venerdì 22 novembre 2013

CucinaMondo, viaggio nei sapori

Su suggerimento di alcuni lettori, Terre Nomadi dedica uno spazio ai sapori. La rubrica CucinaMondo viene aggiornata il primo e il quindici di ogni mese e propone ricette tipiche di paesi italiani ed esteri.

Tradizioni e culture si conservano nel modo di preparare il cibo, nelle spezie con cui si condiscono i diversi piatti e nei significati che un determinato ingrediente può assumere. Perché conoscere i luoghi significa anche vivere la loro cultura gastronomica.

Cucina non è mangiare. È molto, molto di più. Cucina è poesia (Heinz Beck).

Buon viaggio nei sapori!

Per segnalare ricette di piatti tipici, scrivere a terrenomadi@gmail.com





15 gennaio 2014 - Svizzera, gnocchi alle erbe ripieni di Sbrinz
1 febbraio 2014 - Perù, papas rellenas (patate ripiene)
15 febbraio 2014 - India, pollo tandoori
1 marzo 2014 - Arabia Saudita, ghorayebah
15 marzo 2014 - Afghanistan, crema di riso al cardamomo
1 aprile 2014 - Italia, focaccia pugliese
14 aprile 2014 - Ricette pasquali da Abruzzo, Calabria e Grecia
1 maggio 2014 - Sicilia, pasta con sarde e finocchietto selvatico
15 maggio 2014 - Puerto Rico, polpa di granchio al rum
15 giugno 2014 - Hawai, fettine alla hawaiana
1 luglio 2014 - Austria, prosciutto cotto alla Metternich
15 settembre 2014 - Brasile, sorbetto ai frutti tropicali (sorvete de frutas tropicais)
1 ottobre 2014 - Finlandia, salmone stufato con erbetta e formaggio (Yrttijuustolla täytetty lohi)
1 novembre 2014 - Spagna, churros (bastoncini fritti)
1 dicembre 2014 - Stati Uniti, cheesecake con gocce di cioccolato
15 dicembre 2014 - Ricette natalizie dalle regioni italiane
15 gennaio 2015 - Belgio, indivia al gratin
31 gennaio 2015 - Germania, polpette amburghesi (faschierte laibchen)
15 febbario 2015 - Thailandia, pollo agli anacardi
1 marzo 2015 - Giappone, dorayaki
15 marzo 2015 - Portogallo, vongole nella cataplana



giovedì 21 novembre 2013

Il mio inno alla vita

Viaggio nella malattia. Intervista all'autrice del libro, Angela Loré.

di Anna Maria Colonna
annamaria9683@libero.it

È nata 29 anni fa ad Altamura (Ba), dove risiede. Angela Loré ha scoperto da bambina di avere l'artrite reumatoide. Ragioniera e perito commerciale, innamorata dell'inglese e del tedesco, non può fare a meno della letteratura e della scrittura. Attraverso la penna racconta di un rapporto «fantastico» con la malattia, sua compagna di vita. Ha da poco pubblicato un libro, Il mio inno alla vita, itinerario nelle difficoltà, ma anche nella speranza. Prova di coraggio ed esempio di luce per tutti coloro che stanno percorrendo sentieri ripidi e brecciati. Anche questo è viaggio. Terre Nomadi l'ha intervistata.


Angela, ma quanti interessi hai?!

La curiosità mi ha fatto appassionare alla medicina, all’arte, alla moda e a tutto ciò che continua ad attirare la mia attenzione.


Quando e come hai incontrato la tua patologia?

Affetta da ben ventitré anni da artrite idiopatica giovanile sistemica (AIG), con il tempo sono diventata paziente reumatica esperta. Ho incontrato la mia patologia nell’estate del 1990, quando, ogni sera, puntualmente, avevo una leggera febbricola, astenia, poi anche dolore e tumefazione alla caviglia destra.


Il tuo è un viaggio nelle difficoltà? Quali sono state le maggiori?

Inizialmente sì, molte. Le maggiori risalgono al principio della mia patologia. Non è stato semplice trovare un reumatologo umile ed onesto, capace di consigliare ai miei genitori di ricoverarmi e di farmi curare presso un centro specialistico reumatologico pediatrico italiano.


Il tuo è anche un viaggio nella speranza…

Assolutamente sì. È sempre lei che mi spinge ad andar avanti con estremo ottimismo ed è grazie a lei ed ai suoi viaggi che ho realizzato diversi obiettivi personali.


Il tuo rapporto con l'artrite reumatoide?

Fantastico. Può sembrare strano, ma adoro la mia patologia, infatti la reputo una compagna di vita. Per quanto è stata spietata con me, dovrei definirla una nemica. Ma oggi sono quella che sono grazie a lei. Le sfide che mi ha lanciato rendono il mio essere forte e determinato. Molto più di lei.


Il rapporto degli altri con la tua artrite reumatoide?

E’ curioso. In molti noto curiosità e incredulità ogni volta che mi vedono. Preciso che sono di bassa statura, la stessa di quando avevo sei anni, il periodo dei primi segnali della patologia. Inoltre ho le mani minute, non conformi rispetto alla mia statura. Sono sempre sorridente. Gli altri pensano che le persone con una patologia è strano che sorridano. Tanti, invece, non si pongono quesiti. Per loro rappresento la normalità. Tutti rimangono esterrefatti per il mio entusiasmo, la mia intelligenza e determinazione.


C'è qualche tua vicenda particolare legata a questa patologia?

Sì, eccome! Risale a circa ventitré anni fa, all’esordio della malattia. Eravamo in visita presso un luminare della reumatologia pugliese che, alla domanda di mio padre, «Professore, c’è un centro specialistico reumatologico pediatrico in Italia idoneo a curare la patologia di Angela?», rispose di no. Quando, invece, diversi anni prima, aveva indirizzato una mia amica di un anno, con identica patologia, ad un noto centro specialistico. Lo stesso centro che mi ha curato all'età di diciotto anni, quando ero già invalida a causa di cure non idonee. Sulla mia amica si è intervenuti tempestivamente, su di me no. Il tutto l’abbiamo scoperto al compimento dei miei diciotto anni, quando ho avuto il piacere di conoscere quella bambina di un anno, divenuta ormai ragazza. Ecco perché ritengo che un medico debba essere umile ed onesto. Solamente tali pregi permettono di salvare delle vite!


Angela, che cosa comporta questa patologia?

Molta pazienza, sacrifici, dolori atroci articolari e muscolari, febbre altissima, il provare diverse terapie (esami ematici, esami diagnostici, ricoveri, farmaci pesanti da assumere), interventi chirurgici. Tengo a precisare che, se tale patologia viene riconosciuta immediatamente e aggredita con cure specifiche, permette di condurre un’ottima qualità di vita. Grazie alla ricerca farmaceutica, oggi si è in grado di bloccare la malattia sul nascere solamente se lo specialista interviene in maniera tempestiva.

Perché l'idea di scriverne?

Perché è stato un mio bisogno interiore. Perché, secondo me, c’è bisogno di sensibilizzare la società. Le patologie reumatiche non colpiscono solo ed esclusivamente l’adulto, non sono una malattia degli anziani, ma anche dei giovani. Inoltre ho sentito l’esigenza di dare un aiuto informativo, un supporto morale a tutti coloro che soffrono sia di tale patologia sia di altre, perché è importante parlare, raccontarsi. Quell’aiuto informativo e morale che i miei genitori e io non abbiamo ricevuto. Purtroppo, se oggi la mia patologia è poco conosciuta, ventitré anni fa lo era pochissimo. E se qualcuno poteva aiutarmi, non l’ha voluto fare. Non importa, sono ugualmente felice e fiera.

Il libro di Angela Loré sarà presentato sabato 23 novembre, alle 18, nella sala consiliare del Comune di Altamura (Ba).

Colonna sonora: Giovanni Allevi, Symphony of life









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lunedì 18 novembre 2013

Dalla Puglia all'Abruzzo, cinquant'anni fa (parte terza)


di Nino Carrabba

 Qui la prima e la seconda parte.

Alanno, Santa Maria delle Grazie © Nino Carrabba

Mi porto a pochi chilometri, presso l’oratorio di Santa Maria delle Grazie, il luogo dove trovò compimento l’insegnamento benedettino ora et labora e che fu a corredo della crescita e dello sviluppo della scuola. L’aspetto esterno del fabbricato è semplice, umile e ricco nella sua nudità. Muovo dei passi lenti sperando di nutrire il pensiero di alcune tracce di sapienza. Non vedo alcun frate e la chiesetta è chiusa. Capisco che anche qui l’aratro del tempo ha scavato un solco profondo tra la terra e il cielo. Cerco di avere qualche notizia e raccolgo la storia curiosa della presenza di due Madonne.
Alanno, la vecchia statua © Nino Carrabba
Risalgono alla decisione dei signori del paese di sostituire la statua della Madonna delle Grazie, logora e vecchia, con una nuova. Nel giorno della festa ci fu una tempesta di vento e grandine che distrusse l'intero raccolto. L’offesa alla Madonna aveva portato a considerare questo evento calamitoso come una punizione e, quindi, i contadini decisero di tenere per sé la vecchia statua e di lasciare ai signori la nuova. 

