sabato 1 dicembre 2012

Fonti del Clitunno, incanto della valle umbra

Fonti del Clitunno
Viali alberati colorati d’autunno. Quando tutto tace e le sfumature diventano luminose pennellate di sole. Mi incammino lungo un sentiero sconosciuto, mentre la pioggia cade sottile. Porto addosso il profumo delle castagne. E quella sensazione di gioia inspiegabile che a volte pervade l’animo senza bussare. La vita regala all’uomo strade da percorrere. Ogni giorno qualcuno torna indietro con i ricordi. Va avanti con le speranze. Cammina nel presente, riscoprendo tragitti nascosti da un manto di foglie secche. I viaggi nel tempo possiedono la prerogativa della gratuità. Non costano nulla, ma valgono molto.

Fonti del Clitunno
Sono davanti ad un incantevole specchio d’acqua. Le ore scorrono rapide, anche se tutto sembra immobile. La gente passeggia lungo il margine del laghetto, attratta dalle anatre e da una coppia di cigni reali vicini alla riva. Qualche trota gioca con l’aria, sorprendendo il pubblico più attento. Basta un po’ di vento per far cantare la Natura. I pioppi, i cipressi e i salici piangenti ricamano questo angolo di paradiso della valle umbra. È inevitabile pensare al passato, quando le Fonti del Clitunno (Campello sul Clitunno, Pg) erano per me solo immagini da cartolina. Ora mi ritrovo a vivere quelle stesse immagini, ancora più belle perché vere. Non posso fare a meno di sfiorare l’acqua, cristallina nonostante il grigiore del cielo. Sul fondo si intravedono il muschio, la fanerogame, la coda di cavallo, la gamberaja. Penso a quanto siano curiosi i nomi delle piante acquatiche e sorrido mentre leggo dell’esistenza di un “nontiscordardimè delle paludi”.

Fonti del Clitunno
Tutt’intorno, un’esplosione di colori. Qualcuno racconta che in primavera il parco è interamente coperto da una coltre di candidi fiocchi lanosi. La chiamano “neve degli alberi”. Sono i fiori dei pioppi rapiti dal vento. A circa un chilometro da qui si trova un tempietto risalente al IV-V secolo d. C. ed intitolato a San Salvatore. Reminescenze scolastiche mi riportano a Giosué Carducci e all’ode dedicata alle pure fonti del Clitunno. Un fiume che nasce dalle “Vene” di Campello. Un’antica divinità di probabili origini autoctone. In ricordo del poeta toscano è stata posizionata, sulla sponda del laghetto, una stele dello scultore torinese Leonardo Bistolfi. Respiro il luogo, intriso di storia. Inseguo i passi di chi è rimasto senza fiato davanti a tale spettacolo. Ne scrisse Virgilio. Il poeta inglese George Byron definì la sorgente “lucente cristallo”.

Fonti del Clitunno
Un ponte di legno conduce alle isolette. Le foglie continuano a cadere, formando un vivace tappeto sull’acqua. Sono già trascorse due ore, ma guardare l’orologio non ha senso. Non qui. Mi illudo di aver smarrito il biglietto di ritorno. Vorrei fermare il tempo almeno per un giorno. Noto dei faretti spenti e penso alla fortuna di chi può visitare questo posto incantevole alla luce delle stelle. Plinio il Giovane, rivolgendosi ad un amico, scriveva: “Hai mai veduto le Fonti del Clitunno? Se non ancora, e credo di no, altrimenti me ne avresti parlato, valle a vedere. Io le ho viste da poco e mi rammarico di averlo fatto troppo tardi". Il consiglio dello scrittore latino risuona ancora nei secoli.

Anna Maria Colonna
annamaria9683@libero.it 

Cliccando sulle immagini, è possibile ingrandirle.



Fonti del Clitunno
Fonti del Clitunno
Fonti del Clitunno
Fonti del Clitunno
Fonti del Clitunno
Fonti del Clitunno
Fonti del Clitunno
Fonti del Clitunno
Fonti del Clitunno
Fonti del Clitunno
Fonti del Clitunno
Fonti del Clitunno
Fonti del Clitunno
Fonti del Clitunno
Fonti del Clitunno























domenica 25 novembre 2012

Romolo Pizzica racconta a Terre Nomadi il suo giro del mondo in bicicletta



Romolo Pizzica - Vulcano Cotopaxi (Ecuador)
Romolo Pizzica, 47 anni. Abruzzese Doc con la passione per i viaggi in bicicletta. Orafo di professione e guida turistica in Venezuela per passione. Non basterebbe, forse, un intero blog per raccontare di lui. Ma Romolo è testardo. E tenace. E si racconta lo stesso. Di pagine da scrivere ne ha ancora tante. Un incontro casuale, quello con Terre Nomadi. Avvenuto per l’innata propensione dei viaggiatori a mettere a disposizione le proprie esperienze. E per l’intermediazione di un amico abruzzese, Mauro Cianfaglione. Formatosi nell’ex scuola orafa di Sulmona (Aq), il ciclista nomade nasce in Venezuela, vive a Pratola Peligna (Aq), ma si definisce «residente in qualsiasi posto bello della terra». A maggio 2006 ha percorso oltre 8mila chilometri per portare aiuti e sussidi ai bambini indiani. Dall’Abruzzo a Nuova Delhi in sei mesi. In bicicletta e con un euro al giorno. Da allora non ha più smesso.

