giovedì 18 aprile 2013

Transiberiana d'Italia, Abruzzo e Molise viaggiano sullo stesso binario

annamaria9683@libero.it

Il video con le immagini della giornata e questo reportage interpretato dalla voce dello speaker altamurano Frank Sperelli.




Transiberiana d'Italia
©Anna Maria Colonna
Un balcone fa da anfiteatro al mondo che si sveglia. 14 aprile 2013, ore 9.30, stazione di Sulmona. La luce ancora fioca del sole avvolge il piazzale d’ingresso alle rotaie. Sui volti il sorriso cancella ogni traccia di sonno. Il treno è già in moto, pronto a partire. Manca solamente l’anima, che mescola alle voci il canto muto della natura.







Transiberiana d'Italia, paesaggio
©Anna Maria Colonna
Il paesaggio è un’esplosione di colori primaverili. L’aria zampilla di fresco e disseta lo sguardo curioso dei passeggeri. Sono duecentosettanta. Primo nome, secondo, terzo. I vagoni si riempiono e ognuno cerca il posto che gli è stato assegnato.










Transiberiana d'Italia, paesaggio
©Anna Maria Colonna
Il fischio del capostazione apre le danze di questo viaggio. Il secondo da quando, nel 2011, la Transiberiana d’Italia è stata sospesa perché ritenuta antieconomica. Sulmona-Isernia-Sulmona, passando attraverso il cielo. La tratta ferroviaria tocca le vette più alte d’Abruzzo e sfiora inconsueti bozzetti di natura. Le valli sono imbevute di verde e fanno da tappeto al passo ovattato delle cime ancora bianche.





Transiberiana d'Italia, Campo di Giove
©Anna Maria Colonna
Il Gran Sasso e la Majella non sfuggono allo sguardo attento dei fotoamatori, sparsi nei vagoni. I finestrini diventano il passaggio segreto per entrare nel cuore del paesaggio. Fino alla prima sosta, Campo di Giove. Luce nella luce degli entusiasmi. I passeggeri sembrano conoscersi da anni ed, invece, si vedono oggi per la prima volta. C’è un laccio che li lega. Si chiama passione. Che sia per la fotografia, per il paesaggio, per le bellezze storiche e naturalistiche della propria terra, ha sempre l’effetto magico di unire.

Transiberiana d'Italia, sosta a Palena
©Anna Maria Colonna
Nel treno si festeggia con vino, formaggio, pane e olio. Ma c’è anche altro ad attenderci a Palena. La curiosità fa a gara con i sapori della terra abruzzese e molisana, stesa su tavolate di delizie. Funghi, tartufo, miele, dolci, pane di farro rubano l’attenzione di adulti e bambini. Distraggono i fotografi, ma solamente per un attimo. Poi la danza degli scatti riprende nella musica degli occhi. I finestrini vengono abbassati per immortalare paesaggi in corsa, mentre il vento fa un giro di valzer nei vagoni. Rivisondoli-Pescocostanzo, Roccaraso, Alfedena-Scontrone, Castel di Sangro. Poi l’invisibile linea di confine con il Molise e la stazione di San Pietro Avellana-Capracotta. Vastogirardi, Carovilli-Roccasicura, Pescolanciano-Chiauci. I luoghi si rincorrono e sembrano sussurrare all’aria - nell’aria - i loro nomi. L’eco finisce tra le braccia di paesini che si arrampicano sui pendii. In lontananza.

Transiberiana d'Italia, anfiteatro sannitico
©Anna Maria Colonna
A Pietrabbondante un’aquila saluta il nostro arrivo. Pranziamo al palazzetto dello sport: sagne e fagioli, salsiccia con patate, un pezzo di frittata, mela, pane e i dolci preparati dalle donne del posto. Una manciata di minuti a tavola e, subito, riprendiamo il cammino. Direzione, anfiteatro sannitico. Un suono attira gli sguardi, che si fanno improvvisamente silenziosi. Le note volteggiano nell’aria, disperdendosi in spazi senza limiti. Simone Sala lascia scorrere le dita sui tasti del pianoforte, al centro dell’area archeologica, mentre Nicola Mastronardi presenta il suo romanzo storico «Viteliù». Non ci sono parole, l’atmosfera è incantata. Ed incanta.

Transiberiana d'Italia,un saluto prima del rientro a Sulmona
©Anna Maria Colonna





La Transiberiana, ancora una volta, viaggia nell’anima di chi l’ha percorsa. Il treno torna indietro e nel buio racconta. Rivoli di lettere stanno abbracciati ai ricordi. Non possono fare a meno l’uno dell’altro. Si rincorrono come i vagoni inseguono i luoghi per non perderli. Qualcuno dorme, qualcun altro pensa. La notte scende e apre le porte ai sogni. Bussano, ma per uscire. Sono stati sul treno per l'intera giornata.





