- Che cosa serve (per quattro persone)
- 400 g di petto di pollo
140 g di anacardi
2 cipollotti
1 cucchiaino pieno di zenzero grattugiato
100 ml di brodi vegetale
3 cucchiai di salsa di soia
2 cucchiai di maizena
1 cucchiano di salsa di pesce (nam pla)
4 cucchiai di olio di semi di arachidi
1 ciuffo di coriandolo - Come si fa
- 1. Preparare una crema mescolando il brodo con la salsa di soia, la salsa di pesce e la maizena.
- 2. Versare in una padella l’olio d’arachidi e fare tostare per un minuto gli anacardi. Sollevarli e tenerli da parte.
- 3. Nella stessa padella fare soffriggere i cipollotti tagliati a rondelle insieme allo zenzero grattugiato.
- 4. Aggiungere il pollo tagliato a bocconcini e farlo rosolare insieme ai cipollotti e allo zenzero per qualche minuto.
- 5. Aggiungere la crema e, in ultimo, gli anacardi tostati. Fare cuocere il pollo amalgamando delicatamente con un cucchiaio di legno finché la crema non si sarà ristretta e il pollo agli anacardi non sarà pronto.
- 6. Servire il pollo agli anacardi decorando i piatti con del cipollotto fresco e del coriandolo.
Tutto quello che siamo lo portiamo con noi nel viaggio. Portiamo con noi la casa della nostra anima, come fa una tartaruga con la sua corazza. In verità, il viaggio attraverso i paesi del mondo è per l'uomo un viaggio simbolico. Ovunque vada è la propria anima che sta cercando. Per questo l'uomo deve poter viaggiare (Tarkovskij).
domenica 15 febbraio 2015
CucinaMondo: Thailandia, pollo agli anacardi
mercoledì 11 febbraio 2015
Tra i luoghi del cuore
di Anna Maria Colonna
terrenomadi@gmail.com
A caccia dei luoghi del cuore. Tutti ne abbiamo, solo che a volte la quotidianità frenetica e impazzita li fa dimenticare. Ci fa dimenticare noi stessi, le nostre priorità, le cose importanti che abbiamo e che abbiamo imparato a trascurare.
9 febbraio 2015. Mi fermo, fuori il freddo ghiaccia le ossa, nevica a tratti. Stasera scrivo. Vado indietro nel tempo e rivedo Perugia, scatola sconosciuta che per mesi si è divertita a tenere stretti i miei sogni. Me li ha restituiti a distanza di quasi nove anni. Spesso non conosciamo i posti, eppure ci appaiono così familiari e vicini... come se li vivessimo da sempre. Immaginavo l'Umbria dietro quelle parole, dietro i racconti incantati di chi è riuscito ad incantarmi sin dal primo giorno.
Leggevo della Fontana maggiore, della cattedrale di San Lorenzo, dei luoghi frequentati dagli universitari, del lago Trasimeno, del Parco del sole. E mi capitava di dipingere con la penna ciò che mi era ignoto.
Poi l'Abruzzo. Il terremoto, l'esperienza a L'Aquila, il lavoro, la valigia sempre pronta, i viaggi notturni, città e paesi diversi in cui provare a sentirmi a casa in pochi giorni. Viaggi che mi avvicinavano all'Umbria senza che potessi toccarla. L'Eurochocolate e l'entusiasmo di un'amica sono stati capaci di portarmi per qualche ora a Perugia. Memorie e sensazioni hanno ribussato senza chiedere il permesso. Accade e basta. Accade di fronte ai monti, faccia a faccia con la natura, che resta in silenzio anche se parla.
Nevica. Ritrovo le fotografie di Matera, le rondini, le sere d'estate e quella sensazione di freschezza sulla pelle che si prova quando riesci a toccare la felicità. Ritrovo il mare deserto d'aprile e un ramo ghiacciato nella campagna desolata della Murgia.
Viaggi di vita nelle memorie. Li fai e ti rendi conto che sei pronto ad imboccare una strada nuova, per un nuovo viaggio. Forse meno nomade, ma avventuroso e affascinante come pochi. Ed è allora che, più consapevole, rifai la valigia e torni a casa.