Romolo Pizzica - Attraversando la Cordillera blanca, Perù
Storia incredibile, come quella dell’articolo che sta prendendo forma. Frutto di una corrispondenza «elettronica» tra Sulmona, la mia città adottiva, e il Sud America, dove attualmente Romolo si trova. In viaggio, come sempre nella sua vita. Come anche nella mia. «Adesso sono a Santiago del Cile, una città bellissima, come questo lungo e variegato paese», racconta. «Ho attraversato tutto il deserto di Atacama da nord a sud, 1500 chilometri difficili, ma con paesaggi lunari straordinari». Le difficoltà non mancano. Ma Romolo, da buon viaggiatore, sa come e che cosa fare. «Non sempre è semplice trovare acqua, quindi devo organizzare bene le mie tratte giornaliere in base alla distanza tra i villagi, altrimenti rischierei di rimanere senza il prezioso liquido». E per il cibo? «Lo cucino da me, porto fornellino e tutto l’occorrente per preparare da mangiare, così evito di andare al ristorante, risparmio e faccio un favore al mio stomaco perché tanti alimenti sono nocivi». Romolo cerca di percorrere 100 chilometri al giorno. Si ferma nelle caserme dei Vigili del fuoco, dove gli offrono una doccia ed un pasto caldi. E sosta anche nelle scuole, presso i comandi di polizia, chiese, palestre, palazzetti dello sport, parcheggi, parchi. «Rifugi» di fortuna nel variegato mare del pianeta terra. La sua meta è Ushuaia, la città piu australe del mondo. Dove il vento soffia forte. Ma punta al giro dell'intero globo.

Romolo Pizzica - Sulla metà del pianeta (Ecuador)
L’avventura di Romolo in bicicletta è inziata ancora prima del 2006. Con un viaggio in Venezuela di circa 1000 chilometri per scalare le «case degli dei», i tepui, nella zona conosciuta come «La Gran Sabana», a circa 1500 chilometri da Caracas. Sfida lanciata e vinta. «Ne ho visti molti di posti curiosi e belli», racconta. «Dal deserto del Sahara, in Africa, a Ayers Rock, in Australia, uno dei luoghi più selvaggi del mondo. Dal deserto di Atacama, in Cile, la località più secca del pianeta, al Salar de Uyuni, in Bolivia, la maggiore distesa salata del globo. In tutti i viaggi - continua - mi è sempre andata bene, ho incontrato gente davvero ospitale. Il posto dove sono stato accolto meglio è l’Afghanistan. Viene reputato un paese pericoloso e violento, ma le persone ti trattano con onore solamente per il fatto che hai deciso di passarci». Fra i bei ricordi, anche qualche nota stonata. «Non mi piace parlarne, ma ho subito un’aggressione in India da qualcuno che voleva tentare di rubarmi la bicicletta».

Alla domanda sulle destinazioni future, la risposta di Romolo è secca: «Non ho viaggi in progetto perché adesso la mia vita è diventata un progetto di viaggi».

 Qui il blog di Romolo Pizzica: www.nomadaenbici.wordpress.com

L'articolo si può leggere anche sul blog di Radio L'Aquila 1 (http://blog.rl1.it/?p=30148).

Anna Maria Colonna
annamaria9683@libero.it 

Romolo Pizzica - Confine tra Colombia e Ecuador
Romolo Pizzica - Ospite di militari colombiani
Romolo Pizzica - Sul valico La Raya andando verso il lago Titicaca in Perù
Romolo Pizzica - Confine tra Bolivia e Cile, inizio del deserto di Atacama

lunedì 19 novembre 2012

Abruzzo, alla scoperta del fiordo del Parco

Lago di Campotosto (Aq)
Il lago è una tavola. I riflessi del sole si specchiano nell’acqua come se stessero toccando la punta del cielo. A distanza di due mesi mi ritrovo a scrivere di lui. L’ho rivisto, ma è stato un attimo. Il tempo di salutarlo prima di tornare in Puglia. Non potevo partire così, senza affacciarmi su quell’incanto blu cobalto. Da togliere il fiato. Il telo giallo è ancora sulla riva. Nei ricordi dell’estate appena trascorsa. E gruppi di pescatori chiacchierano in attesa di veder danzare la canna. Il suono lento delle ondicelle che lavano la roccia si mescola con la voce delle montagne. Abruzzo, incontro casuale che riesce a rapirmi ogni volta che sono in questa regione. Con la valigia in una mano e i sogni nell’altra.

