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lunedì 9 febbraio 2015

Nomadi diretti a Milano, la Bit ai nastri di partenza

di Anna Maria Colonna
terrenomadi@gmail.com

Nomadi alla volta di Milano. Si concentra nel capoluogo lombardo la folta schiera dei viaggiatori in cerca di nuove mete. La trentacinquesima edizione della Borsa internazionale del turismo è ai nastri di partenza e apre le porte del mondo al mondo. Il programma prevede tre giorni - dal 12 al 14 febbraio - di promozione del territorio in tutte le sue sfaccettature. Arte, cultura ed enogastronomia saranno protagoniste di uno spazio privilegiato, concentrato nel quartiere espositivo di Rho Fiera.

Spesso per conoscere basta avere la curiosità a portata di zaino, il taccuino alla mano e buste comode e capienti per raccogliere quanto più materiale possibile. La Bit rappresenta l'occasione per avvicinarsi a realtà e culture diverse, diventa molla per partire, possibilità di sorprendersi davanti a destinazioni impensabili o solamente immaginate.

Il mondo è vasto e vario e presenta bellezze paesaggistiche, storiche e architettoniche uniche agli occhi degli amanti del viaggio. La tre giorni milanese permette di assaggiare quello che i singoli territori offrono a chi vuole mettersi in cammino.

Sono oltre duemila le realtà del settore turistico che hanno risposto all'appello della fiera lombarda. Provengono da circa cento paesi. Quest'anno il posto d'onore lo occupa la Cina, dato che in Italia il numero di visitatori dagli occhi a mandorla ha superato le 280mila unità. Ed è in Cina, a Guangzhou, che dal 6 all'8 marzo si tiene un'altra importante fiera del settore turistico, Gitf (Guangzhou International Travel Fair).

Nella comunità globale peculiarità e identità locali si integrano. Cresce il patrimonio culturale dell'uomo disposto a scoprire l'unico vero spettacolo, quello della natura.




lunedì 16 dicembre 2013

Milano-Tokyo, 20mila chilometri su quattro ruote


La storia di un giovane videomaker precario che accetta il rischio di mettersi in gioco. Viaggio tra le donne dell’Eurasia.

di Michele Franceschini
mfranceschini.vr@gmail.com

Arriva un momento in cui le cose non girano come tu vorresti. Ti senti parte di un meccanismo che a tratti sai che si incepperà. Fai due respiri, entri da quella porta. La stessa porta che, qualche anno prima, era stata speranza di un sogno e salvezza dalla monotonia di un lavoro che non ti piaceva.

Trattieni il fiato e capisci che è giunto il momento. Dai le dimissioni dallo studio di produzione nel quale hai passato la maggior parte della tua vita negli ultimi anni. Dai le dimissioni e ti senti finalmente libero e pronto a reinventarti in un mondo in continuo cambiamento.

Illusione che, dopo qualche ora, viene infranta da una chiamata ignota a cui non si può dire di no. E già il giorno dopo sei negli uffici della questura per chiedere il passaporto. Una telefonata che mai ti saresti aspettato e che si può riassumere nella parola Eurasia.

Ebbene sì. Dopo neanche un paio d’ore nel mondo dei precari italiani, due ragazze mi chiamano per chiedermi di partire. Una di quelle avventure che ti cambia dentro. Milano-Tokyo in macchina, con scopo benefico. Incontrare donne di tutto il mondo e capirne la reale condizione, tutto spesato e sponsorizzato da grandi brand, come Peugeot e Gazzetta dello sport.

Perché io? il motivo è semplice ed emozionante. Io e la mia telecamera avremmo immortalato ed impresso nel tempo questo percorso di 19.427 chilometri.

Il viaggio è durato due mesi e mezzo, molto di più dentro di me. Innumerevoli volte il paesaggio è mutato mentre inseguivamo la meta. Innumerevoli volte ho ritrovato voci, parole, lingue e armonie diverse. Eppure mi sono sentito sempre a mio agio, immerso in un fluido comune, sotto uno stesso ombrello blu. Lo chiamiamo cielo.

Ho incontrato le Femen in Ucraina, monache e monaci tibetani in terra cinese, le donne conforto in Corea del Sud, una tatuatrice maledetta in Giappone, la ragazza più bella del villaggio in Tagikistan, giovani che, nel deserto roccioso, stavano andando in bicicletta in India. Partendo dalla Germania, ho incontrato... quante anime ho incontrato. Quanti gusti e profumi ho scoperto. Quante volte mi sono incontrato pure io, che da un po’ non vivevo il brivido dell’incertezza nello sconosciuto.

