Tutto quello che siamo lo portiamo con noi nel viaggio. Portiamo con noi la casa della nostra anima, come fa una tartaruga con la sua corazza. In verità, il viaggio attraverso i paesi del mondo è per l'uomo un viaggio simbolico. Ovunque vada è la propria anima che sta cercando. Per questo l'uomo deve poter viaggiare (Tarkovskij).
500 ml di acqua 500 g di farina 2 cucchiai di olio extravergine di oliva un cucchiaino di sale 3 cucchiaini di lievito per dolci un litro di olio per friggere zucchero semolato
Come si fa
1. Setacciare la farina in una ciotola. In un
pentolino unire l'acqua, i due cucchiai di olio, il sale e il lievito per dolci.
Portare ad ebollizione e, una volta che si sarà formata la schiuma,
rimuovere dal fuoco e versare direttamente nella ciotola della farina.
Mescolare bene con un cucchiaio di legno finché si formerà un impasto
sodo.2. Riempire la siringa da churros con la pasta. Premere bene per eliminare l'aria in eccesso. 3. Riscaldare un litro di olio d'oliva in una
padella. Creare con la siriga dei bastoncini di pasta di 15-20
centimetri di lunghezza e friggerli nell'olio bollente. Non riempire troppo la
padella, piuttosto friggere i bastoncini in diverse tornate.
4. Rimuovere i churros dall'olio bollente
quando saranno dorati e metterli a scolare su della carta da cucina.
Trasferirli su un piatto da portata e spoverrizzarli con lo zucchero.
Servire con il caffè o la cioccolata calda.
Dopo un anno di reportage, Terre Nomadi va in vacanza. Il blog tornerà ad essere aggiornato lunedì 15 settembre.
Ogni lunedì pubblicheremo articoli che raccontano di viaggi, luoghi, tradizioni, mete e destinazioni. Lasceremo spesso parlare le immagini e suggeriremo preziose letture con le recensioni della rubrica Pagine nomadi. A partire settembre, la rubrica CucinaMondo sarà arricchita con nuove ricette. Appuntamento il primo e il quindici di ogni mese.
E per gli amanti del grande schermo non mancheranno i suggerimenti cinematografici di Road movie, la rubrica creata e curata da Miriam Pallotta. Per autori e case editrici resta a disposizione il servizio booktrailer. Testi di Anna Maria Colonna, voce di Francesco Ventura.
Auguriamo buone vacanze ai nostri sempre più numerosi lettori.
Per segnalazioni di eventi, proposte di reportage e di collaborazione, scrivere a terrenomadi@gmail.com
«Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati»
«Dove andiamo?»
«Non lo so, ma dobbiamo andare» (Jack Kerouac, On the Road)
Fabiola Marchet stila un curioso decalogo da consultare
prima di ogni partenza. Come organizzarsi? Meglio l’auto o i mezzi pubblici?
Sono solo alcune delle tante domande a cui l’autrice risponde.
L’improvvisazione rende ogni viaggio più affascinante. Basta
una manciata di ore per riempire la valigia. O anche solo lo zaino. Nell’epoca
del mordi e fuggi, di trasferte quotidiane da un capo all’altro del mondo,
chi si prepara a partire rischia sempre di tralasciare qualcosa. I viaggi
diventano impegni di lavoro e di studio da organizzare in fretta e furia. Migliaia
di persone preferiscono spostarsi nei fine settimana per staccare la spina. In
una vita che scorre alla velocità della luce, capita spesso di trascurare
dettagli che possono rendere piacevoli gli spostamenti. Ma sono proprio i
dettagli a fare la differenza.
Fabiola Marchet
Il libro di Fabiola Marchet Le 10 regole del viaggio
ideale contiene una miniera di informazioni e di consigli utili a stare bene durante
qualsiasi tragitto. Una guida tascabile del «fai da te» del viaggiatore. Come
organizzare il viaggio? È meglio partire con l’auto o con i mezzi pubblici?
