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giovedì 17 luglio 2014

Dall'Olanda alla Puglia in bicicletta a due giorni dalla partenza

L'altamurano Antonio Denora racconta della sua iniziativa a Terre Nomadi

di Anna Maria Colonna
terrenomadi@gmail.com

La grinta fa da clessidra e scandisce i dettagli del viaggio. Inizia il conto alla rovescia per Antonio Denora, altamurano che per i suoi quarant'anni - compiuti il 21 giugno - ha deciso di concedersi un regalo davvero insolito. Zaino in spalla, cartina alla mano, partirà dai Paesi Bassi per raggiungere la Puglia in bicicletta. Non sarà certo una passeggiata pedalare per quasi tremila chilometri, ma il giovane biker sa bene che fatica e difficoltà verranno ricompensate da un'esperienza indimenticabile.

Nato e cresciuto ad Altamura, laureato in economia, Antonio nel 2010 ha deciso di trasferirsi a Leiden, tra Amsterdam e Rotterdam, in Olanda. Qui vive con la sua ragazza, olandese, e lavora in ambito contabile per una multinazionale. Proprio da Leiden partirà sabato mattina in solitaria per un'avventura a cui ha dato il nome di All the roads lead to Puglia. 

Tutte le stade portano in Puglia, per Antonio, che non abbandona mai «la positiva speranza di ritrovare una relocation futura» nella sua regione natale.

«Il percorso - spiega - presenterà maggiori difficoltà nell'attraversamento delle Alpi, che mi porteranno dalla Svizzera in territorio italiano. Il tragitto previsto mette insieme due itinerari indicati dagli autori olandesi Hans e Paul Reitsma. Devo ringraziare in particolare Hans, che ha saputo darmi tanti suggerimenti utili a facilitare la traversata, soprattutto nel tratto da Roma ad Altamura, il più complicato in quanto non molto bike friendly».

Antonio Denora con la sua bicicletta
Mappe, k-way, tenda, sacco a pelo, kit di riparazione e abbigliamento da bici saranno i suoi fedeli compagni di viaggio attraverso Olanda, Germania, Svizzera e Italia. Da programma, l'avventura dovrebbe durare tre settimane, ma per Antonio «questa non è una deadline rigorosa da rispettare. Pernotterò - aggiunge - preferibilmente in tenda o da amici, parenti, sedi di gruppi speleologici e da quanti, di buona volontà, incontrerò lungo la strada. Non escludo il couchsurfing». 

Un'idea, quella del viaggio in pedalata, che il giovane altamurano definisce ironicamente «folle». Follia a fin di bene perché dimostra «che in bicicletta si può arrivare ovunque. Devo ammettere - spiega ancora Antonio - che un po' di preparazione è necessaria. Infatti io percorro quotidianamente cinquanta chilometri per coprire la tratta casa-ufficio-casa. Un bel giorno, guardando il contachilometri, mi sono reso conto di averne percorsi più di quattromila. Sorridendo ho pensato che il numero corrispondeva alla distanza da coprire in bici per andare in Puglia e per tornare in Olanda».

Un altro importante input per affrontare l'impresa Antonio lo ha ricevuto dagli antichi romani. «I romani - sottolinea - costruirono a Leiden un castrum a difesa delle loro conquiste. Era conosciuto con il nome di Matilo e oggi ci sono ancora i resti, trasformati in un parco archeologico. I romani, seguendo il corso del fiume Reno, sono arrivati fino a Leiden già 2000 anni fa. Perchè non ripercorrere lo stesso itinerario per raggiungere Roma, poi la Puglia seguendo l'antica via Appia?».

Durante l'itinerario, Antonio raccoglierà anche dei fondi da donare a Save the children per sostenere i paesi africani. «Magari - anticipa progetti futuri?! - l'Africa potrebbe essere un'altra meta da raggiungere. Non importa quanto verrà raccolto, anche solo 100 euro rappresentano qualcosa in più per loro».

