Tutto quello che siamo lo portiamo con noi nel viaggio. Portiamo con noi la casa della nostra anima, come fa una tartaruga con la sua corazza. In verità, il viaggio attraverso i paesi del mondo è per l'uomo un viaggio simbolico. Ovunque vada è la propria anima che sta cercando. Per questo l'uomo deve poter viaggiare (Tarkovskij).
Il «treno» di Antonello e Kinga si ferma in Puglia
di Anna Maria Colonna annamaria9683@libero.it
L’odore buono del caffè si mescola al profumo dei libri
freschi di stampa. Il bianco degli scaffali abbaglia, mentre osservo le
bottiglie di vino dietro il bancone. Antonello e Kinga hanno il sorriso di chi
è riuscito a realizzare un sogno. Luce nello sguardo, nonostante le difficoltà.
Si sono messi in gioco. Lui psicologo, lei avvocato, con specializzazione in
immigrazione. Lui pugliese. Lei polacca, ma nata in Canada. Marito e moglie con
due splendide bambine. Occhi verdi entrambi. Il viaggio di un’intera vita da
raccontare. E la comune passione per la lettura.
La libreria di Antonello e Kinga
Un cappuccino bollente saluta la mattinata. L’orologio segna
le 9.30 quando entro nella loro libreria, inaugurata l’8 dicembre in via
Annibale di Francia, ad Altamura (Bari). Hanno deciso di chiamarla «La Civetta», un
animale saggio, nei silenzi e nei suoi voli notturni. I biscotti «fatti in
casa» alla mia sinistra invitano a restare. Aspetto che Antonello finisca di
preparare il caffè ad alcuni clienti. Intanto passeggio tra i libri. Stefano
Benni, Margaret Mazzantini, Paolo Rumiz, Garth Stein. I classici. E la
letteratura dedicata all’infanzia. Alla spiritualità. Mi perdo tra le pagine,
senza accorgermi che il tempo passa. Kinga saluta con il suo sguardo allegro.
Ci sediamo ad uno dei tavolini al centro della seconda saletta. Tè caldo o
tisana bollente, abbinati ad una buona lettura, sono perfetti nelle serate
invernali. Ma la libreria, spesso, diventa anche sala studio. «Accoglienza» e
«incontro», i pass indispensabili per entrare a far parte del gruppo.
Antonello e Kinga
Antonello e Kinga si sono conosciuti in Israele. Una storia
di viaggi e di soste, la loro. Lui ama leggere. Libri di letteratura
fantastica, introspettiva e di spiritualità vanno e vengono nella biblioteca
dei suoi 28 anni. Ha iniziato la scuola di psicoterapia a Bari. E lavora ad
Altamura, in una comunità per minori italiani ed extracomunitari. Lei, 36 anni,
è nata nei libri. Parla perfettamente il francese. Figlia di due professori
universitari, abbina l’amore per la scrittura a quello per il teatro. Volevano
trasferirsi in Canada, dove Kinga è stata procuratore dello Stato. Ma il lavoro
li ha portati in Puglia. Viaggi interminabili.
La libreria di Antonello e Kinga, particolari
Maine, Cracovia, Parigi, Vancouver, Padova, New York sono i
luoghi sfiorati da Kinga. Assisi, Gerusalemme, Ottawa, Firenze quelli
toccati dai passi di Antonello. Torino li lega. Hanno vissuto il Piemonte per quattro
anni. Dal matrimonio, nel 2009. Ora tornano a reiventarsi. Nella libreria che
per tanto tempo è stata solamente immagine tra pensieri sempre in moto. Un
contenitore insolito, dove leggere, incontrare, fermarsi. C’è un po’ di loro in
ogni angolo. E il richiamo all’introspezione non manca. Come i giochi da
tavola e di ruolo per chi ha voglia di stare in compagnia. La birra artigianale
e i libri scelti titolo per titolo.
La libreria di Antonello e Kinga
Sogno e concretezza si perdono nel bianco delle pareti.
Insieme alle idee che continuano a vivere nelle domeniche del pienone. Quando
gli eventi particolari pensati da Kinga e Antonello attraggono giovani e non. È
la freschezza della determinazione il segreto per partire. Per tornare. Per
mettersi in viaggio da fermi. Dopo aver girato senza sosta. Con la mente e con l’anima. Nello spazio, tra le pagine. Passo dopo passo.
Andare e tornare. Un gioco di parole racchiuso in gomitoli
di strade. Si contano migliaia di partenze senza ritorni. E ritorni che
diventano nuove partenze. Non è facile mischiare le lettere e creare sulla
carta itinerari inesplorati. Chi ha il cuore nomade, non può costruire la
propria casa in un unico luogo. Si ferma per riprendere fiato. Poi torna a
camminare, inseguendo quell’inquietudine che spinge l’uomo alla ricerca.
Sempre.
Dacia Maraini aveva un anno quando lasciò Fiesole e si
imbarcò con la sua famiglia per il Giappone. A tre andava su e giù fra Sapporo
e Kyoto. «E poi - scrive - ho sempre continuato, da un Paese all’altro, da una
città all’altra, con la cocciutaggine un poco distratta di chi conosce il
sapore aspro ed inconfondibile del nomadismo».
La sua penna traccia itinerari. Parole che si rincorrono fra
opere teatrali, romanzi, poesie, racconti. Un nomadismo che coinvolge la
scrittura stessa. Sedotta dall’altrove, Dacia Maraini non ha mai smesso di
amare il viaggio, inseparabile compagno d’infanzia. La scrittrice, come ogni
viaggiatore, «non ha una vera casa e se ce l’ha, in cuor suo, l’ha già persa da
tempo». Dal Giappone alla Sicilia. Poi il ritorno a Fiesole. La partenza per
Roma.
Dacia Maraini tratteggia affascinanti itinerari attraverso
racconti e articoli raccolti in un libro, «La seduzione dell’altrove». Pagine
che rapiscono il lettore per condurlo nell’Africa nera delle savane, nelle
baraccopoli avvolte dai fumi della diossina, in Europa, in Oriente, passando dagli
Stati Uniti e dalle città del Sudamerica.
Colpisce non solo la descrizione dei luoghi, ma anche il
confronto fra culture e tradizioni differenti. Guidata dalla libertà e dalla
ragione, Dacia Maraini non ha mai smesso di porsi domande. Un viaggio può
cambiare chi lo compie? A volte la nostalgia del ritorno prende il sopravvento
e costringe ad andare «con o senza valigia». Anche se «i sapori del ritorno non
sono gli stessi dei cibi che si mangiano ogni giorno e che si riconoscono ad
occhi chiusi».