Sulla riva del lago di Campotosto (Aq)
Qualche fiore spunta tra le pietre. Un soffione si fa notare mentre penzola nel vento. E le nuvole, a tratti, coprono la luce per dare spazio alle sfumature della terra. Sono a circa 1400 metri d’altezza, davanti al più grande lago artificiale dell’Abruzzo, nel cuore del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Da L’Aquila a Campotosto il tratto non è lungo. Basta mettersi in macchina, accendere lo stereo, guardare ogni tanto il panorama e il gioco è fatto. In inverno sembra che il lago diventi una lastra di ghiaccio. Fa da finestra a tre paesi. Campotosto, dai suoi 1420 metri, è il secondo Comune più alto d’Abruzzo. Poi ci sono le sue due frazioni, Mascioni e Poggio Cancelli.

Lago di Campotosto (Aq)
Resto senza parole davanti allo specchio d’acqua. Lo chiamano il «fiordo del Parco». E mi lascio prendere in giro da chi, abituato a queste meraviglie, si stupisce del mio stupore. Il secondo incontro con il lago è silenzioso. Autunnale. In estate le voci dei turisti e dei bagnanti coprono quelle della natura. Ma novembre lascia parlare gli alberi, il vento, le vette. L’acqua. Cristallina. Ancora più limpida. Non resisto e provo a misurarne con i piedi la temperatura. Troppo fredda.


Lago di Campotosto (Aq) - Il ponte stradale

Il ponte stradale che  sostituisce quello vecchio delle Stecche riesce a bagnare i suoi «piedi» nel lago per tutto l’anno. Sento profumo di arrosticini e di aria buona. Le nuvole iniziano ad infittirsi, fanno da sciarpa alle vette. Succede spesso in Abruzzo e per me resta sempre uno spettacolo affascinante. Da guardare. Qualcuno propone di «salire» in paese. Non me lo faccio ripetere due volte. Piazza degli eroi è piccola, sembra di stare in famiglia. Si conoscono tutti e davanti al bar il gioco delle carte fa da  padrone.


Campotosto (Aq) - In paese
Campotosto accoglie circa 800 abitanti e rientra nella Comunità montana amiternina. L’ospitalità abruzzese non si fa attendere e qualcuno nota volti nuovi. Non possiamo andar via senza assaggiare la famosa mortadella locale e un pezzo di focaccia ripiena.
È sera quando torno a Sulmona (Aq). Percorro corso Ovidio ripensando alla giornata. Ai momenti indimenticabili che l’Abruzzo regala. Mi domando se basterà una valigia a contenerli tutti. Magari ne riempirò due e le terrò vuote per quando la vita riporterà qui i miei passi.

Anna Maria Colonna
annamaria9683@libero.it

Il reportage è stato pubblicato anche su L'Aquila blog (http://www.laquilablog.it/abruzzo-alla-scoperta-del-fiordo-del-parco/14581-1120/) e sul blog di Radio L'Aquila 1 (http://blog.rl1.it/?p=30048).



Lago di Campotosto (Aq)

Lago di Campotosto (Aq) - Sulla riva

Lago di Campotosto (Aq) - Riflessi di luce

Lago di Campotosto (Aq)
Lago di Campotosto (Aq) - Parco nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga
Lago di Campotosto (Aq)
Lago di Campotosto (Aq)



Lago di Campotosto (Aq) - Pescatori
Campotosto (Aq) - In paese 

Campotosto (Aq) - In paese

























































 




  




























mercoledì 14 novembre 2012

Terremoto in Umbria, i bambini volevano tornare a scuola (terza parte)


Di viaggi per quella missione del 1997 a Spello (Pg) ne effettuammo altri due. Avevamo in gran parte soddisfatto le richieste delle clarisse di Vallegloria. Dal sindaco di Altamura (Ba), la nostra città, ci era stata data ampia disponibilità a donare altro. Rientrammo dal primo viaggio con la richiesta di insegnanti e genitori spellani di provvedere all’arredo di due aule scolastiche per bambini di prima elementare. Dopo un mese circa, avendo provveduto ad Altamura all’acquisto di piccoli banchi, sedioline, penne, quaderni, matite, due cattedre, due lavagne e tanto altro, organizzammo il secondo viaggio, certi di poter sopperire almeno in parte alle richieste dei cittadini di Spello. Ogni viaggio comprendeva derrate alimentari per le clarisse.