Lo staff di Terre Nomadi augura ad Antonio buon viaggio. Siamo convinti che la sua «folle idea» sia una scelta coraggiosa di vivere i luoghi «dal di dentro», in maniera alternativa, ecologica e solidale.




lunedì 7 aprile 2014

A Roma i bambini portano genitori e parenti al museo

di Anna Maria Colonna
annamaria9683@libero.it

Carlo - sette anni - convince i genitori ad accompagnarlo al museo. Ha scoperto il suo spazio ideale. Anche Lucia - nove - indica la stessa destinazione quando il nonno le chiede dove voglia trascorrere il pomeriggio. Gennaro - dieci - preferisce il laboratorio di scienze allo zoo. E Giorgia - sei - piange perché il papà cerca l’uscita dopo una mattinata passata tra padiglioni ed esposizioni.


Roma, via Flaminia. La zona tra Villa Borghese e Piazza del Popolo è trafficata di sorrisi e di sguardi indagatori, piccoli e curiosi. Qualcuno, dal suo metro scarso di altezza, strizza l’occhio al compagno. Sembra soddisfatto del risultato ottenuto dopo una settimana di capricci. E non vede l’ora di mettere piede nella struttura. Qualcun altro tiene per mano il cuginetto, pronto a fare da Cicerone tra sale e giardinetti che già conosce.


Dal 2001 la capitale ospita «Explora», il primo «Children’s museum» privato non profit italiano. A gestirlo è una cooperativa a maggioranza femminile, che si autofinanzia con bandi europei e nazionali e con il biglietto di ingresso, del costo di 8 euro. La novità sta anche nella location, un’area comunale di ottomila metri quadrati abbandonata e in precedenza adibita ad ex deposito tramviario. Lo spazio, dato in concessione al «Museo dei bambini» dal Comune di Roma, è stato riqualificato grazie al sostegno di aziende private e di enti pubblici. I quasi quattro milioni di euro raccolti sono diventati padiglioni espositivi, area verde attrezzata con giochi, cucina per i laboratori di educazione alimentare, libreria, shop, bar, ristorante e parcheggio per i visitatori.

Un atto di generosità adulta nei confronti dei più piccoli, alla ricerca costante di opportunità di gioco e di sperimentazione diretta, soprattutto nei campi della scienza e dell’ambiente. La struttura, infatti, ospita laboratori su pesi e misure,  Pfu (Pneumatici fuori uso), bionica, ortaggi, acqua, fuoco, riciclo ed economia, oltre a letture animate. Possono prendervi parte i bambini a partire dai tre anni.


Il progetto prevede, per il futuro, ulteriori elementi di novità. All’ingresso, una parete mutante, come le piante al trascorrere delle stagioni, esempio di architettura bioclimatica. Nello spazio esterno, orti didattici, giardini verticali, un anfiteatro integrato con il verde circostante.


Modi semplici e alternativi per avvicinare l’infanzia alla cultura del rispetto e della condivisione. Ora, tra colate e colate di cemento grigio, i bambini possono trovare una cittadella giovane e colorata tutta per loro. 










Si ringrazia «Explora» per le immagini. 

 Colonna sonora: Povia, Quando i bambini fanno ooh!















giovedì 20 marzo 2014

«Non cercate di capire»

di Miriam Pallotta
miriam_pallotta@libero.it

Fotografie di Miriam Pallotta

Roma. «Romeo e Giulietta - Ama e cambia il mondo» è diventato un vero e proprio fenomeno, che continua a coinvolgere tutta l’Italia. Gente di ogni età accorre da diversi paesi per assistere allo spettacolo.
«Questa è la settima volta che lo vedo», afferma, soddisfatto, un signore seduto tra le prime file del Gran Teatro di Roma.



L’emozione è palpabile. Sono le 13 e mancano più di due ore all’inizio dello spettacolo, ma i fan sembrano già tutti pronti ad accogliere i loro beniamini. Un gruppo di ragazze guarda ogni singola macchina che arriva nel parcheggio, nella speranza che dietro quei finestrini si celi il volto di uno dei protagonisti. Dopo la lunga attesa, le loro preghiere vengono esaudite. Ed ecco che arrivano, con un sorriso raggiante, Silvia Querci (la nutrice), Barbara Cola (Lady Capuleti), Roberta Faccani (Lady Montecchi) e, accolti da una grande folla, Vittorio Matteucci (Conte Capuleti) con Giulia Luzi  (Giulietta).