Terre Nomadi ringrazia «Transita Onlus», «Le Rotaie del Molise» e il gruppo di settanta fotoamatori e blogger di «Paesaggi d'Abruzzo», che hanno organizzato il viaggio di domenica 14 aprile, battendosi per salvare la Transiberiana d'Italia. I prossimi viaggi da Sulmona sono in programma il 28 aprile, il 5 e 12 maggio, il 2 e il 23 giugno (per informazioni, 327 5843233). 


Transiberiana d'Italia, paesaggi
©Anna Maria Colonna
Transiberiana d'Italia, Palena
©Anna Maria Colonna
Transiberiana d'Italia, Palena
©Anna Maria Colonna
Transiberiana d'Italia, Palena, pane di farro
©Anna Maria Colonna
Transiberiana d'Italia, Palena
©Anna Maria Colonna
Transiberiana d'Italia, Palena
©Anna Maria Colonna
Transiberiana d'Italia, Palena
©Anna Maria Colonna
Transiberiana d'Italia, assaggi a Palena
©Anna Maria Colonna
Transiberiana d'Italia, Palena, formaggio al tartufo
©Anna Maria Colonna
Transiberiana d'Italia, Palena, mercatino delle delizie
©Anna Maria Colonna
Transiberiana d'Italia, Rivisondoli-Pescocostanzo
©Anna Maria Colonna
Transiberiana d'Italia, Palena, paesaggi
©Anna Maria Colonna
Transiberiana d'Italia, Roccaraso
©Anna Maria Colonna
Transiberiana d'Italia, Rosanna Di Michele (Abruzzo in Tavola) e Alessandro Di Nisio (Paesaggi d'Abruzzo) preparano i tarallucci
©Anna Maria Colonna
Transiberiana d'Italia, i tarallucci
©Anna Maria Colonna
Transiberiana d'Italia,Vastogirardi
©Anna Maria Colonna
Transiberiana d'Italia,Carovilli-Roccasicura
©Anna Maria Colonna
Transiberiana d'Italia
©Anna Maria Colonna
Transiberiana d'Italia, i macchinisti
©Anna Maria Colonna
Transiberiana d'Italia, il gruppo Lu sole allavate
©Anna Maria Colonna
Transiberiana d'Italia, Pescolanciano-Chiauci
©Anna Maria Colonna
Transiberiana d'Italia, verso Pietrabbondante
©Anna Maria Colonna
Transiberiana d'Italia, Pietrabbondante
©Anna Maria Colonna
Transiberiana d'Italia, accoglienza a Pietrabbondante
©Anna Maria Colonna
Transiberiana d'Italia, Pietrabbondante
©Anna Maria Colonna
Transiberiana d'Italia, Pietrabbondante, area archeologica
©Anna Maria Colonna
Transiberiana d'Italia, Pietrabbondante - anfiteatro sannitico, Nicola Mastronardi
©Anna Maria Colonna
Transiberiana d'Italia
©Anna Maria Colonna
Transiberiana d'Italia, Pietrabbondante - anfiteatro sannitico
©Anna Maria Colonna
Transiberiana d'Italia, Pietrabbondante, paesaggio
©Anna Maria Colonna




































venerdì 12 aprile 2013

Matera, città dei Sassi… e delle rondini

di Anna Maria Colonna
annamaria9683@libero.it 

Fotografie: Ivano D'Ortenzio

Matera, chiesa di San Pietro Caveoso
Ricordi. Sensazioni. Emozioni. Profumi. Canzoni. Una città è tutto questo. È lo sguardo che le posiamo addosso. Una città ha il colore del nostro stato d’animo ed il ritmo della giornata trascorsa a contemplarla. Per me Matera è la città delle rondini. Anche d’inverno. Anche con la neve. Credevo di conoscerla ed, invece, l’avevo solamente sfiorata. Non mi ero accorta che la profondità è fatta d’infinito e che conoscere significa lasciarsi andare.

Qualcuno mi ha insegnato a guardare Matera con gli occhi chiusi. Matera antica, Matera dei Sassi, tracce splendide di un affascinante passato.

Matera delle rondini.



Matera, chiesa agostiniana
M’incammino, persa tra i pensieri. I flash di alcune macchine fotografiche mi riportano alla realtà. La curiosità si fa strada. Di fronte a me, gli antichi Sassi, e, sullo sfondo, un cielo al tramonto. Rimango senza fiato. Chiudo gli occhi e sento le rondini. Sento il loro volo, che sfiora i tetti di quella meravigliosa antichità. Sento la brezza delle sere estive. L’emozione volteggia nell’aria simile ad una piuma. E le rondini continuano a cantare la canzone della libertà.