All’arrivo a Spello, fummo accolti nella piccola piazza del paese da autorità e cittadini, che ci ringraziarono calorosamente. Prima di ripartire, scaricati i viveri per le suore, fui graziato del secondo dono dei tre ricevuti nei viaggi in Umbria. Questa volta, una meravigliosa icona di Madonna col bambino, che donai al Vescovo della Diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti. Il terzo ed ultimo viaggio di quella missione lo effettuammo il 13 dicembre del 1997 per presenziare alla cerimonia che riuniva i vari enti accorsi in aiuto di Spello. Questa volta la delegazione era composta dal Sindaco e da un Assessore con rispettive consorti, dal responsabile della Protezione civile di Altamura, da due Vigili urbani e dalla mia famiglia.

Tra alpini veneti, volontari della Protezione civile lombarda ed emiliana, volontari liguri e marchigiani, sul piccolo palco del minuscolo teatro faceva bella mostra di sé la bandiera del Comune di Altamura, unica città meridionale a partecipare a quella missione. Prima dei saluti, non poteva mancare una visita di tutta la delegazione al convento di Vallegloria. Anche questa volta ricevetti un dono, racchiuso in una scatola di cartone. La badessa, però, mi vietò di vederlo fino al mio arrivo in Puglia. Ubbidii, ma la curiosità per tutte le nove ore di viaggio era tanta!

Arrivato ad Altamura ed entrato in casa, il mio primo gesto fu quello di curiosare nella scatola per capire che cosa contenesse: un meraviglioso volto di Cristo inciso su un pezzo di tronco di acero che custodisco gelosamente, opera di uno scultore brasiliano. Immagine realisticamente impressionante e struggente, con una lacrima sul volto, simbolo di quelle che, con parte del nostro cuore, avevamo lasciato a Spello.  

 Antonio Lorusso

domenica 11 novembre 2012

Terremoto in Umbria, nel convento di Vallegloria (seconda parte)

Spello (Pg), il convento di Vallegloria
Stava per concludersi una giornata di intenso lavoro. Ci attardammo nel piccolo atrio del convento in attesa di consumare la cena che, con tanta cura, le suore avevano preparato. Alle 20 circa del giorno del nostro arrivo a Spello (Pg), fummo invitati ad accomodarci nel parlatorio del monastero, dove era stata imbandita una bella tavola. Attraverso la «ruota», ci servirono piatti di lasagne, coniglio al forno con patate e frutta. In un silenzio surreale - forse l’unico della nostra vita lontano dai clamori degli schermi televisivi - consumammo la cena. In tempi rapidi, per rispettare gli orari della clausura, ci congedammo, dandoci appuntamento al mattino seguente per i saluti. Poi partimmo per Foligno (Pg), dove c’era l’albergo in cui avremmo trascorso la notte. Perché siamo andati a Spello? Perché ad Altamura (Ba), la città in cui viviamo, il Consiglio comunale aveva autorizzato l’invio di aiuti verso un paese umbro terremotato che ospitasse, però, altamurani. E a Spello, nel monastero di Vallegloria, c’erano sette suore della nostra città. All’indomani, tornati al convento per il commiato, abbiamo vissuto momenti di grandissima emozione, poiché le suore, mancando da tempo da Altamura, cercavano di recuperare da noi quante più notizie possibili sui loro parenti. Ci salutammo con qualche lacrima, ma con la consapevolezza che avevamo compiuto un piccolo, grande gesto di sincera solidarietà.


Spello (Pg)
In occasione del terremoto del 1997, feci tre viaggi a Spello ed il mio congedo dalle suore di Vallegloria si accompagnava sempre con un omaggio che custodivo gelosamente per tutto il viaggio di ritorno: il primo oggetto che mi fu donato era un bellissimo crocifisso di San Damiano. Non esitai, viste anche le dimensioni, a donarlo al cappellano dell’ospedale di Altamura. Crocifisso ancora oggi dominante il corridoio che collega il vecchio al nuovo ospedale, nelle vicinanze degli ambulatori di cardiologia. Ho voluto così manifestare la partecipazione di tutta la città a quella missione, ma, in particolare, la vicinanza del mio mondo di lavoro.

La conoscenza delle clarisse, le loro storie, il loro vivere hanno tracciato in tutti noi, presenti all’appello di quella esperienza, un solco di umana partecipazione. Durante il viaggio di rientro, pensavamo alla povertà, alla semplicità, all’amore che trapelava dai loro volti sorridenti e all’umile modo di vivere. Tornai ancora a Spello dopo circa un mese dal primo viaggio, ma, questa volta, con finalità diverse. Lasciai il silenzioso misticismo di Vallegloria e mi orientai verso la realtà cittadina, con altri aiuti ed esperienze.

Continua nel prossimo reportage...

Antonio Lorusso

Le fotografie dell'autore

Spello (Pg)
Spello (Pg)

Spello (Pg)