lunedì 13 aprile 2026

Pesco Sannita, una casa sugli alberi

di Anna Maria Colonna

Alla luce di una lampada, tutto può diventare racconto. Così, alla fine di questa giornata, io provo a raccontare. Lo faccio mentre fuori cade, leggerissima, la neve dei pioppi. Oggi il mio tempo è quello della natura. Il nostro tempo. Perché il tempo, se vogliamo, può appartenerci davvero, e ha lo stesso ritmo delle prime foglie di primavera. E’ lento.

Siamo a tre metri da terra, in una casetta interamente in legno costruita sull’albero. Dietro, il bosco. Davanti, un balconcino che dà sul laghetto stracolmo di girini e pesci rossi.

 Pesco Sannita ci inonda di sole e di colori. Questo borgo della provincia di Benevento è una meravigliosa scoperta. A pochi chilometri da Pietralcina, mostra una natura rigogliosa e autentica. Il nostro obiettivo era dormire in una delle casette sugli alberi della struttura “Anima mundi”, poi ci siamo trovati ad accarezzare un drago barbuto e a passeggiare con i lemuri allo zoo di Maitine.

Ricordo quando anche io, a sei anni, sognavo di costruire case sugli alberi, proprio come mio figlio. Le cose che hanno una storia prima o poi ritornano. Così, per caso, navigando alla ricerca di mete insolite, mi sono imbattuta nelle tre casette di Cinzia e Luigi. Ho contattato la struttura e il sogno è diventato realtà. Abbiamo passato la notte su di un albero, immersi nella natura, circondati da suoni e silenzi incantati.

Lui architetto, lei aspirante insegnante, ci raccontano di aver avuto l’idea delle casette durante il Covid, quando, per via delle restrizioni, hanno deciso di allontanarsi da Benevento - dove abitano - per stare alla periferia di Pesco Sannita. Qui c’è l’edificio principale e, intorno, natura: bosco, laghetto, alberi e piante, il loro bellissimo cane - Carlotta - e alcuni gatti. A ridosso delle case in legno, una piscina in funzione durante la bella stagione.

 Ad una manciata di chilometri, c’è lo zoo di Maitine. In circa tre ore, abbiamo attraversato tutti i continenti, ammirando le diverse specie di animali: tapiri, alpaca, scimmie urlatrici e armadilli del sud America; canguri australiani; volpi volanti, cammelli, gibboni, lontre dall’Eurasia; lemuri, ippopotami, leoni, zebre, giraffe, pantere, coccodrilli e fenicotteri africani. Tra un gelato alla frutta e la visita al rettilario, ci siamo ritrovati improvvisamente nel paese dei balocchi, un’area al centro dello zoo dove i piccoli possono giocare e divertirsi in piena libertà e, soprattutto, all’aria aperta.

Non ancora sazi di bellezza, tornando alle casette per fare una passeggiata nel bosco della struttura, abbiamo sostato a Pesco Sannita, paese campano di circa duemila abitanti. Avremmo voluto visitare il piccolo e caratteristico centro storico, ma l’area giochi della piazza è stata la nostra attrattiva principale. In compenso, abbiamo stretto amicizia con alcune famiglie del posto. In fondo viaggiare significa anche tessere relazioni e sorridere a momenti fatti di poco e preziosi proprio per questo.

Ultima tappa della giornata, Pietralcina, luogo natale di Padre Pio, a dieci minuti di macchina da Pesco Sannita. La stradine del centro storico si snodano tra parole di pietra e negozietti stracolmi di ogni delizia: dal paté di carciofi e pistacchi al torrone tipico della zona del Sannio, dai formaggi ai taralli con mandorle e pepe. La chiesa di Santa Maria degli Angeli svetta al centro del paese e ricorda il culto della Madonna della Libera, profondamente radicato anche a Pratola Peligna, nella provincia aquilana.