E qual è il bon ton da utilizzare negli itinerari che l’uomo intraprende?
Pagine fitte di riflessioni e di curiosità. Particolari che
non sfuggono al lettore più attento. Per l’autrice bisogna avere le idee chiare
sul tipo di strada da percorrere. La prima regola, infatti, riguarda
l’organizzazione del viaggio. Tutto dipende dalla finalità. Regola numero due,
come viaggiare. In macchina? In aereo? In treno? Su nave? Il punto tre tocca il
viaggio ecologico, apprezzato da chi non rinuncia alla bellezza dei paesaggi.
Un modo per contribuire alla salute dell’aria che respiriamo. La scrittrice si
sofferma su un’iniziativa diffusa a Milano, Firenze, Bologna, Torino e Roma
chiamata car sharing. È un servizio di affitto auto erogato da società
pubbliche e private. Il costo viene calcolato in base alle ore e al chilometraggio.
La regola numero quattro coinvolge le donne in gravidanza e
chi viaggia con i bambini. Fabiola
Marchet elenca una serie di trucchi che variano a seconda dell’età. Quinta
norma riguarda il viaggio all’estero. Fra le curiosità, l’autrice spiega come minimizzare
gli effetti del jet lag, ovvero del mal... di fuso orario. E quando viaggiamo
con gli animali? È l’argomento della sesta regola.
Non manca un accenno alla sicurezza, settima tappa nel
libro, e al viaggio con i disabili, ottava regola. Le ultime due
norme sono dedicate alle medicine da non dimenticare e al bon ton del
viaggiatore.
Le pagine che scorrono sotto gli occhi del lettore sembrano
concretizzarsi nell’esperienza vissuta da chiunque almeno una volta nella vita.
Sono consigli pratici da non lasciare a casa. Da tenere costantemente in
valigia.
Fino a domenica la vacanza si paga con dolci, olio, salumi e confetture fatte in casa. Mancano poche ore alla conclusione della quinta edizione della Settimana del
baratto, iniziativa che sta raccogliendo migliaia di adesioni in tutta Italia. Partecipare è semplice. Ogni regione ha una lista di bed and breakfast che offrono pernottamenti in cambio di beni e servizi. I soldi restano nel portafoglio. Non servono. A fare da padrona di casa è l'ospitalità.
Per soggiornare a Lecce ci vuole un tavolo da ping pong. Scarpe e borse per fermarsi a Verona. Strutture romane chiedono servizi fotografici, corsi di fotografia, traduzioni in russo o in cinese del proprio sito internet. Firenze mette a disposizione alloggi in cambio di corsi di cucina etnica o di vini. Spulciando tra le domande e le offerte, vengono fuori tante curiosità.
In un momento in cui le tasche piangono, questo risulta il modo migliore per viaggiare a costo zero. E per battere tasto sul settore turistico, dato che l'Italia ha tantissimo da offrire dal punto di vista storico, architettonico, artistico e naturalistico. Con il baratto si scambiano anche esperienze, tradizioni, usanze e, soprattutto, contatti umani. Una sorta di gemellaggio a lungo raggio.
Vita d’un uomo. Così è stata intitolata l’edizione completa e
definitiva dei suoi versi, pubblicati nel 1969 da Mondadori. Poesia intrisa di
ricordi, fatta a pezzi dal dolore. Urlo straziato e straziante. I versi di Ungaretti
esprimono la sensibilità di un poeta e la pena di un uomo segnato dalla guerra
e dalla morte. Innamorato della
scrittura, l’ha condotta sull’altare del tempo per darla in sposa all’eternità.
Scrittura strappata
al silenzio. Parola sussurrata. Parola che non dice, solo allude. Parola che
attinge alle fonti dell’assoluto per rivelare il senso nascosto delle cose. Ungaretti
traccia sulla pagina ancora bianca della sua storia la poetica dell’attimo.Sentieri ardui,
quelli percorsi dal poeta durante la sua esistenza. L’esperienza della
guerra gli rivela la precarietà della vita.