Si viaggiava chiedendo ospitalità, montando la tenda sul ciglio della strada e, nell’impossibilità, prendendo una stanza in un ostello o in un motel di passaggio. Quante cose da rivivere e da raccontare. Quante cose da filmare. 

Colonna sonora: Paper Lions, Travelling


domenica 26 maggio 2013

Ungaretti, il poeta viaggiatore

di Anna Maria Colonna
annamaria9683@libero.it

Giuseppe Ungaretti
Vita d’un uomo. Così è stata intitolata l’edizione completa e definitiva dei suoi versi, pubblicati nel 1969 da Mondadori. Poesia intrisa di ricordi, fatta a pezzi dal dolore. Urlo straziato e straziante. I versi di Ungaretti esprimono la sensibilità di un poeta e la pena di un uomo segnato dalla guerra e dalla morte. Innamorato della scrittura, l’ha condotta sull’altare del tempo per darla in sposa all’eternità.

Scrittura strappata al silenzio. Parola sussurrata. Parola che non dice, solo allude. Parola che attinge alle fonti dell’assoluto per rivelare il senso nascosto delle cose. Ungaretti traccia sulla pagina ancora bianca della sua storia la poetica dell’attimo. Sentieri ardui, quelli percorsi dal poeta durante la sua esistenza. L’esperienza della guerra gli rivela la precarietà della vita.

La morte, prima del fratello Costantino, poi del figlio Antonietto, strappa all’uomo la sua parte migliore, quella intima, lacerata. È il suo cuore ad essere il paese più straziato. L’inquietudine esistenziale si trasforma in perpetuo girovagare: «In nessuna/parte/di terra/mi posso/accasare… Cerco un paese/innocente».

La sua vita si fa essa stessa viaggio.

Giuseppe Ungaretti nasce nel 1888 ad Alessandria d’Egitto da genitori lucchesi. Nel 1912 si reca a Parigi. Nel 1914 giunge in Italia per partecipare alla guerra. Volontario in un reggimento di fanteria, viene inviato a combattere sul Carso. Alla fine del conflitto è nuovamente a Parigi. Nel 1921 si trasferisce a Roma. Nel 1933 svolge un giro di conferenze in diversi paesi europei.

Nel 1936 è chiamato a ricoprire la cattedra di letteratura italiana presso l’Università di San Paolo in Brasile. Nel 1942 rientra in Italia per insegnare letteratura italiana contemporanea all’Università di Roma. Muore a Milano nella notte fra l’1 e il 2 giugno 1970.

Partenze e ritorni. Ungaretti fugge dai tumulti della sua anima. Parte e scrive. Sempre. Incessantemente. Annota sensazioni, emozioni, impressioni. Affida alla penna ciò che nemmeno la voce può esprimere. Perché la voce, alle volte, non ha la ricchezza delle sue note. Inviato speciale della «Gazzetta del Popolo» di Torino, il poeta, tra il 1931 e il 1934, compie numerosi viaggi in Egitto, in Olanda, in Corsica e in diverse regioni italiane. Frutto di questa esperienza sono i suoi articoli, inizialmente raccolti nel volume intitolato Il povero nella città (1949), poi ne Il deserto e dopo (1961).

Racconti di viaggio sconosciuti quanto la stessa attività giornalistica di Ungaretti. Prose bellissime, liriche, evocative. Esperienze dell’uomo e non del poeta. Proprio per questo trascurate, dimenticate nell’angolo più nascosto di una polverosa biblioteca. Eppure è nella quotidianità dell’uomo che vive il poeta. Le due metà non possono essere distinte. Distinguere significa rifiutare di conoscere e di comprendere. Distinguere significa non rispondere ai perché.

Ungaretti era un uomo, non solo un poeta. Un uomo che nel viaggio cercava di comprendere. Nei suoi viaggi noi dovremmo cercare di comprendere.

La terza parte de Il deserto e dopo s’intitola Mezzogiorno. Le pagine comprese in questa sezione riguardano il Cilento, percorso dall’uomo-poeta nel 1932. Come in una specie di diario, Ungaretti annota. Scrive. Registra il suo stupore. La partenza in macchina da Salerno. Le bufale disperse nel paesaggio campano. La rupe di Agropoli, lastricata di campicelli dall’erba quasi azzurra.

