creata dalla musica di un gruppo folk, siamo ripartiti alla volta di Roccaraso. Tratta brevissima, dato che nel frattempo abbiamo fatto amicizia con altri passeggeri e con un cagnolino bianco di nome Oliver. Sì, perché la Transiberiana è anche questo: relazioni, conoscenze, chiacchierate, condivisione. Mio figlio l’ha ribattezzata il “Polar Express dell’Abruzzo” ed è rimasto incollato al finestrino quando il treno ha attraversato l’altopiano delle cinque miglia: un paesaggio sospeso, meraviglioso, chiazzato di acqua e di ghiaccio.

Rivedere Roccaraso, per me, è stato come tornare a casa: profumi, luoghi, strade, locali che riconosco ogni volta e che sento profondamente miei. In due ore di sosta, abbiamo potuto gustare una cioccolata calda, riabbracciando gli amici di sempre. Ci hanno raggiunto dalla vicina Castel di Sangro, tempo di guardarsi negli occhi e di dirsi “ci siamo mancati, ma non è cambiato nulla”. Ed è così, le distanze e il tempo non esistono quando i legami restano forti.

Da Roccaraso, in serata, la Transiberiana ci ha riaccompagnato a Sulmona. Carichi di bellezza, con il desiderio di riprovare a guardare il mondo con meraviglia e stupore. Perché il viaggio ti regala proprio questo, la voglia di metterti nuovamente e subito in cammino. Nella quotidianità. Altrove.

 Buona visione.



 

 

 

 

 

 

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