Tutto quello che siamo lo portiamo con noi nel viaggio. Portiamo con noi la casa della nostra anima, come fa una tartaruga con la sua corazza. In verità, il viaggio attraverso i paesi del mondo è per l'uomo un viaggio simbolico. Ovunque vada è la propria anima che sta cercando. Per questo l'uomo deve poter viaggiare (Tarkovskij).
My dearest Juliet, I meet my husband G. here
in Johannesburg on the 13th of February 1992. He fought for freedom and
had recently been released from Robben Island (where he spent 14 years as a
political prisoner). I was a young journalist from Northern Sweden .
People said it would never last: he was black, I was white. He was 40, I
was 22. He had spent too long time in prison. A doctor told us ita was
very unlikely that we would have children as G. had been tortured with
electrical shocks... A. L.
Cara Giulietta, quando
diventi mamma, non ti cancelli come donna, e se la donna muore piano
piano anche per un'unica ragione, la mamma rischia di rimanere solamente l'appendice dei figli. Un giorno ho divorziato. Ed ero felice. Potevo
finalmente dare il meglio di me ai miei figli. Ed eccomi, sola,
con tre figli, con un lavoro molto impegnativo, pensando di sapere già
come condurre la vita, felice delle prospettive. Ed ho incontrato un
uomo, senza cercarlo, quasi per sbaglio. Lui era divorziato con un
figlio... A. D.
Cara Giulietta, sono un uomo e amo un altro uomo. Non so come dirglielo. Sento che anche lui prova attrazione per me. Quando ci incrociamo, i nostri sguardi non finisco mai. Amare non è amare se stessi ancora di più, molto di più, in presenza di questo essere che ci infiamma? F.T.
Un fiume in piena scorre sugli scontrini del caffé buono di Piazza delle Erbe, simile all'Adige che lava le nude forme di Verona. Il retro bianco fa da tavolozza all'inchiostro blu della penna nuova. Luglio è a metà del suo cammino e il sole sorseggia l'umidità che impregna la cittadina veneta. La notte mi ha portato qui, nei luoghi del tragico amore tra Romeo e Giulietta. Giulieitta, come scrivono i cinesi. Una santa che trascina sulla sua tomba di marmo rosso migliaia di pellegrini. Non c'è distanza che tenga. Molti raggiungono Verona per consegnare «di persona» la propria lettera a Giulietta. Storie di amori cercati, ritrovati, contrastati per differenza di religione, di cultura, di sesso. Perché il colore della pelle non è uguale. Storie di abbandoni, di divorzi, di violenza, di disperazione, ma anche di estrema felicità. Concretezza del quotidiano che tace.
La cassetta della posta introduce al sacello scoperchiato e senza corpo della giovane suicida. Una leggenda con il sapore della realtà. La statua di Liang e Zhu, ribattezzati Romeo e Giulietta d'Oriente, saluta l'ingresso sospeso dei visitatori. Il comune cinese di Ningbo (宁波市)l'ha donata a Verona nel 2008. Pochi scalini e la luce fioca della cripta raggela, mentre il muschio profuma di pioggia millenaria.
Da via del Pontiere, verso il centro, in via Cappello. Sotto il balcone di casa Capuleti scorre una fiumana di turisti pronti ad accarezzare il seno destro della statua di Giulietta. Si dice che porti fortuna in amore. Il mondo ha lasciato i propri sentimenti nel cortile dell'abitazione medievale. Sulle pareti le dichiarazioni si sovrappongono e lasciano spazio ad un groviglio di emozioni. A pochi passi, nel complesso medievale di via Arche Scaligere, c'è la casa paterna di Romeo. Penso alle lacrime e ai sorrisi nascosti dietro ogni parola scritta. Nel piccolo ufficio di via Galilei, le volontarie del Club di Giulietta rispondono a tutto il mondo. In cinese, in spagnolo, in inglese, in francese, in fiammingo. Oltre seicentomila messaggi in dieci anni per una media di sessantamila lettere annue, spesso accompagnate da cartoline, oggetti simbolici o anche ciocche di capelli.