Tutti si fermano per scattare foto e firmare autografi. Pian piano iniziano ad arrivare anche i ballerini, che vengono accolti con calore. L’orologio segna le 15 e, finalmente, le porte del Gran Teatro si aprono al pubblico. Le poltrone rosse sono lì, pronte ad ospitare grandi e piccini.



Le luci si spengono. Tra la folla, iniziano a camminare dei frati completamente incappucciati. Sul palco, un enorme libro con su scritto «Romeo e Giulietta».


Come disegnata in quello stesso momento, davanti ai nostri occhi si delinea la città di Verona. «Nel cuore di Verona, teatro della storia, la ruggine di un olio di cui non si ha memoria corrode senza pace». Due nobili casate: Montecchi da una parte, dall’altra Capuleti. Dai due fatali lombi sbocciano due fiori. Ragazzi che, alle grida, oppongono sospiri. Segnati dalle stelle, andranno fino in fondo, lasciando scritto in terra «Ama e cambia il mondo».
Lo spettacolo ha inizio. È impossibile non rimanere incantati dalla scenografia, che muta come per magia, dai meravigliosi costumi e dalle spettacolari coreografie. È una vera e propria gioia per gli occhi. Il pubblico diventa parte integrante dello spettacolo. Canta, ride e si dispera con i personaggi. Sono rimasta senza parole nel vedere tutta la platea battere le mani a ritmo e ballare la canzone «I Re del mondo». Mai vista una partecipazione così appassionata da parte del pubblico. Il musical è un continuo crescendo e si contano tante canzoni che fanno venire la pelle d’oca.

Come  non commuoversi alla morte di Mercuzio o alle note di «Avere te», cantata da Vittorio Matteucci a Giulietta? Il dolore di un padre che deve lasciare andare via la sua bambina, ormai donna. «Avere te, bambina mia, un’altra me è già poesia […] sei frutto dei vent’anni miei, maledirò gli amanti tuoi».
Il canto disperato di Lady Montecchi e di Giulietta alla notizia dell’esilio di Romeo. La tragica morte di Romeo e le ultime parole di Giulietta prima di suicidarsi: «Non cercate di capire. Non chiedeteci di più. L’amore ci ha bruciati vivi, ma restate al freddo voi quaggiù. Io muoio per lui, io muoio d’amore».
Fino ad arrivare alla pace tra le due famiglie, rappresentate, durante tutto lo spettacolo, con due colori diversi, per mettere in evidenza la contrapposizione e l’odio: rosso per i Capuleti e blu per i Montecchi. Sarà proprio la morte dei due giovani innamorati a dissolvere l’odio. Con l’ultima canzone, tutti sono vestiti di bianco, segno che la contesa è finita. Le due madri si abbracciano, unite dal dolore per la perdita dei loro figli. «Questa mattina è foriera di una pace che rattrista. Il sole, per il dolore, non mostrerà la sua faccia. Alcuni saranno perdonati. Altri puniti. Poiché non ci fu mai storia più pietosa di questa, di Giulietta e del suo Romeo».

Uno spettacolo da vedere dal vivo. Emblema dell’emozione. Viaggio indimenticabile nel tempo e nell’amore.

Curiosità
Adattamento italiano dal francese «Roméo e Juliette, de la haine à l’amour» di Gérard Presgurvic, con la regia di Giuliano Peparini. Testi italiani di Vincenzo Incenzo, produttore David Zard, che ha investito in questo progetto circa 5 milioni di euro. Il cast conta 45 artisti sul palco, oltre 30 ballerini e acrobati, 200 costumi disegnati da Frederic Oliver, una grande equipe tecnica - per gestire l’allestimento scenico, di circa 500 metri quadrati - che interagisce con i personaggi, muovendosi attorno ad essi. 




















giovedì 20 febbraio 2014

Paulownia tomentosa, strane coincidenze

di Luigi Casale
casaleluigi@yahoo.it

Qui la prima parte del reportage.

Paulownia tomentosa
© Luigi Casale
Quell'anno, sul finire dell'estate, di ritorno dalla vacanza in Piemonte, trovammo mia madre alle prese con un problema. Rami di un albero molto rigoglioso, data la stagione, le occupavano il vano della finestra, impedendo alla serranda di srotolarsi. Per la verità, era già stata costretta altre volte a potare l’estremità di quei rami che le ostacolavano, oltre alla vista, lo stesso regolare uso dell'infisso. E ce ne eravamo accorti. La povera donna frequentemente doveva strappare foglie e frasche, più o meno lunghe, per liberarsi dall'invadenza esterna e dall’ulteriore rischio di eventuali danni. Osservato il suo affanno, ci accingemmo ad aiutarla, mia moglie ed io, prima per sollevarla dall'inconveniente, ma anche perché, operando, sarebbe stato più facile tagliare l'estremità dei rami inopportuni, una reggendoli, l’altro strappandoli.

Grande fu lo stupore quando ci accorgemmo che l’albero era della stessa specie di quelli che avevamo conosciuto - o creduto di aver conosciuto - in estate sull’isola di San Giulio. Eppure, con la pianta avevamo condiviso almeno dieci anni, da quando mia madre si era trasferita in quella casa. 
 
Bolzano
La cosa finì lì. Ma non era finita. Alla fine della stagione estiva, nuovi eventi e nuove decisioni ci portarono ad optare per un trasferimento della residenza della famiglia in Alto Adige. Iniziava una nuova fase della nostra vita. Io avevo cambiato lavoro. La famiglia, cambiato abitudini. Fortunatamente i bambini non avevano ancora fatto esperienza di scuola a Roma. Questo trasferimento comportò che, da quell’anno, preferissimo le vacanze al mare, e, per restare più vicini alle nonne, si tornò a Napoli, al mare nostro. La nonna Iolanda, come aveva sempre fatto, continuò a mantenere per noi la cabina, la stessa che ci aveva sempre riservato da quando portava i suoi figli ai bagni di mare. E, così, dalle parti di Omegna non si tornò più.

Ma veniamo alle nuove abitudini, alle quali dovemmo assuefarci, con nostro compiacimento. I bimbi, per quanto piccoli, si recavano a scuola da soli. Alcuni anche in bicicletta. Tralascio gli altri vantaggi, che ci capitò di apprezzare un po’ per volta. Recandomi quotidianamente a Bolzano per motivi di lavoro, notai che tutti gli alberi dei parchi pubblici, e i filari che costeggiano le strade, erano contrassegnati da una targhetta col nome volgare (italiano e tedesco), e il corrispondente nome scientifico, della pianta. Non pensavo tanto alla correttezza amministrativa o al livello di senso civico, ma alla funzione pedagogica verso i ragazzi della scuola e, più ancora, verso la popolazione in genere.


Bressanone
Dopo qualche mese, provai la stessa emozione quando, in visita al museo (ex palazzo vescovile) di Bressanone, lungo l’antico fossato, ci imbattemmo in un magnifico, colossale, albero secolare, identico sia a quelli che avevo visto sull'isola di San Giulio che nel cortile dell’abitazione di mia madre a Pompei. Portava la sua brava targhetta, su cui, insieme alla data dalla quale era documentata la presenza in quel sito, compariva anche il nome della pianta: Paulownia tomentosa. Così ho conosciuto la Paulonia.


Che cosa c’entra questa esperienza con l’attività di sensibilizzazione e di educazione promossa dai naturalisti e dalle civiche amministrazioni? E che cosa ha a che fare il racconto con la cultura?

Io dico che ci serve, innanzitutto, per capire. Nell’uno e nell’altro campo d’azione o di interessi. E mi viene in mente il racconto biblico - cerco di ricordare alla meno peggio - in cui Dio, dopo aver creato il mondo, compresa la coppia umana, chiama Adamo a dare i nomi alle cose. Ecco, quale che sia l’esegesi che ne fanno i dotti, io credo di cogliere proprio questo fatto, cioè che l’uomo è chiamato (da Dio) a sviluppare il linguaggio e ad organizzare il pensiero servendosi delle cose create. In altre parole, attraverso la sua diretta esperienza. Da piccoli, ci insegnavano come questa narrazione rappresenti il dominio dell’uomo sul creato.


