di
Anna Maria Colonna
terrenomadi@gmail.com
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Teatro Mercadante, inaugurazione 11 dicembre 2014
© Anna Maria Colonna
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Spesso si compiono viaggi inconsueti, capaci di riportare
indietro nel tempo. Ci si imbatte in luoghi legati a ricordi e esperienze che
appartengono a tanti. A tutti, forse. Le fotografie in bianco e nero raccontano
insieme alle parole di chi ha visto e vissuto.
Ad un certo punto qualcosa succede e in questi luoghi le
lancette restano ferme per anni. Poi, improvvisamente, riprendono a scandire le
ore, i minuti, i secondi. Ciò è accaduto al
teatro Mercadante di Altamura (Ba),
città pugliese inserita recentemente tra i
borghi autentici d’Italia.
Chiuso dal 1990 a causa del mancato adeguamento alle norme
sulla sicurezza, il teatro ha ripreso a vivere ufficialmente pochi giorni fa, l’11
dicembre. Nel 2003 un gruppo di imprenditori locali del settore edile si è
fatto avanti, accordandosi con il consorzio proprietario dell’immobile e avanzando
la proposta di «adottarlo» per restaurarlo e per riaprirlo al pubblico. In
cambio ne ha ottenuto la gestione per trent’anni. Contese giudiziarie e
controversie con una pizzeria sorta nell’area dell’immobile - e dalla quale si
poteva accedere in platea - hanno rallentato i lavori, che fortunatamente sono
andati a buon fine.
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Teatro Mercadante, inaugurazione 11 dicembre 2014
© Anna Maria Colonna
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La storia del teatro Mercadante - omonimo del teatro
napoletano, costruito tra il 1777 e il 1778 - inizia nel 1894, quando il
consiglio comunale decide di celebrare il centenario della nascita del
compositore altamurano Saverio Mercadante, il 17 settembre 1895. Per l’occasione,
un gruppo di cittadini costituisce un consorzio e ciascuno dei componenti, in
base alla somma messa a disposizione per la costruzione del teatro, diventa
proprietario di un palco o di un posto in platea. Il Comune cede il suolo e
diventa uno dei consorziati.
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Teatro Mercadante, inaugurazione 11 dicembre 2014
© Anna Maria Colonna
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L’edificio viene progettato dall’ingegnere Vincenzo
Striccoli, che non chiede per sé nessuna retribuzione. Il 25 marzo 1895 si ha
la posa della prima pietra del teatro, opera che dà occupazione a diversi
cittadini. Il taglio del nastro avviene nella data del centenario, poco più di
cinque mesi dopo l’inizio dei lavori. Il teatro non è completo, ma sala e
palcoscenico possono accogliere pubblico e cultura.
Nel tempo l’immobile subisce delle modifiche. Dopo la
sostituzione delle coperture in legno nel 1948, nel 1956 viene risistemato e
adeguato anche ad un uso cinematografico, assumendo l’aspetto attuale.
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Teatro Mercadante, Riccardo Muti
© Anna Maria Colonna
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Il secondo taglio del nastro, l’11 dicembre scorso, ha visto
sul palcoscenico pugliese il maestro Riccardo Muti e l’orchestra giovanile Luigi
Cherubini. Davanti a più di cinquecento persone, tra applausi e riverenti silenzi, sono state eseguite la sinfonia
tratta da
I due Figaro di Saverio Mercadante, la
sinfonia numero 35 in Re
maggiore K385 Haffner di Wolfgang Amadeus Mozart e la
sinfonia numero 4 in Do
minore di Franz Schubert. Quindici maxischermi hanno trasmesso la diretta dell’evento
in piazze ed edifici pubblici cittadini.
In Italia sempre più contenitori culturali chiudono i
battenti, ma capita che in qualche realtà si vada controcorrente. Riaprire è
difficile, non solamente per la necessità di trovare fondi e risorse adeguate
al buon funzionamento di un teatro. Riaprire è difficile soprattutto perché prevale
una certa disaffezione per il teatro stesso, che finisce per diventare elitario.
Non mancano gli attori, manca un pubblico disposto ad allargare la cerchia
degli abituali frequentatori. E manca spesso chi riesca a portare in platea
volti nuovi, smentendo luoghi comuni e pregiudizi. Eppure questi sono posti che
conservano storie, emozioni, testimonianze, vite e radici di un intero
territorio.
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Teatro Mercadante, orchestra giovanile Cherubini
© Anna Maria Colonna
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L’articolo di Terre Nomadi punta a valorizzare il teatro e
la sua storia, veri protagonisti della serata insieme alla città. Abbiamo
deciso di rimanere fuori dalle tante polemiche sorte intorno al teatro al
taglio del nastro, convinti che non siano di buon auspicio per nessuna
rinascita. I polveroni e le porte chiuse non permettono di vedere gli orizzonti verso i quali si
vuole andare.