Giulietta rivive nella speranza di chi scrive. Nelle antologie scolastiche inglesi, che prevedono, fra i compiti da assegnare a casa, una lettera indirizzata all'eroina shakespeariana. Nelle tele di Frank Dicksee, di Richard Dadd e di Francesco Hayez. Attraverso le pennellate bionde di Frederick Bacon e nelle sfumature senza luce di Pietro Roi. Stringo i pensieri nelle pagine bianche di un quadernetto appena comprato. L'Arena si affaccia su piazza Brà, mentre il sole splende basso sull'orizzonte e l'Adige si trasforma in un fiume di inchiostro. Percorro la via dei negozi in cerca della trattoria Da Ropeton, che in dialetto locale vuol dire persona confusionaria. Ma le indicazioni portano verso i resti del teatro romano. Le tagliatelle alla crema di tartufo e noci fumano davanti ad un bicchiere di Biandolino, mentre il proprietario della locanda canta. Sistemo le impressioni dell'intensa giornata e, fra gli appunti, ritrovo un'altra lettera:
Dear Juliet, when you feel in love with Romeo, did you ever doubt that you might want someone else? In fear of losing him, did you just bare it in silence? I'm terrified, Juliet. Please, help me. Erika.
A Verona vive il mondo che ama e che cerca qualcosa. Una risposta, una persona, un ricordo, un sentimento,se stesso. In un patto «senza tempo», nell'«amarezza soffocante»
e nella «salutare dolcezza» di cui scrive Shakespeare. E l'acqua scorre sotto i ponti che stringono l'Adige, mentre le luci della sera aprono il cancello alle stelle. A piedi nudi davanti al Duomo, il silenzio improvvisa dei passi di danza indossando il velo dei pensieri.
Qualcuno si è già addormentato sulla panchina. Pochi stracci addosso e forse la delusione di un amore mai vissuto. Sogna il domani e scrive la sua solitudine in una lettera a Giulietta. Lei risponderà. Come sempre. Compagnia di parole. L'uomo si sentirà più amato. Compreso. Meno solo.
Scene dal film Romeo e Giulietta di Franco Zeffirelli. Melodie di Riccardo Cocciante.
Intervista a Claudia D'Agnone, premiata a Veronaper la sua lettera sull'amore
di Anna Maria Colonna annamaria9683@libero.it
Claudia D'Agnone
«Io credo che l’amore sia questo, che
l’amore sia il colore, un colore forte, allegro, che, irregolare, cade sul
foglio, lo macchia, lo sporca, lo rende meno perfetto. Perché la
perfezione è noiosa, l’amore non lo è mai». Claudia D'Agnone ha 22 anni e vive a Foggia. Per caso, un giorno, ha deciso di scrivere a Giulietta Capuleti. Tra le sue mani, una doppia risposta. Alla lettera e ai suoi pensieri. A distanza di mesi, quando la ragazza aveva archiviato l'esperienza, arriva una e-mail. A scriverle, le segretarie di Giulietta, riunite nel Club intitolato all'eroina shakespeariana. Rispondono quotidianamente alle lettere di migliaia di innamorati di tutto il mondo. Le volontarie comunicavano a Claudia che il 16 febbraio 2013 si sarebbe dovuta recare a Verona per ritirare il premio annuale «Cara Giulietta». La sua lettera è stata giudicata una delle più belle. Terre Nomadi ha intervistato la giovane foggiana.
Chi è Claudia D'Agnone?
