giovedì 13 febbraio 2014

Road movie, cinema in viaggio

di Miriam Pallotta
miriam_pallotta@libero.it
Alla parola viaggio, nella nostra mente si materializza l’immagine di un'automobile, di un treno, di un aereo o, per i più fantasiosi, persino di un'astronave. Non pensate mai a quanto possano viaggiare velocemente i fotogrammi? La loro successione è il biglietto di sola andata per migliaia di fantastici viaggi.


Adoro osservare i bambini che, per la prima volta, mano nella mano con i genitori, siedono entusiasti sulla poltrona rossa. Stringono fieri tra le manine il loro biglietto. Si guardano intorno. Le luci si spengono e, per qualche secondo, la sala è immersa nel buio. Trattengono il respiro. Improvvisamente lo schermo si anima e vengono scaraventati in viaggi tra mondi fantastici, città illuminate dall’alba, mari in tempesta o, addirittura, lontani nel tempo, in terre nomadi.


 






Sogni artici

Barry Lopez continua a consegnare al presente pillole d’attualità, nonostante il suo libro sia apparso per la prima volta nel 1986. Viaggio alla scoperta della terra del sole di mezzanotte.

di Anna Maria Colonna
annamaria9683@libero.it

Sento il ghiaccio sciogliersi fra le mani, mentre lo sguardo rincorre l’immensa distesa bianca. Un brivido si impossessa dei pensieri. Ero già lì, dove la voce rimbalza fra le pareti del cielo. Un mondo fuori dal mondo. Diverso e lontano da ogni rumoroso palpito della città. Silenzi cristallini possono infrangersi al solo tocco umano. È l’incantesimo dell’Artide. Fatto di nuvole gelide. Di neve che celebra quotidianamente le nozze della Natura.


Il libro di Barry Lopez mi porta in un angolo della terra che mantiene intatto il suo fascino. I paesaggi diventano Sogni artici da amare. Da difendere contro le minacce del progresso. Pubblicato per la prima volta nel 1986, il libro di Lopez conserva ancora oggi la sua attualità. L’autore respira e vive il territorio per consegnarlo agli occhi del lettore. Il rapporto con i luoghi si trasforma in dialogo a bassa voce, quasi sussurrato, ma ricco di segreti da svelare.


È così che il viaggio, ogni viaggio, assume il volto di una preziosa scoperta. Gli scritti di Lopez sono intrisi di geografia, di antropologia e di storia naturale. Nei deserti dell’Artico, dove si è recato per la prima volta nel 1976, lo scrittore annota dettagli. Sensazioni. Vuole studiare i lupi sul campo, ma la sua attenzione viene rapita dal rapporto che l’uomo stabilisce con il territorio. Conosce i Nunamiut, gli eschimesi che vivono nella catena di Brooks. E non trascura l’immaginazione, protagonista di ogni relazione fra viaggiatori e luoghi attraversati. Capace di «creare situazioni straordinarie di rinascita in circostanze terribili e nelle più grandi tragedie».


La terra del sole di mezzanotte, che sfiora le costellazioni dell’Orsa Maggiore e dell’Orsa Minore, è un contenitore di spunti di riflessione prima invisibili. Le ombre diventano luci colte di sorpresa dalla penna di Lopez. Frammenti che lo scrittore, a distanza di anni, continua a consegnare al presente, a volte cieco di fronte alla bellezza di questi paesaggi.


lunedì 10 febbraio 2014

Rio 2016, una cascata artificiale alta 105 metri per le Olimpiadi

di Anna Maria Colonna
annamaria9683@libero.it


Rio de Janeiro si prepara ad ospitare le Olimpiadi 2016 con una cascata artificiale alta 105 metri. Il grande salto potrebbe essere realizzato su Cotonduba, una delle isole di Guanabara Bay, di fronte alla famosa spiaggia di Copacabana. La metropoli brasiliana, che conta oltre sei milioni di abitanti, si candida a diventare simbolo dei giochi olimpici ecocompatibili.

Il progetto, battezzato Solar city tower, è stato pensato dallo studio di architettura Rafaa Architecture & Design di Zurigo. Consiste in un'enorme torre di vetro, visibile anche a grandi distanze, che funge da trampolino per l'acqua. La forma richiamerebbe quella della torcia olimpica, da illuminare nelle ore buie con dei Led. La struttura non avrà solamente una funzione «estetica», ma anche pratica, nel segno del rispetto per l'ambiente.