Saluti la Puglia, la guardi con occhi diversi perché probabilmente sei cambiato tu. Non accetti subito di fermarti, i cambiamenti sono troppi per chi aveva imparato ad essere a casa ovunque. Saluti la Puglia e sai che questo sarà il tuo luogo del cuore per sempre perché è qui che hai deciso di fermare i tuoi passi. E te ne innamori.
Viaggiare non può avere uno stop per chi nel viaggio rivede la propria curiosità, l'entusiasmo della scoperta e dell'incontro, la libertà. Immagina altri luoghi del cuore, progetta di vedere New York, la Norvegia, Mosca, l'Islanda. Sa, però, che parte per tornare perché il suo vero viaggio sarà nella quotidianità. Una nuova quotidianità.
terrenomadi@gmail.com
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Perugia @ Anna Maria Colonna
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9 febbraio 2015. Mi fermo, fuori il freddo ghiaccia le ossa, nevica a tratti. Stasera scrivo. Vado indietro nel tempo e rivedo Perugia, scatola sconosciuta che per mesi si è divertita a tenere stretti i miei sogni. Me li ha restituiti a distanza di quasi nove anni. Spesso non conosciamo i posti, eppure ci appaiono così familiari e vicini... come se li vivessimo da sempre. Immaginavo l'Umbria dietro quelle parole, dietro i racconti incantati di chi è riuscito ad incantarmi sin dal primo giorno.
Leggevo della Fontana maggiore, della cattedrale di San Lorenzo, dei luoghi frequentati dagli universitari, del lago Trasimeno, del Parco del sole. E mi capitava di dipingere con la penna ciò che mi era ignoto.
| Pettorano sul Gizio (Aq) @ Anna Maria Colonna |
Poi l'Abruzzo. Il terremoto, l'esperienza a L'Aquila, il lavoro, la valigia sempre pronta, i viaggi notturni, città e paesi diversi in cui provare a sentirmi a casa in pochi giorni. Viaggi che mi avvicinavano all'Umbria senza che potessi toccarla. L'Eurochocolate e l'entusiasmo di un'amica sono stati capaci di portarmi per qualche ora a Perugia. Memorie e sensazioni hanno ribussato senza chiedere il permesso. Accade e basta. Accade di fronte ai monti, faccia a faccia con la natura, che resta in silenzio anche se parla.
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| Matera @ Ivano D'Ortenzio |
Viaggi di vita nelle memorie. Li fai e ti rendi conto che sei pronto ad imboccare una strada nuova, per un nuovo viaggio. Forse meno nomade, ma avventuroso e affascinante come pochi. Ed è allora che, più consapevole, rifai la valigia e torni a casa.
Saluti la Puglia, la guardi con occhi diversi perché probabilmente sei cambiato tu. Non accetti subito di fermarti, i cambiamenti sono troppi per chi aveva imparato ad essere a casa ovunque. Saluti la Puglia e sai che questo sarà il tuo luogo del cuore per sempre perché è qui che hai deciso di fermare i tuoi passi. E te ne innamori.
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| Altamura (Ba) @ Ivano D'Ortenzio |
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lunedì 9 febbraio 2015
Nomadi diretti a Milano, la Bit ai nastri di partenza
di Anna Maria Colonna
terrenomadi@gmail.com
Nomadi alla volta di Milano. Si concentra nel capoluogo lombardo la folta schiera dei viaggiatori in cerca di nuove mete. La trentacinquesima edizione della Borsa internazionale del turismo è ai nastri di partenza e apre le porte del mondo al mondo. Il programma prevede tre giorni - dal 12 al 14 febbraio - di promozione del territorio in tutte le sue sfaccettature. Arte, cultura ed enogastronomia saranno protagoniste di uno spazio privilegiato, concentrato nel quartiere espositivo di Rho Fiera.
Spesso per conoscere basta avere la curiosità a portata di zaino, il taccuino alla mano e buste comode e capienti per raccogliere quanto più materiale possibile. La Bit rappresenta l'occasione per avvicinarsi a realtà e culture diverse, diventa molla per partire, possibilità di sorprendersi davanti a destinazioni impensabili o solamente immaginate.
Il mondo è vasto e vario e presenta bellezze paesaggistiche, storiche e architettoniche uniche agli occhi degli amanti del viaggio. La tre giorni milanese permette di assaggiare quello che i singoli territori offrono a chi vuole mettersi in cammino.
Sono oltre duemila le realtà del settore turistico che hanno risposto all'appello della fiera lombarda. Provengono da circa cento paesi. Quest'anno il posto d'onore lo occupa la Cina, dato che in Italia il numero di visitatori dagli occhi a mandorla ha superato le 280mila unità. Ed è in Cina, a Guangzhou, che dal 6 all'8 marzo si tiene un'altra importante fiera del settore turistico, Gitf (Guangzhou International Travel Fair).
Nella comunità globale peculiarità e identità locali si integrano. Cresce il patrimonio culturale dell'uomo disposto a scoprire l'unico vero spettacolo, quello della natura.
terrenomadi@gmail.com
Nomadi alla volta di Milano. Si concentra nel capoluogo lombardo la folta schiera dei viaggiatori in cerca di nuove mete. La trentacinquesima edizione della Borsa internazionale del turismo è ai nastri di partenza e apre le porte del mondo al mondo. Il programma prevede tre giorni - dal 12 al 14 febbraio - di promozione del territorio in tutte le sue sfaccettature. Arte, cultura ed enogastronomia saranno protagoniste di uno spazio privilegiato, concentrato nel quartiere espositivo di Rho Fiera.
Spesso per conoscere basta avere la curiosità a portata di zaino, il taccuino alla mano e buste comode e capienti per raccogliere quanto più materiale possibile. La Bit rappresenta l'occasione per avvicinarsi a realtà e culture diverse, diventa molla per partire, possibilità di sorprendersi davanti a destinazioni impensabili o solamente immaginate.
Il mondo è vasto e vario e presenta bellezze paesaggistiche, storiche e architettoniche uniche agli occhi degli amanti del viaggio. La tre giorni milanese permette di assaggiare quello che i singoli territori offrono a chi vuole mettersi in cammino.
Sono oltre duemila le realtà del settore turistico che hanno risposto all'appello della fiera lombarda. Provengono da circa cento paesi. Quest'anno il posto d'onore lo occupa la Cina, dato che in Italia il numero di visitatori dagli occhi a mandorla ha superato le 280mila unità. Ed è in Cina, a Guangzhou, che dal 6 all'8 marzo si tiene un'altra importante fiera del settore turistico, Gitf (Guangzhou International Travel Fair).
Nella comunità globale peculiarità e identità locali si integrano. Cresce il patrimonio culturale dell'uomo disposto a scoprire l'unico vero spettacolo, quello della natura.
sabato 31 gennaio 2015
Cittaslow, tra i luoghi della lentezza
di Anna Maria Colonna
terrenomadi@gmail.com
Esistono in Italia e nel mondo i Comuni del buon vivere. Sono le cosiddette città lumaca, quelle in cui la frenesia quotidiana rallenta a vantaggio della qualità della vita. La rete Cittaslow è stata fondata nel 1999 ad Orvieto per iniziativa dell'associazione internazionale «Slow Food» e dei sindaci di Bra, Greve in Chianti, Orvieto, Positano.
Cittadini e visitatori beneficiano dei ritmi ecostostenibili di questa maglia di territori, battendosi per una filosofia di vita all'insegna della lentezza. E per ridare importanza alla lentezza bisogna ritrovare il tempo che scorre e corre, mettere gli argini per fermarne la piena.
I Comuni che aderiscono alla rete Cittaslow riscoprono gradualmente antichi mestieri e tradizioni altrimenti destinate a scomparire, paesaggi e luoghi che passano inosservati. Rifiutano la fast life, il turismo mordi e fuggi, l'agricoltura di mercato, il take away.
