giovedì 16 gennaio 2014

Eterna giovinezza, vivere 120 anni

Gli abitanti di Vilcabamba non conoscono né malattia né vecchiaia. Vivono, in media, 40 anni in più rispetto agli occidentali. Un mistero a cui Ricardo Coler cerca di rispondere.

annamaria9683@libero.it

Ci sono storie di uomini e donne che sembrano lontane dalla realtà. Fiabe che la terra scrive alla luce fioca di un lumicino. Forse per difenderle. Forse solo per continuare a raccontarle nella loro interezza. Senza pezzi mancanti, come spesso accade quando le voci si fanno fievoli perché il finale rimane in sospeso. La longevità dei 4000 abitanti di Vilcabamba, in Ecuador, è leggendaria. Vivono, in media, 40 anni in più rispetto agli occidentali. Eppure gli studi condotti sulla popolazione non hanno mai dato risultati chiari. È un segreto che rimane tale.

Ricardo Coler, medico, fotografo e scrittore argentino, si è messo sulle tracce di questo mistero. Il risultato della sua appassionante ricerca è racchiuso in un libro dal titolo Eterna giovinezza. L’elisir bramato dalle moderne e ricche società è involontariamente custodito in un piccolo villaggio della provincia di Loja. Sarà per gli alberi sacri che abitano la regione? Per la verde vallata che culla il villaggio o per l’acqua che scorre bagnando il paesaggio? Il merito è degli ortaggi senza pesticidi o degli sciamani?

A Vilcabamba le donne partoriscono dopo i 50 anni. Non esistono né malattia né vecchiaia. Gli anziani non hanno i capelli bianchi e godono di ottima salute. Tanto che l’autore parla di «sesso della quarta età». Eppure Coler sottolinea che, nonostante gli abitanti siano ultracentenari, a Vilcabamba si beve il chamico, si fuma, si usano droghe.


Ricardo Coler
Un paradiso in cui la morte diventa semplicemente non risveglio. Un angolo di terra ancora intatto, ma minacciato costantemente dai ricercatori della «vita eterna», che vorrebbero arrestare per sempre le lancette del tempo. Le pagine scritte da Coler sono un botta e risposta fra la sua quotidianità e l’esistenza condotta dagli abitanti di questo villaggio. Tante i punti interrogativi. È possibile una vecchiaia diversa? Coler cerca di rispondere alla domanda nelle pagine del suo libro.





mercoledì 15 gennaio 2014

CucinaMondo: Svizzera, gnocchi alle erbe ripieni di Sbrinz

Ingredienti per quattro persone.
 
Per gli gnocchi:
patate farinose 1 kg 
farina 00 300 g
sale quanto basta
erbe aromatiche tritate 10 g (prezzemolo, timo, erba cipollina)
 
Per la salsa allo Sbrinz:
latte o panna 150 ml 
farina 1 cucchiaio 
pepe nero quanto basta 
noce moscata in polvere 1/4 di cucchiaino 
sale quanto basta 
1 cucchiaio di erbe aromatiche tritate (prezzemolo, timo, erba cipollina) 
Sbrinz grattugiato 150 g

 
 
Preparazione
 
Per preparare gli gnocchi alle erbe ripieni di Sbrinz, lavate le patate e lessatele intere con tutta la buccia in acqua leggermente salata. Intanto, grattuggiate 150 grammi di formaggio e tagliatene, invece, a piccoli cubetti 50 grammi. Tritate insieme le erbe aromatiche.
 
Mentre le patate cuociono, preparate la salsa allo Sbrinz, che servirà a condire gli gnocchi: riscaldate il latte (o la panna) in un pentolino e unite lo Sbrinz. Fate sciogliere il tutto e versate a pioggia la farina, quindi attendete che la salsa si addensi e unite pepe e noce moscata. Aggiungete eventualmente il sale e tenete da parte. 
 
Scolate le patate quando saranno cotte e lasciatele intiepidire per 5 minuti, quindi sbucciatele e passatele nel passaverdure. Adagiate la purea ottenuta su di una spianatoia, sulla quale avrete versato anche metà della farina totale, e unite circa 10 grammi di erbe aromatiche tritate e il sale. Coprite con il resto della farina e impastate fino a formare un impasto omogeneo. 
 