Giovanni Pascoli, nel 1884, scriveva: «Delle città in cui sono stato, Matera è quella che mi sorride di più, quella che vedo meglio ancora, attraverso un velo di poesia e malinconia».

E, Carlo Levi, nel 1952, aggiungeva: «Chiunque veda Matera non può non restarne colpito tanto è espressiva e toccante la sua dolente bellezza».



Matera, panoramica Sassi
Una città unica, incantevole ed incantata.

Entrata a far parte, dal 1993, del patrimonio Unesco, Matera è abitata sin dal Neolitico. Passeggiare nel suo centro storico significa viaggiare nel tempo per incontrare il passato.

Mi ritrovo nel cuore della città, nel Sasso caveoso, uno dei due quartieri del rione Sassi (l’altro è il Sasso barisano). Le sue case-grotte sono scavate nella roccia calcarea ed è questa la particolarità del centro storico. Il nome, probabilmente, deriva dalle cave e dai teatri classici, dal momento che la sua disposizione richiama un anfiteatro romano.



Matera, chiesa agostiniana
Mi sembra di essere il personaggio di un presepe a grandezza d’uomo. Intorno a me, silenzio. L’aria che si respira ha qualcosa di magico, di indescrivibile.

Il Sasso barisano, dalla parte opposta e sull’orlo di una grande rupe, è ricchissimo di portali scolpiti e di fregi.

Tra i due quartieri del rione Sassi c’è il colle della Civitas, il punto più alto della città, sulla cui sommità si trova la Cattedrale, risalente al XIII secolo. Di fronte, il cielo delle rondini.

Scelta da Pier Paolo Pasolini come set del suo Il Vangelo secondo Matteo (1964) e da Mel Gibson per The Passion of the Christ (2004), Matera è un affresco dipinto nella roccia.



Matera, panoramica Sassi
Un paesaggio di pietra mi circonda. Sembra venuto fuori chissà da quale fiaba. Gioco della natura in cui l’uomo si confonde con la terra che abita.
Riesco a guardarlo solamente con gli occhi chiusi. 


Matera, il Duomo
Matera, Sassi al buio

Matera, panoramica Sassi
Matera, chiesa di San Giovanni
Matera, piazza del Sedile e conservatorio
Matera, festa della Bruna
Matera, panoramica Sassi
Matera, il Duomo
Matera, belvedere di piazza Vittorio
Matera, chiesa di San Francesco
 Colonna sonora: The Cranberries, Ode to my family

























sabato 6 aprile 2013

L'Aquila, quattro anni dopo sul binario dei ricordi

di Anna Maria Colonna
annamaria9683@libero.it

6 aprile 2009. Il terremoto distrugge L'Aquila e miete 309 vittime. Un documentario di Francesco Paolucci con testimonianze ed immagini (qui). Per non dimenticare.



L’Aquila e la mia quotidianità. Non ho potuto più fare a meno di questi luoghi dall’estate del 2009, quando un pullman mi portò a Pile. Campo Sant’Antonio. Eravamo in ventisette, ognuno con la propria identità. Anonimi e tutti uguali sotto i tendoni blu notte, tra centinaia di volontari. Decisi di tornare, un giorno. Mentre ascoltavo chi aveva deciso di non ripartire. L’Abruzzo stava lasciando in me un segno che non riuscivo a cancellare. Inspiegabilmente.


Sono tornata in quel campo. Oggi. A quattro anni dal sisma. È diverso e sempre uguale. Non c’è più chi ci aspetta per la colazione. E mancano le tavolate dell’ora di pranzo. Un treno di ricordi viaggia con me su questo treno. Con l’acqua che scorre accanto alle rotaie. Con la musica. Note ascoltate e cantate di sera sotto le stelle… il nostro tetto.






L’Aquila è la mia quotidianità. Come allora lo era piazza d’Armi. Con le grida dei bambini che ci venivano incontro. E con il broncio quando cercavamo di farli studiare. Con l’entusiasmo e la capacità di sorridere che ci hanno insegnato. Avevo promesso ad uno di loro che sarei tornata. Le promesse fatte ai più piccoli si mantengono sempre. 

Ora sì, posso dirlo. Mi manca L’Aquila quando manco dall’Abruzzo per lunghi periodi. Mi fecero piantare un fiore, quando arrivai a Pile. Il terreno era divorato dalle macerie. Dovevamo «svuotarlo» e piantare fiori. Poi la cena da preparare per centinaia di persone. E la partita a carte con Maria, che ci aspettava sotto la verandina del suo camper. «Non metterò più piede in un edificio», ripeteva. E i pentoloni da lavare a Paganica, il pranzo da distribuire.