Ebbene, sono disposto ad accettare tale spiegazione solamente nel senso di cui ho detto prima: l’uomo, padrone del mondo, sì, ma attraverso il linguaggio e guidato dalla ragione. Partendo dall’ esperienza. 

Colonna sonora: Phil Collins, Another day in paradise




                        


lunedì 4 novembre 2013

Roma, noi ti diamo il premio Nobel!

Piccoli reporter pugliesi raccontano a Terre Nomadi  la loro tappa nella città eternamente bella.

annamaria9683@libero.it


ll 15 ottobre sono andato a Roma con i miei compagni di classe e con la maestra...

Michele Tragni fa la quarta elementare e si improvvisa reporter. Impugna la penna con convinzione, come se fosse il cono di un gelato al cioccolato. Indossa i panni caldi dell'entusiasmo bambino e racconta del suo viaggio dalla Puglia verso la Capitale. La meraviglia resta a bocca aperta di fronte alle luci della sera, addormentate dietro il finestrino del pullman. Lui annota l'esperienza nel diario virtuale dei pensieri.

Il viaggio è stato tranquillo, e anche la prima nottata, visto che dopo qualche ora avremmo partecipato all'udienza di papa Francesco. Che emozione! Eravamo proprio vicini e abbiamo fatto volare anche la tortora bianca che il giorno dell'inaugurazione dell'anno scolastico è rimasta con le ali chiuse. Era stata consegnata alla mia maestra. Lei ci ha chiesto di donarla al Papa e così è volata davvero tra le sue mani.
  
Michele ha nella penna l'inchiostro della schiettezza e della genuinità. Quando i bambini scrivono, risulta difficile non pensare al gusto buono - proprio perché semplice e fresco - di un gelato al cioccolato. Senza i filtri dei se e dei ma, mettono sul foglio quello che sentono e che vivono. In viaggio con loro, tutti i bagagli diventano più leggeri.

Dopo questa grande emozione, abbiamo pranzato e poi visitato monumenti e basiliche di Roma. Abbiamo scoperto davvero tante meraviglie: Colosseo, Altare della Patria con il suo Milite ignoto, la basilica di San Paolo fuori le mura, Santa Maria Maggiore, San Pietro in Vincoli con il Mosè di Michelangelo, e poi San Pietro con la tomba di Giovanni Paolo II, la Pietà di Michelangelo, Castel Sant'Angelo con le sue alte torri e un panorama mozzafiato da premio Nobel. È stato bellissimo anche il giro serale fatto con le luci suggestive sul fiume Tevere. Poi, ancora, piazza di Spagna, piazza Navona, fontana di Trevi. Ma un'altra grande emozione l'ho vissuta al Quirinale, dove abbiamo visto il cambio della guardia, a Montecitorio e all'Emiciclo, dove vengono proposte, votate o abrogate le leggi. Mi sento molto soddisfatto, anche perchè siamo stati noi a leggere con un microfono le notizie di ogni monumento visitato. Che peccato che è già finito! Ma è stata un'esperienza che non dimenticherò e che mi fa sentire speciale.

Miriam Cicorella ha qualche anno in più. Frequenta la quinta elementare ed è una delle partecipanti al viaggio romano.   

Un viaggio pensato nel corso dell'anno scolastico 2012-2013. Già da allora ci siamo impegnati nella stesura di un programma ricco d'informazioni, di esperienze educative, di collaborazione. Elementi che permetteranno di arricchire il nostro bagaglio culturale. Le tappe principali sono state l'udienza da papa Francesco e la visita alla Camera dei deputati, presso il Parlamento. 

Miriam non si lascia sfuggire alcun particolare. Registra con gli occhi, in attesa di vivere il suo sogno nella grandezza e nella bellezza di Roma capitale. Apre il cassetto socchiuso e pieno zeppo di speranze, tira fuori il desiderio e lo usa per biglietto.