 
L'idea è di fare della torre un impianto ad energia solare, destinata a Rio e ai suoi abitanti. Durante le Olimpiadi, infatti, di energia ne servirà parecchia. Quella eccedente sarà utilizzata per pompare acqua marina nella torre, fino ad un’altezza di oltre 100 metri. Di notte, l'acqua verrà reimessa in mare da alcune turbine, generando elettricità «verde» sia per l'illuminazione cittadina che della torre. 

Al piano terra troveranno posto un anfiteatro con auditorium, negozi e una caffetteria. A 60 metri verrà collocata una piazza, raggiungibile con l'ascensore, e a 90 un trampolino per il  bungee jumping. Stando al progetto, il terrazzo sospeso nel cielo poggia sulla cascata con una passerella in vetro.


Sole e mare sembrano destinati a diventare i protagonisti della prima edizione sudamericana dei giochi olimpici estivi, in programma dal 5 al 21 agosto 2016. La maggior parte degli eventi si terrà a Barra da Tijuca, sede del villaggio olimpico. Gli altri saranno concentrati nelle zone di Copacabana, Maracanã e Deodoro.












Segue un video sul progetto Solar city tower.












giovedì 6 febbraio 2014

Se Altamura avesse i Sassi

di Anna Maria Colonna
annamaria9683@libero.it

Antonio Andrisani
«Andiamoci piano con questi altamurani, già ci stanno invadendo con pizzerie e ristorantucoli. E, poi, l’altamurano ha sempre cercato di fregare il materano, a cominciare dalla ferrovia… appulo lucana e dello Stato. Parlano strano, la e la dicono a». 


Al centro di formazione Sassiform di Matera, gli abitanti di Altamura  (Ba) non hanno una buona fama, soprattutto perché si «sono frecati la ricetta del pane». Rimbalza sugli schermi il sorriso sornione e la battuta sagace che colpisce i politici locali, venditori ambulanti di «tutto».

I registi lucani Vito Cea e Antonio Andrisani (attore nel video) hanno pubblicato da qualche ora su YouTube il cortometraggio intitolato «Se Altamura avesse i Sassi», riferimento chiaro al cuore storico - patrimonio Unesco - della città vicina di casa.

Il pane conteso
Altamura e Matera, Puglia e Basilicata tagliate da un confine lungo pochi passi di asfalto. Madri della sfida al pane più buono, contesa centenaria a colpi di fette fornaie. Poi la proposta di referendum, partita e appoggiata da sempre più cittadini della città pugliese, per entrare a far parte della Lucania.


I due registi riprendono temi e argomenti per scherzarci su, simulando il colloquio con una altamurana. E ne dicono davvero di cotte e di crude. 

Una manciata di chilometri all’insegna del sorriso e della rivalità bonaria e divertente, degna di due città sorelle.


lunedì 3 febbraio 2014

Da Ovindoli a Celano, il castello che racconta il Fucino

di Anna Maria Colonna
annamaria9683@libero.it

Celano, croce azzurra nel buio
© Anna Maria Colonna
Una croce azzurra galleggia nell'aria buia, in mezzo alle stelle. Resto incollata alla finestra per capire su quale vetta invisibile del Sirente-Velino abbia trovato casa. È il mistero delle montagne che scompaiono nel buio, dove vive il silenzio dei sogni.

Dal castello, il paesaggio appare pungolato da luci assonnate. Il vento sembra riportare nel presente folate di passato. Anche il calpestio dei visitatori ammutolisce il tappeto di erba che circonda la fortezza, nel cuore di Celano (Aq). Intorno, la piana del Fucino saluta il giorno che muore.

Ovindoli © Anna Maria Colonna



L'avevo notato lungo la strada per la bianca Ovindoli, milletrecento abitanti corteggiati dai monti Faito e Magnola. Alto sul colle di San Flaviano, il castello Piccolomini guarda la valle marsicana dal 1392, data in cui fu fatto erigere da Pietro Berardi, conte di Celano. 

Pietro non riuscì a portare a termine l'opera. Le torri quadrangolari agli angoli e il primo piano dovettero attendere il 1451 per essere completati. Fu, questo, l'anno in cui Jacovella Ruggeri di Celano, nipote del Conte, sposò Lionello Acclozamora, duca di Bari, che proseguì i lavori.

Celano, castello © Anna Maria Colonna

Nel 1463, Antonio Todeschini Piccolomini, nipote di papa Pio II, ebbe la Contea di Celano da Ferdinando d'Aragona. Egli trasformò il castello in palazzo residenziale fortificato, dotandolo, oltre che di numerosi elementi decorativi, anche di due torri cilindriche.