Cilento
Poi, finalmente, il mare, incorniciato dai pini della costa e dagli ulivi della campagna circostante. La vasta distesa azzurra conduce a Velia, la greca Elea. Forte è il desiderio di raggiungere Palinuro, «uno squalo smisurato» le cui grotte sono definite «occhi blu».

Non si può non rimanere affascinati dalla bellezza di tali descrizioni. Noi, uomini girovaghi nel nostro presente, possiamo ripercorrere i passi del poeta viaggiatore attraverso il filo della sua scrittura. Poiché nella sua storia possiamo ritrovare la nostra storia. Quella dell’uomo perennemente in cammino. Quella dell’uomo. Semplicemente quella dell’uomo.

Giuseppe Ungaretti, I fiumi


mercoledì 30 gennaio 2013

Sogni in viaggio, destinazione Milano

La testimonianza di un giovane altamurano

di Donato Grassi

Duomo di Milano
Distinguere la passione dall’arte non è semplice, ma, ogni volta che guardavo quell’immenso monumento, pensavo che qualcosa di bello, di affascinante, si culla nella nostra Italia. Prima o poi sarei andato a vederlo dal vivo! La parola «Milano» mi faceva venire sempre in mente il Duomo. Avevo sei anni quando sono andato nella città lombarda con i miei genitori, ma i ricordi appaiono troppo teneri e spezzettati per poter assaporare quella grandezza unica. Promisi di tornare, un giorno... ma, forse, non ci ho mai creduto fino in fondo. Alla fine il destino ha deciso per me. Dovevo assolutamente visitare la Milano che tanto mi tormentava.

Milano, stazione centrale
Trovai, così, un aiuto importante per realizzare il più grande sogno della mia vita. In ambito lavorativo. Mi portava proprio a Milano. Occasione irripetibile. Fissai la data di partenza e, con una paura tanto grande quanto il desiderio di vittoria, pensavo al viaggio verso la grande città. Notte dopo notte.





                       Arrivò l'ora fatidica. Il biglietto aereo tra le mie mani, così come l'emozione. Il Duomo era lontano, ma lo sentivo vicino. Prima volta in aria, percorso e tempo «volati». In aeroporto mi aspettava mio zio, a cui rivelai subito il desiderio che avevo. Pomeriggio. Mi fu consigliato di riposare per il colloquio lavorativo del giorno seguente, poi avrei avuto modo di visitare la città.


La sera passò in un batter d'occhio, tra polenta e cotoletta alla milanese. Mi misi a letto. Dovevo essere ben riposato e pronto per la prova che mi attendeva. La sveglia suonò alle sette, un classico per chi lavora a Milano. Subito mi alzai, feci colazione. Mio zio era già pronto per accompagnarmi al colloquio. La tensione bussava alla porta. Non ci avevo pensato molto negli ultimi mesi, preso dalla bellezza di Milano, del Duomo. Ma ero lì per realizzare il mio sogno lavorativo. Non potevo fallire. Fu tutto molto bello e sbrigativo. Lasciai il curriculum e feci una buona impressione ai titolari dell'azienda, che potevano garantirmi l'affiliazione ad una società di informatica.

Milano, la Madonnina
Pronto, finalmente, a visitare la città. Il punto in cui mi trovavo appariva distante da quel Duomo tanto immaginato e sfiorato con gli occhi da bambino. Ogni angolo era pieno di persone in giacca e cravatta in corsa verso metro, orari e destino. Le ammiravo entusiasta, felice di stare solo, in una città che mi piaceva, che mi regalava serenità. Improvvisamente i passi mi portarono lì, davanti al Duomo. Emozione alle stelle! Avevo la sensazione di poter toccare la Madonnina, piccola e distante, con un dito. Era tutto un susseguirsi di scale e scalini, ma non sentivo la fatica. La visita durò mezz'ora, quanto basta per tornare con i piedi per terra.

La vita mi ha riportato a Milano per un'operazione, subita e superata con successo. Destino volle che, uscendo dalla camera d'ospedale, notassi in lontananza la bellissima Madonnina. Tornerò a visitarla tutte le volte che vorrò. Il desiderio è di stabilirmi qui, con il lavoro in una mano e i sogni nell'altra.