Sono
una ragazza di 22 anni nata e cresciuta a Foggia. Ho frequentato il
liceo scientifico e, al momento, sono iscritta alla facoltà di Economia e
Commercio della mia città. Ho più o meno le stesse passioni di tutti i giovani della mia età. Mi piace la musica, studiata in passato frequentando un corso di chitarra e con cui ho
recentemente «riallacciato i rapporti» iscrivendomi a delle lezioni di
canto. Ho scoperto, grazie a mia sorella, che studia danza, una passione
per il balletto. Lo capisco poco, ma mi attrae veramente tanto. Adoro i libri, di qualunque genere, la scelta è sempre dettata dal
particolare momento che sto vivendo. Mi piacciono il teatro e il
cinema, passioni che vorrei approfondire, dato che non ho ancora troppi
mezzi tecnici per giudicare un buon prodotto e mi baso molto sul
particolare interesse che suscitano in me.
Come è nata l'idea di scrivere una lettera a Giulietta?
In
realtà è stato un caso. Ho da sempre
affidato ad un diario o ad una pagina word pensieri a volte anche
sconnessi. Quella volta avevo uno strano desiderio di essere ascoltata,
ma non volevo parlare con i miei amici, non volevo una risposta
immediata, diretta. Volevo solamente essere certa che qualcuno
ascoltasse o, meglio, leggesse. Così mi sono ricordata del film «Letters to Juliet» e ho deciso di provare a mandare la mia lettera/flusso di
coscienza alla famosa eroina, un po' perchè l'argomento si prestava e un
po' perchè ero curiosa di vedere se mi avessero risposto davvero. E
l'hanno fatto.
Come sei venuta a conoscenza del «Club di Giulietta»?
Tramite
il film di Gary Winick, «Letters to Juliet». Pensavo fosse una trovata
cinematografica, ma, con una veloce ricerca su internet, ho scoperto che
le segretarie di Giulietta esistono davvero.
Sei - o sei mai stata - innamorata?
Non
sono mai stata innamorata e non lo sono ora. Probabilmente non
ero matura e non conoscevo abbastanza me stessa per poter provare un
sentimento del genere. Adesso sto lavorando su di me, sto imparando a
capirmi, ad accettare i miei limiti e a credere nelle mie
potenzialità... e io ci ho impiegato 22 anni per farlo! Quando sarò una
persona definita e riuscirò a dare un'immagine precisa di me, forse
arriverà anche l'amore. Molti credono, a torto o a ragione non so, che
in amore si diventi un'entità unica, ma io non la penso così. Questa
visione per cui ci si annulla in un terzo essere che non è né me e né te mi pare poco realistica e anche poco duratura. Se non sai chi sei, non
puoi pretendere che un altro ti aiuti a capirlo. Solamente due individualità
ben definite possono scegliere coscientemente di percorre la stessa
strada insieme e di amarsi con consapevolezza. Davvero.
Quando hai inviato la lettera? E quando hai ricevuto risposta?
Ho inviato la lettera a giugno e la risposta è arrivata ad ottobre.
E come hai saputo di aver vinto il premio?
A
fine novembre il «Club di Giulietta» mi inviò una e-mail, avvisandomi che la lettera, insieme ad altre, era stata scelta per la selezione finale.
La cosa mi stupì molto perché, dopo la risposta, avevo
decisamente archiviato l'esperienza. Fui felice, ovviamente, e ringraziai per
aver preso in considerazione la mia confidenza, a tratti infantile. Non
pensai neppure per un secondo che avrei potuto vincere, mi sentii soltanto molto gratificata. Mi è sempre piaciuto scrivere e mi sono
sempre impegnata molto per scrivere bene. Quella lettera, invece, era
frutto di un momento, non l'avevo riletta, ma solo inviata. Poche
settimane dopo, mi arrivò l'annuncio della vittoria. Fu un colpo serio.