L'uomo slow si riappropria della consapevolezza di essere e di abitare, del piacere di costruire e di coltivare con le proprie mani. In fondo produrre più velocemente significa produrre di più, non meglio. Nella globalizzazione, quest'uomo riesce a scorgere radici territoriali, storia e identità perdute. Valorizza i paesaggi, le produzioni tipiche, le colture locali, il patrimonio artistico e storico, la biodiversità. Punta sulla qualità e non sulla quantità, sull'accoglienza sorridente e non sull'incontro frettoloso.
La rete Cittaslow, nell'ambito delle politiche energetiche, promuove l'economia dell’idrogeno, il riciclo dei rifiuti urbani, l’educazione al gusto dei giovani e non. Inoltre propone trasporti alternativi e percorsi ciclopedonali.
Un elogio della lentezza che va oltre il presente, nelle maglie del passato e nei risvolti del futuro.
Qui l'elenco aggiornato delle cittaslow nel mondo.
Colonna sonora: Ligabue, Sono sempre i sogni a dare forma al mondo
terrenomadi@gmail.com
Esistono in Italia e nel mondo i Comuni del buon vivere. Sono le cosiddette città lumaca, quelle in cui la frenesia quotidiana rallenta a vantaggio della qualità della vita. La rete Cittaslow è stata fondata nel 1999 ad Orvieto per iniziativa dell'associazione internazionale «Slow Food» e dei sindaci di Bra, Greve in Chianti, Orvieto, Positano.
I Comuni che aderiscono alla rete Cittaslow riscoprono gradualmente antichi mestieri e tradizioni altrimenti destinate a scomparire, paesaggi e luoghi che passano inosservati. Rifiutano la fast life, il turismo mordi e fuggi, l'agricoltura di mercato, il take away.
La rete Cittaslow, nell'ambito delle politiche energetiche, promuove l'economia dell’idrogeno, il riciclo dei rifiuti urbani, l’educazione al gusto dei giovani e non. Inoltre propone trasporti alternativi e percorsi ciclopedonali.
Un elogio della lentezza che va oltre il presente, nelle maglie del passato e nei risvolti del futuro.
Qui l'elenco aggiornato delle cittaslow nel mondo.
Colonna sonora: Ligabue, Sono sempre i sogni a dare forma al mondo
CucinaMondo: Germania, polpette amburghesi (faschierte laibchen)
Che cosa serve
Un etto di speck
Uno spicchio di aglio
Una cipolla
Un uovo
Mezzo chilo di carne tritata mista
Due panini
Sale
Pepe
Maggiorana, basilico, prezzemolo e noce moscata
Come si fa
1. Mettere a bagno in acqua i panini.
2. Una volta bagnati bene, strizzare e unire in una terrina con l’uovo precedentemente sbattuto.
3. Aggiungere il sale e il pepe, le spezie tritate e la carne, la cipolla e l’aglio tritati, lo speck tagliato finemente, tutti precedentemente scottati in padella con del burro.
4. Lasciare riposare l’impasto ottenuto.
5. Formare delle polpette leggermente schiacciate che si andranno a friggere in olio ben caldo.
Un etto di speck
Uno spicchio di aglio
Una cipolla
Un uovo
Mezzo chilo di carne tritata mista
Due panini
Sale
Pepe
Maggiorana, basilico, prezzemolo e noce moscata
Come si fa
1. Mettere a bagno in acqua i panini.
2. Una volta bagnati bene, strizzare e unire in una terrina con l’uovo precedentemente sbattuto.
3. Aggiungere il sale e il pepe, le spezie tritate e la carne, la cipolla e l’aglio tritati, lo speck tagliato finemente, tutti precedentemente scottati in padella con del burro.
4. Lasciare riposare l’impasto ottenuto.
5. Formare delle polpette leggermente schiacciate che si andranno a friggere in olio ben caldo.
lunedì 26 gennaio 2015
Danubio
di Anna Maria Colonna
I fiumi sembrano fuggire. Inseguire. A tratti rallentano.
Per riprendere fiato, forse. Per ascoltare i suoni della natura. O per non
farsi sentire dall’uomo. Vestiti di limpidezza, si negano al tempo, che
vorrebbe fermarli.
«Il cielo è azzurro fiordaliso, la luce dei fiumi e della collina si fonde, gloriosa e gioiosa, con l’oro e col marmo carnicino dei palazzi e delle chiese, il bianco della neve, l’odore dei boschi e la frescura delle acque imprimono una gentilezza delicata e nostalgica alla magnificenza episcopale e aristocratica degli edifici, riscattano con un’aura di lontananza la linea chiusa e rotonda delle cupole e delle vie che si snodano sotto archi e portici».
terrenomadi@gmail.com
Inseguire il corso di un fiume. Percepirne l’eco. Dove
inizia e dove finisce la sua voce? Claudio Magris racconta i suoi quattro anni
di viaggio lungo le rive del Danubio.
Qualche volta penso ai segreti che i fiumi riescono a
custodire. Rubano i raggi al sole, le foglie agli alberi. Scorrono, portandosi
via la luce dei tramonti, la pioggia dei temporali, i riflessi e i silenzi
della notte.
I fiumi sembrano fuggire. Inseguire. A tratti rallentano.
Per riprendere fiato, forse. Per ascoltare i suoni della natura. O per non
farsi sentire dall’uomo. Vestiti di limpidezza, si negano al tempo, che
vorrebbe fermarli.
«Il cielo è azzurro fiordaliso, la luce dei fiumi e della collina si fonde, gloriosa e gioiosa, con l’oro e col marmo carnicino dei palazzi e delle chiese, il bianco della neve, l’odore dei boschi e la frescura delle acque imprimono una gentilezza delicata e nostalgica alla magnificenza episcopale e aristocratica degli edifici, riscattano con un’aura di lontananza la linea chiusa e rotonda delle cupole e delle vie che si snodano sotto archi e portici».
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| Passau, la città dei tre fiumi |
Respiro questo magnifico paesaggio. Mi sembra quasi di
vederlo. Lo sguardo si perde nei colori di Passau (Germania), meglio conosciuta
come la città dei tre fiumi. Qui, infatti, l’abbraccio di Danubio, Inn e Ilz
crea quella che viene denominata Das Venedig Bayerns, la Venezia della Baviera.
È la
penna di Claudio Magris a fotografare l’atmosfera incantata della descrizione. Danubio, tradotto in più di diciassette
lingue, raccoglie quattro anni di viaggio (1982-1986) dell’autore triestino
lungo il corso del Danubio.
Dalla Foresta Nera a Vienna, a Belgrado, a Budapest, Magris
insegue «il simbolo della
frontiera, perché il Danubio è un fiume che passa attraverso tante frontiere… il
viaggio danubiano è pure un viaggio nei propri inferi e in quella Babele del
mondo odierno che certamente ha nella Mitteleuropa un suo simbolo particolare».
Le riflessioni dell’autore sembrano assumere il ritmo cadenzato
di un valzer di Strauss. E i secoli, seduti sulle rive del fiume, si addormentano.
Cullati da una melodia particolare. Suonata dall’acqua. Danzata dal vento.
lunedì 19 gennaio 2015
Tra Tabiano e Fidenza, incanti di neve
di Anna Maria Colonna
terrenomadi@gmail.com
Paesaggi di cristallo, dove la neve è luce e il silenzio voce.
Sui sentieri la coltre bianca sembra addormentata da secoli. Veste gli alberi
con tocchi di leggerezza, si assopisce sui filari delle viti per cullare l’aria
che ha freddo. Inverno in Emilia Romagna, tra Tabiano Terme e Fidenza. Dal
cielo cade ovatta e dai campi fuggono i colori. Tutto ha un’unica sfumatura, ed
è chiara, cristallina.
In lontananza la neve appare intatta. Non ci sono tracce di presenza umana né solchi lasciati dalle automobili. Gruzzoli di case sparse, alcune rugate dagli anni, incorniciano nuvole e guizzi di sole.
Passeggiando tra Tabiano e Fidenza, lo sguardo cade su
immense distese di natura. I tabianesi abitano in una valle del preappennino
parmense, a pochi chilometri dai castelli del ducato di Parma e Piacenza.
Anche Tabiano ha un castello, ma di proprietà privata. Centro termale e frazione di Salsomaggiore Terme, non dista molto dal «mondo piccolo» di Giovannino Guareschi, padre di don Camillo e Peppone. Sono i luoghi «sperduti in mezzo ai filari» in cui lo scrittore nacque e visse, tra Roccabianca e Roncole.
Seguendo il corso del torrente Stirone, si raggiunge
Fidenza, bagnata a est dal torrente Rovecchia. La città è attraversata dalla
via Francigena, dichiarata nel 1994 itinerario culturale europeo dal Consiglio d’Europa.
Da Canterbury a Roma, fu percorsa, a partire dal medioevo, da migliaia di
pellegrini, mercanti, soldati, monarchi. La strada tagliava lo spazio che oggi
occupa la Cattedrale, costruita tra XII e XIII secolo e dedicata a San Donnino, nome che in passato aveva il borgo.
Fidenza, toponimo derivante dal latino fides, è la città della fiducia e dei miracoli, ricordati anche dai bassorilievi presenti nella Cattedrale. Nel centro storico, i quartieri di Cittadella, Foro Boario, Oriola, San Michele e Terragli di San Pietro non si riconoscono più sotto la neve.
Tutto è muto, eppure tutto parla. Il bianco preferisce la poesia alla prosa. La scrive nel cielo, tra gli intrighi degli alberi.
Le immagini sono di Marco Cavallini.
Colonna sonora: Yiruma, Moonlight
terrenomadi@gmail.com
Paesaggi di cristallo, dove la neve è luce e il silenzio voce.
Sui sentieri la coltre bianca sembra addormentata da secoli. Veste gli alberi
con tocchi di leggerezza, si assopisce sui filari delle viti per cullare l’aria
che ha freddo. Inverno in Emilia Romagna, tra Tabiano Terme e Fidenza. Dal
cielo cade ovatta e dai campi fuggono i colori. Tutto ha un’unica sfumatura, ed
è chiara, cristallina. In lontananza la neve appare intatta. Non ci sono tracce di presenza umana né solchi lasciati dalle automobili. Gruzzoli di case sparse, alcune rugate dagli anni, incorniciano nuvole e guizzi di sole.
Passeggiando tra Tabiano e Fidenza, lo sguardo cade su
immense distese di natura. I tabianesi abitano in una valle del preappennino
parmense, a pochi chilometri dai castelli del ducato di Parma e Piacenza. Anche Tabiano ha un castello, ma di proprietà privata. Centro termale e frazione di Salsomaggiore Terme, non dista molto dal «mondo piccolo» di Giovannino Guareschi, padre di don Camillo e Peppone. Sono i luoghi «sperduti in mezzo ai filari» in cui lo scrittore nacque e visse, tra Roccabianca e Roncole.
Seguendo il corso del torrente Stirone, si raggiunge
Fidenza, bagnata a est dal torrente Rovecchia. La città è attraversata dalla
via Francigena, dichiarata nel 1994 itinerario culturale europeo dal Consiglio d’Europa.
Da Canterbury a Roma, fu percorsa, a partire dal medioevo, da migliaia di
pellegrini, mercanti, soldati, monarchi. La strada tagliava lo spazio che oggi
occupa la Cattedrale, costruita tra XII e XIII secolo e dedicata a San Donnino, nome che in passato aveva il borgo.
Fidenza, toponimo derivante dal latino fides, è la città della fiducia e dei miracoli, ricordati anche dai bassorilievi presenti nella Cattedrale. Nel centro storico, i quartieri di Cittadella, Foro Boario, Oriola, San Michele e Terragli di San Pietro non si riconoscono più sotto la neve. Tutto è muto, eppure tutto parla. Il bianco preferisce la poesia alla prosa. La scrive nel cielo, tra gli intrighi degli alberi.
Le immagini sono di Marco Cavallini.
Colonna sonora: Yiruma, Moonlight
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