Molti di quei sorrisi li ho ritrovati. Sono l’immagine più bella che mi lega a questa regione. E ho ritrovato i gesti semplici, il piacere di una chiacchierata sotto un tetto di stelle. Ho ritrovato i racconti di quella notte e la paura che si prova quando le scosse fanno tremare il cuore. Una paura che non conoscevo e che, dall’estate del 2009, ho deciso di condividere con chi continua ad avvertirla. Ho ritrovato anche qualche lacrima. L’Abruzzo mi ha insegnato la semplicità.


Per un attimo il sole va via. E, per un attimo, spunta dall’asfalto, sul marciapiede. Ripenso ai fiori di Pile.  Osservo le montagne ancora infreddolite dalla neve. La destinazione di un viaggio ha segnato la mia vita. Il treno mi riporterà di nuovo a L’Aquila. Domani.








Colonna sonora: Artisti uniti per l'Abruzzo, Domani



Da Paesaggi d'Abruzzo - L'Aquila, la città negata









mercoledì 3 aprile 2013

Polignano a Mare, notte di luna calante

di Anna Maria Colonna
annamaria9683@libero.it

Polignano a Mare (Ba)
La vita, spesso, ha il ritmo di una canzone. Ricordi che inseguono parole. Note che fanno a pugni con i sentimenti. Stati d’animo che compongono melodie sullo spartito del tempo. C’è una colonna sonora che accompagna ogni diversa quotidianità. Poi, improvvisamente, tutto cambia. Anche quella colonna sonora. Ed è un altro ritmo. Altre parole. Un'altra canzone.



Treno in corsa. Un finestrino. Musica. Lo sguardo si perde nel paesaggio circostante. Brividi. Tracce. Come quelle che il mare lascia sulla sabbia. Il tempo non riesce a cancellarle. Come quelle che riportano in posti vissuti anche solo per un attimo. Li rivedi. Possiedono la magia del primo incontro. Te ne innamori e alimenti il sentimento con la vista della loro bellezza.

Un giorno qualunque. Poche ore prima di Natale. Ritorno a Polignano a Mare (Bari). Non è distante dal mio paese. Il suo volto cambia al variare delle stagioni. Ed è magico il volto che assume in inverno. Una passeggiata. Basta questo per poter respirare la sua affascinante atmosfera.

Una sera qualunque. L'aria fresca accompagna il breve viaggio verso Polignano. Le voci si perdono nel buio della campagna circostante. E, ancora una volta, la musica. L’euforia gioca con le note creando una nuova colonna sonora. La strada è trafficata. Il tempo passa. Bari. Mola. Polignano è vicina. Ecco il mare. Ecco Polignano. Che strano effetto rivederla dopo tanto tempo.

Polignano a Mare (Ba)
I negozietti del centro storico sono aperti. I profumi delle pizzerie si mescolano con l’odore dell'acqua. Riesco a vederlo da un terrazzino. Cielo e mare. Insieme. Sembrano abbracciarsi per paura della notte. Una scalinata permette l’accesso alla spiaggia di ciottoli bianchi. L’acqua è trasparente. L’atmosfera magica. A picco sul mare Adriatico, si racconta che questa città abbia ospitato longobardi, arabi, bizantini, spagnoli e normanni. Di origini antichissime, Polignano è attraversata da un tratto della via Traiana, che, in epoca romana, congiungeva Benevento a Brindisi. A pochi chilometri dal centro sorge l’abbazia di San Vito (santo patrono della città), le cui reliquie furono qui trasportate dalla nave di una principessa.

Curiose le sagre cittadine, come quella del vino, a metà luglio. Curiosa anche la festa dell’aquilone, a maggio, gioia di tutti i bambini. E le sagre della patata e del pesce azzurro. Polignano, inoltre, ospita, ogni due anni, a giugno, la coppa del mondo dei tuffi. Atleti di tutte le nazionalità si lanciano da un trampolino collocato a venticinque metri d’altezza. Ma uno degli eventi più importanti si svolge tra luglio ed agosto. È la rassegna dedicata a Domenico Modugno, nato qui. In questa occasione, l'archivio Teche della Rai mette a disposizione molti filmati che raccontano di Mimì.

Accompagnati dal canto del mare, continuiamo la nostra passeggiata nel cuore di Polignano, nel suo centro storico. Caratteristici i vicoli bianchi, gremiti di persone e di locali. La vita sembra fermarsi per riprendere fiato. Per respirare la notte che non finisce. Che fa finta di dormire.

Notte. Una notte qualunque. Ritorno a casa con il mare nel cuore. La strada è la stessa. Solo più vuota. Anche la musica è la stessa. Solo più intensa. Musica vissuta. Come questa serata. Carica di sensazioni. Sublime bellezza di un’esperienza semplice. 








Colonna sonora: Domenico Modugno, Questa è la mia vita