Ero contenta come oggi, ma la vittoria, oltre che felicità, mi
diede un senso d'ansia: «Ora lo sapranno tutti, cosa penseranno?». Risento sempre un po' del giudizio
degli altri, poi mi sono detta che è una cosa bella, che avevano
letto tante lettere e che proprio la mia era stata scelta. Mi sembrava quasi
una mancanza di rispetto nei confronti delle segretarie di Giulietta e, così, tra i due sentimenti, ha vinto la paura di essere scortese. Oggi,
invece, sono molto felice della vittoria e di non aver dato retta ai miei immotivati timori. Sarà una bella esperienza ricevere il premio.
Sei mai stata a Verona?
No,
mai. Ma è un viaggio che ho in programma da anni. Ne parlavamo spesso
con amici, ma non abbiamo mai trovato il momento che andasse bene a
tutti. Andarci per ricevere un premio è sicuramente un'esperienza che mi
legherà alla città di Verona per sempre. Spero di riuscire a fare un
bel giro e di tornare presto per godermi qualche spettacolo all'Arena.
Questa esperienza ha cambiatio un po' la tua vita? Ha
sicuramente dato una bella botta alla mia autostima! É
decisamente
gratificante essere scelti tra molti, soprattutto se non te lo aspetti. Mi ha fatto pensare alla mia vita... ho smesso per un secondo di fare la ragazzina che si lamenta, pensando che a lei non accada mai niente, e mi sono detta: «Dopotutto, se ci provi,
qualcosa può anche succedere». Quindi, in questo senso ha un po' influito
sulla mia vita.
La lettera integrale
Cara Giulietta,
sono
qui, nella mia stanza, a sfogliare la tua storia, a sognare. Ho letto
tanto dell’amore, di quell’amore che ti toglie il fiato, che ti dà il
coraggio di affrontare qualunque cosa. Io quell’amore non l’ho mai
provato, lo vivo nei libri, lo afferro negli occhi degli altri, ma non è
la stessa cosa.
Dicono tutti che l’amore
sia vita, ma, avendo trascorso 22 anni senza amore, posso affermare che
così non è. La vita parte quando veniamo al mondo, il nostro primo
vagito segna l’inizio della nostra vita. E l’amore, allora? Come si può
descrivere un sentimento che tutti dicono essere così forte, se non con
una parola tanto totalizzante? Beh, io credo - e forse suonerà banale -
che la vita sia come un foglio bianco su cui noi scriviamo la nostra
storia fatta di gioie e dolori, di vittorie e sconfitte. E poi arriva il
colore, il colore di un sorriso dolce, di uno sguardo che brilla, di
una persona che è tutta diversa rispetto al tipo ideale su cui abbiamo
fantasticato tutto il tempo. Ecco, io credo che l’amore sia questo, che
l’amore sia il colore, un colore forte, allegro, che, irregolare, cade sul
foglio, lo macchia, lo sporca, lo rende meno perfetto. Perché la
perfezione è noiosa, l’amore non lo è mai.
Come avresti potuto prevedere
di finire morta nel fiore dei tuoi anni? E, soprattutto, avresti mai
pensato che morte ti sarebbe stata più lieta? Nel mondo di oggi spesso
si gioca a fare i cinici, si dice di non credere all’amore, di essere
single per scelta, di aver deciso di puntare sulla carriera. Io credo
solo che questa gente abbia paura, abbia paura di macchiarsi, abbia
paura di non riuscire a controllare più una vita che ha faticato a
mettere negli schemi... paura di cadere nel banale cliché del «due cuori
e una capanna». Ah, in questo mondo servirebbero meno giornali, sempre
pronti a darci notizie sconfortanti, e più copie della tua storia. Magari qualcuno arriverebbe a capire che, sì, si può vivere anche senza
amare, ma una sola persona può dare così tanto valore alla tua vita che
anche la morte diventa meno cupa se sai di poterla condividere.
Claudia
Colonna sonora: Annalisa Pompeo, Noi (Giulietta e Romeo)
Gli speciali di Terre Nomadi sul fenomeno delle lettere a Giulietta: