Tutto quello che siamo lo portiamo con noi nel viaggio. Portiamo con noi la casa della nostra anima, come fa una tartaruga con la sua corazza. In verità, il viaggio attraverso i paesi del mondo è per l'uomo un viaggio simbolico. Ovunque vada è la propria anima che sta cercando. Per questo l'uomo deve poter viaggiare (Tarkovskij).
Alla luce di una lampada, tutto può diventare racconto.
Così, alla fine di questa giornata, io provo a raccontare. Lo faccio mentre
fuori cade, leggerissima, la neve dei pioppi. Oggi il mio tempo è quello della
natura. Il nostro tempo. Perché il tempo, se vogliamo, può appartenerci
davvero, e ha lo stesso ritmo delle prime foglie di primavera. E’ lento.
Siamo a tre metri da terra, in una casetta interamente in
legno costruita sull’albero. Dietro, il bosco. Davanti, un balconcino che dà
sul laghetto stracolmo di girini e pesci rossi.
Pesco Sannita ci inonda di sole e di colori. Questo borgo
della provincia di Benevento è una meravigliosa scoperta. A pochi chilometri da
Pietralcina, mostra una natura rigogliosa e autentica. Il nostro obiettivo era
dormire in una delle casette sugli alberi della struttura “Anima mundi”, poi ci
siamo trovati ad accarezzare un drago barbuto e a passeggiare con i lemuri allo
zoo di Maitine.
Ricordo quando anche io, a sei anni, sognavo di costruire
case sugli alberi, proprio come mio figlio. Le cose che hanno una storia prima
o poi ritornano. Così, per caso, navigando alla ricerca di mete insolite, mi
sono imbattuta nelle tre casette di Cinzia e Luigi. Ho contattato la struttura
e il sogno è diventato realtà. Abbiamo passato la notte su di un albero,
immersi nella natura, circondati da suoni e silenzi incantati.
Lui architetto, lei aspirante insegnante, ci raccontano di
aver avuto l’idea delle casette durante il Covid, quando, per via delle
restrizioni, hanno deciso di allontanarsi da Benevento - dove abitano - per
stare alla periferia di Pesco Sannita. Qui c’è l’edificio principale e,
intorno, natura: bosco, laghetto, alberi e piante, il loro bellissimo cane -
Carlotta - e alcuni gatti. A ridosso delle case in legno, una piscina in
funzione durante la bella stagione.
Ad una manciata di chilometri, c’è lo zoo di Maitine. In
circa tre ore, abbiamo attraversato tutti i continenti, ammirando le diverse
specie di animali: tapiri, alpaca, scimmie urlatrici e armadilli del sud
America; canguri australiani; volpi volanti, cammelli, gibboni, lontre
dall’Eurasia; lemuri, ippopotami, leoni, zebre, giraffe, pantere, coccodrilli e
fenicotteri africani. Tra un gelato alla frutta e la visita al rettilario, ci
siamo ritrovati improvvisamente nel paese dei balocchi, un’area al centro dello
zoo dove i piccoli possono giocare e divertirsi in piena libertà e,
soprattutto, all’aria aperta.
Non ancora sazi di bellezza, tornando alle casette per fare
una passeggiata nel bosco della struttura, abbiamo sostato a Pesco Sannita,
paese campano di circa duemila abitanti. Avremmo voluto visitare il piccolo e
caratteristico centro storico, ma l’area giochi della piazza è stata
la nostra attrattiva principale. In compenso, abbiamo stretto amicizia con
alcune famiglie del posto. In fondo viaggiare significa anche tessere relazioni
e sorridere a momenti fatti di poco e preziosi proprio per questo.
Ultima tappa della giornata, Pietralcina, luogo natale di
Padre Pio, a dieci minuti di macchina da Pesco Sannita. La stradine del centro
storico si snodano tra parole di pietra e negozietti stracolmi di ogni delizia:
dal paté di carciofi e pistacchi al torrone tipico della zona del Sannio, dai
formaggi ai taralli con mandorle e pepe. La chiesa di Santa Maria degli Angeli
svetta al centro del paese e ricorda il culto della Madonna della Libera,
profondamente radicato anche a Pratola Peligna, nella provincia aquilana.