Il Parlamento, tramite un fax, ha comunicato a noi la data per poter effettuare la visita. L'ansia dei preparativi ci ha coinvolti ed impegnati fin dall'inizio del nuovo anno scolastico. Abbiamo collaborato nelle ricerche effettuate al computer sui monumenti da visitare ed è stato realizzato un bellissimo libro, il nostro
«Cicerone». Questo giorno molto atteso finalmente è arrivato. La stanchezza non è mai stata con noi, invece abbiamo condiviso tanti momenti di socializzazione. I luoghi visitati hanno attirato la nostra attenzione, la curiosità e l'interesse. Siamo rimasti attratti dalla maestosità dei monumenti, dal fermento della gente per strada e dal cambio di guardia presso alcune istituzioni. 

Il taccuino fra le mani di Miriam resta bianco. Basta lo sguardo aperto sul mondo per raccontare ciò che gli adulti non vedono. I bambini sono diversi. Hanno «cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente. Dicono sempre andiamo e non sanno perchè. I loro desideri hanno le forme delle nuvole». Parola di poeta. Parola di Charles Baudelaire.

Michele e Miriam frequentano la scuola elementare San Francesco d'Assisi di Altamura (Ba) e sono partiti per Roma insieme ai loro compagni, alle maestre e al direttore, Tommaso Cardano.

Colonna sonora: Antonello Venditti e Francesco De Gregori, Roma Capoccia

 

lunedì 30 settembre 2013

Da Canterbury a Roma, un pellegrino si racconta

Intervista ad Alessandro Caponio, a piedi sulla Via Francigena

annamaria9683@libero.it

Vive a Cassano delle Murge (Ba), ma ha studiato economia del turismo ad Assisi. Alessandro Caponio, 44 anni, è uno dei tanti pellegrini che percorrono a piedi - o anche in bicicletta e a cavallo - l'antica Via Francigena da Canterbury a Roma. Un itinerario figlio del Medioevo e di Sigerico, arcivescovo di Canterbury, che nel X secolo si recò a Roma per ricevere dal Papa il pallium, il mantello sacro. 

Cammino tra i cammini francigeni, ragnatele di percorsi medievali sulle tracce delle reliquie dei santi. La tomba dell'apostolo Pietro, la Terra Santa e Santiago di Compostela erano, all'epoca, le mete più gettonate.   

Alessandro, le presentazioni a Terre Nomadi sono dovute... partiamo dalle tue prime partenze...
I miei «pellegrinaggi» hanno avuto inizio per motivi di lavoro. Dopo brevi esperienze a Fiumicino, sono volato a Dublino per un anno e mezzo, lavorando per una delle maggiori aziende di autonoleggio al mondo. Dal 2003 mi trovo stabilmente in Puglia. Mi occupo, al momento, di organizzazione di viaggi dalla A alla Z. Oltre a questo, sono istruttore nazionale della scuola italiana Nordic Walking. Un'attività sportiva non agonistica che si svolge esclusivamente nella natura, nata alla fine degli anni '90 in Finlandia. Da qui il nome Nordic. Un anno fa, con altri istruttori della zona, ho creato la Sud Nordic Walking Asd. Vogliamo diffondere questa attività nel nostro territorio, unire sport, benessere e natura. Inoltre, suono il contrabbasso in una swing band, la RetròGusto Band. Insomma, diciamo che non ho il tempo di annoiarmi. 