Ottenete dei filoncini dall'impasto, che taglierete a cubetti, riempirete uno ad uno con un piccolo pezzetto di Sbrinz e passerete, poi, sull’apposita tavoletta rigata per conferire la tradizionale forma agli gnocchi (in alternativa, potete utilizzare anche i rebbi di una forchetta). Versate gli gnocchi (una porzione alla volta) in abbondante acqua salata bollente.
 
Riscaldate la salsa allo Sbrinz e unitevi le altre erbe aromatiche tritate. Quando riemergeranno, scolateli e versateli direttamente in padella con la salsa allo Sbrinz.
 
Nella rubrica CucinaMondo.
 
 
 

lunedì 13 gennaio 2014

Puglia, nella Murgia la mano dell’uomo sul volto della natura

di Anna Maria Colonna
annamaria9683@libero.it

Cliccare sulle immagini per ingrandirle.

Murgia
© Anna Maria Colonna
I colori estivi della Murgia invadono lo schermo del computer, mentre gli occhi si bagnano del mare di Vasto. Avezzano-Pescara-Bari, un intero pomeriggio corre sui binari che stringono la mano a Puglia e Abruzzo. Anticipo l'arrivo a destinazione sbirciando tra le fotografie scattate ad agosto, in mezzo al biancospino, al caprifoglio e al prugnolo.

Manciate di scogli infreddoliti dall'acqua gelida mi fanno pensare ai muretti a secco, blocchi di pietra grezza incastrati uno sull'altro per delimitare le proprietà private. Il passato non perde la voce nemmeno in inverno.

Murgia
© Anna Maria Colonna
La panchina solitaria tace da anni, guardando la natura imbevuta di sole. A pochi giorni da Natale, il mare riflesso sul finestrino riporta il ricordo alla bella stagione, alle staccionate di legno rinsecchite dal caldo torrido, al canto incessante delle cicale, ai fiori murgiani, che sfoggiano i loro abiti da cerimonia. Il profumo di timo e di mentuccia sembra prendere posto nel vagone. Viaggia in quella sensazione sottile che conduce nei luoghi dai sapori familiari e casalinghi, con il biglietto garantito dall'immaginazione.



Murgia, Pulo
© Anna Maria Colonna
E la mente va, ancora una volta, al mare. Rimbalza continuamente tra terra e acqua, tra le onde e la scilla marittima, il cipollone dalle foglie robuste nascosto dietro le rocce calcaree del Parco nazionale dell'Alta Murgia. E dimentico di essere in treno. Mi siedo, per un attimo, all'ombra di una roverella, l'unica quercia che ingiallisce in autunno, perdendo le foglie in primavera. Batuffoli di verde solleticano le curve del Pulo, la più grande dolina carsica della Murgia, in territorio di Altamura (Ba). Il cratere dal diametro di oltre 500 metri, bucherellato da anfratti e grotte, sembra raccontare la storia millenaria di queste contrade. Non hanno la loquacità delle onde, ma gareggiano, in bellezza, con il mare. Parlano il silenzio solitario del tempo, nello spiraglio di libertà del tramonto collinare.

Murgia, la mano dell'uomo
© Anna Maria Colonna
Una cavalletta si mimetizza con i rami delle ferule per sfuggire alle ferite dell'uomo. Spietato, ha spietrato l'ambiente per far posto a bottiglie di vetro, piatti in plastica, confezioni di preservativi. In alcuni punti del parco, pneumatici e lamelle di amianto mangiano la vegetazione. È un uomo che uccide la bellezza, non rispettando, prima di tutto, se stesso. Ma i fiori continuano a nascere.




Colonna sonora: Tracy Chapman, Change



Murgia, Pulo
© Anna Maria Colonna
Murgia
© Anna Maria Colonna
Murgia, vegetazione spontanea
© Anna Maria Colonna
Murgia, la mano dell'uomo
© Anna Maria Colonna
Murgia
© Anna Maria Colonna
Murgia
© Anna Maria Colonna

Murgia, Pulo
© Anna Maria Colonna

Murgia, la mano dell'uomo
© Anna Maria Colonna

Murgia, fauna tra la flora
© Anna Maria Colonna
Murgia, flora
© Anna Maria Colonna
Murgia, la mano dell'uomo
© Anna Maria Colonna
Murgia, flora
© Anna Maria Colonna
Murgia
© Anna Maria Colonna