Torniamo alla casetta con il tramonto alle spalle.
L’atmosfera è suggestiva e quasi irreale. I pesci rossi del laghetto aspettano
qualche pezzo di tarallino pugliese e le rondini sfiorano l’acqua, danzando
musiche d’altri mondi. Mi sento fortunata, la vita mi ha permesso – ancora una
volta – di fare il pieno di bellezza.
Pesco Sannita, le casette sugli alberi e il paesaggio
Ogni tanto mi tocca andarci per fare il pieno: di energia,
di entusiasmo, di abbracci genuini, di arrosticini. L’Abruzzo mi ricorda gli
Anni, quegli anni, i più intensi e magici della mia vita. Babbo Natale lo sa, e
allora mi ha lasciato un biglietto, anzi tre. Sulmona andata e ritorno a bordo
della Transiberiana d’Italia, il treno storico che attraversa l’Appennino abruzzese
viaggiando tra le nuvole.
L’esperienza l’avevo già fatta in passato, quando
tra quei paesaggi incantati ci vivevo. L’esplosione colorata della primavera fu
la mia prima compagna di viaggio. La neve mi accompagnò, silenziosa, la seconda
volta. All’epoca - era il 2017 - il treno degli altipiani, da Sulmona, arrivava
ad Isernia e mi regalò emozioni indimenticabili, vive e forti ancora oggi.
Qualche giorno fa ho rifatto l’esperienza con la mia
famiglia e pioveva. Una pioggia incessante, che sembrava voler lavare via la
nostalgia degli ultimi giorni di festa. La pioggia che batte sui vetri è quanto
di più malinconico possa esistere. Rivoli scendono lenti e tortuosi, a
ricordarci che qualche volta il tempo può rallentare, che possiamo sederci e goderci
lo spettacolo della vita senza guardare l’orologio.
E, allora, lo spettacolo ha avuto inizio in quelle carrozze “Centoporte”
e “Corbellini” anni ‘30 e ‘50, sedili in legno, nasi in alto, verso la Majella
innevata, volto montano incipriato dalle nuvole. Siamo partiti dalla stazione
di Sulmona per arrivare a Campo di Giove, il “borgo incantato”, e visitare i
mercatini di Natale. Ci hanno accolto un piatto caldo di polenta con salsiccia,
un calice di vino rosso, l’odore della legna nei camini – un toccasana per l’anima
- e le curiose viuzze del centro antico, addobbate con lucine, ghirlande e
gnometti di Natale.
Risaliti sul treno, nell’atmosfera di festa e di allegria
creata dalla musica di un gruppo folk, siamo ripartiti alla volta di Roccaraso.
Tratta brevissima, dato che nel frattempo abbiamo fatto amicizia con altri
passeggeri e con un cagnolino bianco di nome Oliver. Sì, perché la
Transiberiana è anche questo: relazioni, conoscenze, chiacchierate,
condivisione. Mio figlio l’ha ribattezzata il “Polar Express dell’Abruzzo” ed è
rimasto incollato al finestrino quando il treno ha attraversato l’altopiano
delle cinque miglia: un paesaggio sospeso, meraviglioso, chiazzato di acqua e
di ghiaccio.
Rivedere Roccaraso, per me, è stato come tornare a casa:
profumi, luoghi, strade, locali che riconosco ogni volta e che sento
profondamente miei. In due ore di sosta, abbiamo potuto gustare una cioccolata
calda, riabbracciando gli amici di sempre. Ci hanno raggiunto dalla vicina
Castel di Sangro, tempo di guardarsi negli occhi e di dirsi “ci siamo mancati,
ma non è cambiato nulla”. Ed è così, le distanze e il tempo non esistono quando
i legami restano forti.
Da Roccaraso, in serata, la Transiberiana ci ha
riaccompagnato a Sulmona. Carichi di bellezza, con il desiderio di riprovare a
guardare il mondo con meraviglia e stupore. Perché il viaggio ti regala proprio
questo, la voglia di metterti nuovamente e subito in cammino. Nella
quotidianità. Altrove.