La morte, prima del
fratello Costantino, poi del figlio Antonietto, strappa all’uomo la sua parte
migliore, quella intima, lacerata.È il suo cuore ad
essere il paese più straziato. L’inquietudine
esistenziale si trasforma in perpetuo girovagare: «In nessuna/parte/di terra/mi
posso/accasare… Cerco un paese/innocente».
La sua vita si fa
essa stessa viaggio.
Giuseppe Ungaretti
nasce nel 1888 ad Alessandria d’Egitto da genitori lucchesi. Nel 1912 si reca a
Parigi. Nel 1914 giunge in Italia per partecipare alla guerra. Volontario in un
reggimento di fanteria, viene inviato a combattere sul Carso.Alla fine del
conflitto è nuovamente a Parigi. Nel 1921 si trasferisce a Roma. Nel 1933
svolge un giro di conferenze in diversi paesi europei.
Nel 1936 è chiamato
a ricoprire la cattedra di letteratura italiana presso l’Università di San
Paolo in Brasile. Nel 1942 rientra in Italia per insegnare letteratura italiana
contemporanea all’Università di Roma.Muore a Milano nella
notte fra l’1 e il 2 giugno 1970.
Partenze e ritorni.
Ungaretti fugge dai tumulti della sua anima. Parte e scrive. Sempre. Incessantemente. Annota sensazioni, emozioni, impressioni. Affida alla penna
ciò che nemmeno la voce può esprimere. Perché la voce, alle volte, non ha la
ricchezza delle sue note. Inviato speciale
della «Gazzetta del Popolo» di Torino, il poeta, tra il 1931 e il 1934, compie
numerosi viaggi in Egitto, in Olanda, in Corsica e in diverse regioni italiane.
Frutto di questa esperienza sono i suoi articoli, inizialmente raccolti nel
volume intitolato Il povero nella città (1949),
poi ne Il deserto e dopo (1961).
Racconti di viaggio
sconosciuti quanto la stessa attività giornalistica di Ungaretti. Prose
bellissime, liriche, evocative. Esperienze dell’uomo e non del poeta. Proprio
per questo trascurate, dimenticate nell’angolo più nascosto di una polverosa
biblioteca.Eppure è nella
quotidianità dell’uomo che vive il poeta. Le due metà non possono essere
distinte. Distinguere significa rifiutare di conoscere e di comprendere.
Distinguere significa non rispondere ai perché.
Ungaretti era un
uomo, non solo un poeta. Un uomo che nel viaggio cercava di comprendere. Nei
suoi viaggi noi dovremmo cercare di comprendere.
La terza parte de Il deserto e dopo s’intitola
Mezzogiorno. Le pagine comprese in questa sezione riguardano il Cilento,
percorso dall’uomo-poeta nel 1932. Come in una specie di diario, Ungaretti
annota. Scrive. Registra il suo stupore. La partenza in macchina da Salerno. Le
bufale disperse nel paesaggio campano. La rupe di Agropoli, lastricata di campicelli
dall’erba quasi azzurra.
Cilento
Poi, finalmente, il
mare, incorniciato dai pini della costa e dagli ulivi della campagna
circostante. La vasta distesa azzurra conduce a Velia, la greca Elea. Forte è
il desiderio di raggiungere Palinuro, «uno squalo smisurato» le cui grotte sono
definite «occhi blu».
Non si può non
rimanere affascinati dalla bellezza di tali descrizioni.Noi, uomini girovaghi
nel nostro presente, possiamo ripercorrere i passi del poeta viaggiatore
attraverso il filo della sua scrittura. Poiché nella sua
storia possiamo ritrovare la nostra storia.Quella dell’uomo
perennemente in cammino. Quella dell’uomo. Semplicemente quella
dell’uomo.