Con questa carezza della storia umana, vado a recuperare il ricordo di un giorno indimenticabile. Eravamo nel vigneto della scuola. Tra il vociare dei compagni di classe e l’ululato del vento, prestai lo sguardo ed i pensieri al monastero e ai monti del Gran Sasso piuttosto che alla lezione del professore, intento a spiegare la potatura della vite a Guyot. Separato dal mondo, mi unii al cielo per vivere come un’onda o una foglia, libero e leggero. Ed oggi, come allora, sento pulsare nel mio cuore lo stesso soffio di libertà e di leggerezza. E leggero si fa il mio corpo come la mia anima. E gli occhi corrono a mirare l’orizzonte, fin sulla cima dei monti, dove si liberano di quel che è personale, diventando stelle che osservano la terra e il luogo dove maturò, nelle cure di precettori e domestici, una società sana e fertile in un’epoca povera di beni, ma ricca di fede. In una povertà dove tutto era prezioso, il pane e pomodoro, l’acqua fresca della fontana, il cappotto del fratello grande passato al piccolo, la bicicletta arrugginita riparata mille volte, la sdrucita borsa della scuola degli anni precedenti, il calore della casa, della famiglia numerosa, con la nonna che regalava solo tenerezze.

Alanno © Nino Carrabba
Spoglio della veste mondana, mi avvicino in silenzio a quello spazio riempito dal cielo, dove riposano coloro che hanno dedicato la loro vita a diverse generazioni. In quello spazio dove tutto ciò che siamo non si perde nell’imbuto del tempo e dove ogni volto non viene inabissato nel nulla o nel niente, ma ricorda sempre la presenza ed il passaggio. Con le ali del mio spirito, salgo fino a loro per cogliere amore puro. Qui la vita ha ripreso ad abitare perché vi è sempre stata. 



Alanno, paesaggio © Nino Carrabba
Riprendo la strada del ritorno e le due tortore non ci sono. Hanno portato altrove i ricordi, lasciando minuscoli granelli di felicità, nutrimento dei giorni della passata giovinezza e alimento odierno del cuore e degli occhi della mia anima. Li hanno portati altrove per ammirare le bellezze del creato, per continuare a respirare la stessa aria, la stessa storia, la stessa magia, le stesse emozioni racchiuse in quella stradina tra le due torri del paese. Un paese che non dimentichi perché ancora ti appartiene, sempre vicino nella sua lontananza, perché lo ami, lo sogni e lo insegui. Un paese che ti resta per sempre perché custodisce, come in una cassaforte, le perle più preziose della tua vita e che coltivi dentro di te.

Nino Carrabba
Non sono il sognatore nostalgico di passati conclusi, andati per sempre, temporis acti, ma il cacciatore di ombre sulle mura di una scuola sempre viva e senza riposo. Non sono l’ultimo romantico in cerca di ricordi seminati nei campi delle contrade, sui banchi delle aule, negli angoli delle strade, sui monti incappucciati... e nemmeno l’esploratore solitario di sogni perduti o d’amori spesi e ricevuti. Neppure il ricercatore di tracce nascoste, ma il custode di un patrimonio di valori, di ideali, di memorie sensibili e condivise che ci costituiscono al mondo. Ed ancora, il collezionista di storia educativa, di quella storia che costruì uomini con passione, con ardore, con batticuore e con una stessa comunione di intenti e di principi. A significare che la vita non va solo pienamente vissuta, ma anche dedicata.

  A Itaca si torna per ripartire.






Colonna sonora: David Garrett, November rain (Guns N' Roses)


Alanno, paesaggio © Nino Carrabba
Alanno, chiesa San Francesco, foto anni '50 © Nino Carrabba
Alanno, chiesa San Francesco, foto anni '50 © Nino Carrabba
Alanno, istituto agrario, foto anni '50 © Nino Carrabba
Alanno, istituto agrario, foto anni '50 © Nino Carrabba