Ricetta inviata da Antonio Muratore
Che cosa serve
400 g di bucatini
450 g di sarde
45 g di estratto di pomodoro
70 g di pangrattato abbrustolito
70 g di mandorle abbrustolite
70 g di
pecorino grattugiato
30 g di pinoli e uva passa
3 mazzetti di
finocchietto selvatico
2 acciughe salate
1 cipolla
peperoncino
sale
Come si fa
1. Lavare il finocchietto in acqua salata. Farlo scolare conservando l'acqua. Tritarlo e tenerlo da parte.
2. Pulire accuratamente
le sarde (testa, coda e lisca), infarinarle e friggerle in padella. Nello
stesso olio soffriggere il finocchietto.
3. Soffriggere a parte la cipolla affettata sottilmente e
aggiungere le acciughe (salate e ben pulite), le sarde fritte, i
finocchietti, l'estratto di pomodoro (sciolto in poca acqua), i pinoli,
l'uva passa e le mandorle tritate e abbrustolite.
4. Sminuzzare le sarde
con un cucchiaio, aggiungendo un bicchiere d'acqua, e lasciare
insaporire per circa 10 minuti. Nell'acqua dei finocchietti,
lessare la pasta e scolarla al dente. Versarla in una teglia (imburrata e
spolverata di pangrattato, con strati di sarde e mollica abbrustolita, mescolata al peperoncino).
5. Aggiungere su tutto il pangrattato
e infornare a 200° per circa 20 minuti.
Tutto quello che siamo lo portiamo con noi nel viaggio. Portiamo con noi la casa della nostra anima, come fa una tartaruga con la sua corazza. In verità, il viaggio attraverso i paesi del mondo è per l'uomo un viaggio simbolico. Ovunque vada è la propria anima che sta cercando. Per questo l'uomo deve poter viaggiare (Tarkovskij).
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giovedì 1 maggio 2014
sabato 22 dicembre 2012
La seduzione dell'altrove
di Anna Maria Colonna
annamaria9683@libero.it
Dacia Maraini aveva un anno quando lasciò Fiesole e si
imbarcò con la sua famiglia per il Giappone. A tre andava su e giù fra Sapporo
e Kyoto. «E poi - scrive - ho sempre continuato, da un Paese all’altro, da una
città all’altra, con la cocciutaggine un poco distratta di chi conosce il
sapore aspro ed inconfondibile del nomadismo».
La sua penna traccia itinerari. Parole che si rincorrono fra opere teatrali, romanzi, poesie, racconti. Un nomadismo che coinvolge la scrittura stessa. Sedotta dall’altrove, Dacia Maraini non ha mai smesso di amare il viaggio, inseparabile compagno d’infanzia. La scrittrice, come ogni viaggiatore, «non ha una vera casa e se ce l’ha, in cuor suo, l’ha già persa da tempo». Dal Giappone alla Sicilia. Poi il ritorno a Fiesole. La partenza per Roma.
annamaria9683@libero.it
Andare e tornare. Un gioco di parole racchiuso in gomitoli
di strade. Si contano migliaia di partenze senza ritorni. E ritorni che
diventano nuove partenze. Non è facile mischiare le lettere e creare sulla
carta itinerari inesplorati. Chi ha il cuore nomade, non può costruire la
propria casa in un unico luogo. Si ferma per riprendere fiato. Poi torna a
camminare, inseguendo quell’inquietudine che spinge l’uomo alla ricerca.
Sempre.
Dacia Maraini aveva un anno quando lasciò Fiesole e si
imbarcò con la sua famiglia per il Giappone. A tre andava su e giù fra Sapporo
e Kyoto. «E poi - scrive - ho sempre continuato, da un Paese all’altro, da una
città all’altra, con la cocciutaggine un poco distratta di chi conosce il
sapore aspro ed inconfondibile del nomadismo».La sua penna traccia itinerari. Parole che si rincorrono fra opere teatrali, romanzi, poesie, racconti. Un nomadismo che coinvolge la scrittura stessa. Sedotta dall’altrove, Dacia Maraini non ha mai smesso di amare il viaggio, inseparabile compagno d’infanzia. La scrittrice, come ogni viaggiatore, «non ha una vera casa e se ce l’ha, in cuor suo, l’ha già persa da tempo». Dal Giappone alla Sicilia. Poi il ritorno a Fiesole. La partenza per Roma.
Dacia Maraini tratteggia affascinanti itinerari attraverso
racconti e articoli raccolti in un libro, «La seduzione dell’altrove». Pagine
che rapiscono il lettore per condurlo nell’Africa nera delle savane, nelle
baraccopoli avvolte dai fumi della diossina, in Europa, in Oriente, passando dagli
Stati Uniti e dalle città del Sudamerica.
Colpisce non solo la descrizione dei luoghi, ma anche il
confronto fra culture e tradizioni differenti. Guidata dalla libertà e dalla
ragione, Dacia Maraini non ha mai smesso di porsi domande. Un viaggio può
cambiare chi lo compie? A volte la nostalgia del ritorno prende il sopravvento
e costringe ad andare «con o senza valigia». Anche se «i sapori del ritorno non
sono gli stessi dei cibi che si mangiano ogni giorno e che si riconoscono ad
occhi chiusi».
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