Torniamo alla casetta con il tramonto alle spalle. L’atmosfera è suggestiva e quasi irreale. I pesci rossi del laghetto aspettano qualche pezzo di tarallino pugliese e le rondini sfiorano l’acqua, danzando musiche d’altri mondi. Mi sento fortunata, la vita mi ha permesso – ancora una volta – di fare il pieno di bellezza.

Pesco Sannita, le casette sugli alberi e il paesaggio







Zoo di Maitine




Pesco Sannita, centro


Pietralcina







venerdì 9 gennaio 2026

Transiberiana d’Abruzzo, magia di Natale

di Anna Maria Colonna

Ogni tanto mi tocca andarci per fare il pieno: di energia, di entusiasmo, di abbracci genuini, di arrosticini. L’Abruzzo mi ricorda gli Anni, quegli anni, i più intensi e magici della mia vita. Babbo Natale lo sa, e allora mi ha lasciato un biglietto, anzi tre. Sulmona andata e ritorno a bordo della Transiberiana d’Italia, il treno storico che attraversa l’Appennino abruzzese viaggiando tra le nuvole.

L’esperienza l’avevo già fatta in passato, quando tra quei paesaggi incantati ci vivevo. L’esplosione colorata della primavera fu la mia prima compagna di viaggio. La neve mi accompagnò, silenziosa, la seconda volta. All’epoca - era il 2017 - il treno degli altipiani, da Sulmona, arrivava ad Isernia e mi regalò emozioni indimenticabili, vive e forti ancora oggi.


Qualche giorno fa ho rifatto l’esperienza con la mia famiglia e pioveva. Una pioggia incessante, che sembrava voler lavare via la nostalgia degli ultimi giorni di festa. La pioggia che batte sui vetri è quanto di più malinconico possa esistere. Rivoli scendono lenti e tortuosi, a ricordarci che qualche volta il tempo può rallentare, che possiamo sederci e goderci lo spettacolo della vita senza guardare l’orologio.

 E, allora, lo spettacolo ha avuto inizio in quelle carrozze “Centoporte” e “Corbellini” anni ‘30 e ‘50, sedili in legno, nasi in alto, verso la Majella innevata, volto montano incipriato dalle nuvole. Siamo partiti dalla stazione di Sulmona per arrivare a Campo di Giove, il “borgo incantato”, e visitare i mercatini di Natale. Ci hanno accolto un piatto caldo di polenta con salsiccia, un calice di vino rosso, l’odore della legna nei camini – un toccasana per l’anima - e le curiose viuzze del centro antico, addobbate con lucine, ghirlande e gnometti di Natale.


Risaliti sul treno, nell’atmosfera di festa e di allegria creata dalla musica di un gruppo folk, siamo ripartiti alla volta di Roccaraso. Tratta brevissima, dato che nel frattempo abbiamo fatto amicizia con altri passeggeri e con un cagnolino bianco di nome Oliver. Sì, perché la Transiberiana è anche questo: relazioni, conoscenze, chiacchierate, condivisione. Mio figlio l’ha ribattezzata il “Polar Express dell’Abruzzo” ed è rimasto incollato al finestrino quando il treno ha attraversato l’altopiano delle cinque miglia: un paesaggio sospeso, meraviglioso, chiazzato di acqua e di ghiaccio.

Rivedere Roccaraso, per me, è stato come tornare a casa: profumi, luoghi, strade, locali che riconosco ogni volta e che sento profondamente miei. In due ore di sosta, abbiamo potuto gustare una cioccolata calda, riabbracciando gli amici di sempre. Ci hanno raggiunto dalla vicina Castel di Sangro, tempo di guardarsi negli occhi e di dirsi “ci siamo mancati, ma non è cambiato nulla”. Ed è così, le distanze e il tempo non esistono quando i legami restano forti.

Da Roccaraso, in serata, la Transiberiana ci ha riaccompagnato a Sulmona. Carichi di bellezza, con il desiderio di riprovare a guardare il mondo con meraviglia e stupore. Perché il viaggio ti regala proprio questo, la voglia di metterti nuovamente e subito in cammino. Nella quotidianità. Altrove.

 Buona visione.