La storia di questa fortezza medievale è la storia del territorio su cui continua a vigilare. Passata di potere in potere, di mano in mano, stratificazione su stratificazione, ha ceduto sotto i colpi del terremoto del 1915. Il sisma danneggiò fortemente l'edificio, restaurato tra il 1940 e il 1960. 

Celano, nel castello © Anna Maria Colonna

A pochi chilometri dalle Gole di Celano - canyon dell'Appennino centrale scavato per quattro chilometri dal torrente Foce - e dalle bellezze naturalistiche del parco regionale del Sirente-Velino, il castello ospita attualmente il museo della Marsica, con le sezioni di arte sacra e archeologica. Quest'ultima comprende i materiali rinvenuti durante gli interventi di prosciugamento del lago Fucino, portati avanti dal principe Alessandro Torlonia dal 1855 al 1876.

La penna lascia parlare il paesaggio, pari in bellezza ad ogni scenario italiano che io abbia mai visto. Il suo effetto è accresciuto considerevolmente dalla vista di Celano ed dell'imponente castello che, come da consueto, fa da corona all'altura su cui si erge, con l'intera distesa delle acque che si stendono sullo sfondo e la fantastica cintura di montagne che lo chiudono (Keppel Richard Craven, viaggiatore inglese, 1779-1851).

Colonna sonora: Enya, Fairytale 



Celano, nel castello © Anna Maria Colonna
Celano, nel castello © Anna Maria Colonna
Celano, nel castello © Anna Maria Colonna
Celano, castello, museo archeologico della Marsica © Anna Maria Colonna


Celano, castello, museo archeologico della Marsica © Anna Maria Colonna
Celano, castello, museo archeologico della Marsica © Anna Maria Colonna
Celano, nel castello © Anna Maria Colonna
Celano, castello, museo di arte sacra della Marsica © Anna Maria Colonna
Celano, dal castello © Anna Maria Colonna
Celano, castello © Anna Maria Colonna
Ovindoli © Anna Maria Colonna
















sabato 1 febbraio 2014

CucinaMondo: Perù, papas rellenas (patate ripiene)

Che cosa serve (per 4 persone)

8 patate (1 kg e ½) 
1 uovo 
1 cucchiaio di olio d’oliva 
1 cipolla 
2 spicchi d’aglio 
400 g di macinato di manzo 
½ tazza di passata di pomodoro 
1 peperoncino fresco o salsa Tabasco a piacere 
2 cucchiaini di cumino macinato 
sale e pepe nero a piacere 
1 tazza di farina 
12 olive nere 
olio per la frittura 


Come si fa

1. Sbucciate e tagliate le patate in quarti e lessatele in abbondante acqua salata (ci vorranno circa 15-20 minuti).

2. Scolate le patate e schiacciatele con una forchetta o con uno schiacciapatate. Sbattete l’uovo e unitelo alle patate schiacciate, condite con sale e pepe e mettete da parte a raffreddare.

3. Tritate la cipolla, schiacciate gli spicchi d’aglio e affettate finemente il peperoncino, scartandone i semi. Rimuovete il nocciolo dalle olive nere. In una padella, saltate le cipolle nell’olio d’oliva, aggiungete l’aglio e il peperoncino e cuocete per circa 6 minuti.

4. Aggiungete, a questo punto, il manzo e cuocete per altri 7 minuti o fino a quando la carne non sia completamente cotta.

5. Aggiungete la passata di pomodori e cuocete per circa 8 minuti, o fino a che la salsa non si sia ben addensata.

6. Condite con del cumino e aggiungete un pizzico di sale e di pepe.

7. Dividete le patate schiacciate in circa 12 palle, ciascuna della grandezza di un limone. Con un cucchiaio, scavate un buco nel mezzo di ciascuna pallina di patate e disponetevi un po’ del composto di carne, insieme ad un’oliva nera.

8. Ricoprite il buco con un'altra patata per sigillare completamente il ripieno.

9. Passate le patate ripiene nella farina, in modo tale che ne siano completamente, ma leggermente, ricoperte e mettete in frigorifero per circa 20 minuti.

10. Riempite, quindi, una padella con dell’olio da frittura. Scaldate l’olio testandone la temperatura. Immergetevi una piccolissima quantità di patate: se questa dovesse riemergere in superficie sfrigolando senza bruciare, allora l’olio è alla temperatura ottimale. Friggete le patate ripiene fino a doratura e servitele con della salsa, se preferite.

La frittura può essere sostituita con la variante al forno.

Nella rubrica CucinaMondo.