Alessandro con la compagna
Perché - e quando - la decisione di percorrere la via Francigena, a piedi, dall'Inghilterra a Roma? Sei partito da solo?
Il Nordic Walking mi ha avvicinato sempre più al mondo del cammino e, in particolare, dei lunghi cammini, che preferisco decisamente alle «passeggiate ed escursioni giornaliere». Da anni ero molto insoddisfatto del mio lavoro part time in un call center, con uno stipendio misero, ma mi trascinavo per il timore di un futuro incerto. Una voce di rottura cresceva sempre più forte, finchè, a marzo 2012, mi sono imbattuto nel blog di Cristina Menghini, una pellegrina Doc e globetrotter. Due anni prima aveva percorso, in solitaria, tutta la Via Francigena fino a Roma. Si è accesa la lampadina, anzi... il sogno! Sarei partito il 28 giugno dello stesso anno da Canterbury. L'arrivo, tre mesi dopo, il 20 settembre, a Roma. Sono partito da solo, è un'esperienza molto più significativa vissuta così. La mia compagna mi ha raggiunto dopo tre settimane di cammino nel nord della Francia, percorrendo con me circa 450 chilometri (altre tre settimane), fino a Lausanne in Svizzera, dove ha preso il treno per il rientro a casa. L'ultima tappa, il 24 settembre, dalla basilica di San Nicola, a Bari, fino a Cassano, l'ho percorsa a piedi. Era una promessa fatta nella chiesa di un piccolo villaggio del nord della Francia, Amettes.

Qual è stata l'esperienza che più ti ha colpito durante il tragitto?
In realtà non saprei scegliere. Direi l'intero itinerario, gli incontri, il silenzio dei boschi. Sono tutte esperienze che mi hanno colpito profondamente. 

Sulla via Francigena, paesaggi
© Alessandro Caponio
Una «curiosità» sperimentata?
In Francia, a differenza che in Italia, non è semplice trovare cibo nei villaggi, in molti dei quali non esiste nemmeno un bar. Soprattutto nel weekend. Sabato pomeriggio, domenica e lunedi mattina qualsiasi esercizio commerciale - dico qualsiasi - era chiuso. Nelle città questo non accadeva. Bisognava organizzarsi dal sabato mattina o dal venerdì per i successivi due giorni. Purtroppo non sempre è stato possibile. Una volta abbiamo mangiato solo una carota e mezza a testa in quasi due giorni. No comment!

Alloggi © Alessandro Caponio
Dove dormivi e mangiavi?
Gli alloggi, ovviamente, sono di tipo povero. Conventi, abbazie, istituti religiosi, centri culturali messi a disposizione dai Comuni per i pellegrini, ostelli creati ad hoc per la Francigena, soprattutto in Italia. Per accedervi, bisognava presentare la Credenziale, una sorta di passaporto del pellegrino, da richiedere prima di partire e da timbrare ad ogni tappa. Inoltre, per sedici notti, sono stato ospite di host iscritti al sito couchsurfing, che mi hanno offerto anche la cena. A volte abbiamo ed ho cucinato. Esperienze umane incredibili.

Che cosa ha cambiato in te - e nella tua vita - questo viaggio?
Forse è presto per dirlo, mi sento ancora nostalgico verso questa esperienza. Probabilmente sono cambiati i rapporti con le persone e con il mio territorio. Mi rendo conto di dare un valore diverso alle cose, di ricercare le esperienze semplici e vere, di essere più essenziale in ciò che faccio e possiedo. Mi sono reso conto che ho vissuto tre mesi felici solo con uno zaino addosso. Spesso ci riempiamo di oggetti, di auto grandi, giocattoli sempre più tecnologici, che ci danno un finto benessere. Non è demagogia, l'ho sperimentato sulla mia pelle. È cambiato anche il rapporto con la mia compagna. Un'esperienza forte, che consiglio a tutte le coppie.

Sulla via Francigena © Alessandro Caponio
Sei ancora in viaggio?
Purtroppo solo con la mente e con la fantasia. Se intendi viaggio come scoperta di sé e degli altri, allora la risposta è sì. Sono sempre in cammino, che è diverso.

Che cosa significa, per te, viaggiare?
Oltre a viaggiare, mi occupo di viaggi per lavoro, pertanto per me viaggiare è sinonimo di vivere. Non esiste vita senza viaggio. Il viaggio, non necessariamente dall'altra parte del mondo, presuppone curiosità e apertura all'incontro, alla scoperta, all'imprevisto. In viaggio, tutti i sensi sono e devono essere allertati. Viaggiare - e camminare - mi fa stare bene, anche fisicamente. Credo che il viaggio a piedi, a pochi chilometri da casa o lontano, sia un'esperienza forte, vera, che permette di entrare in un territorio, in un paese, con il fisico e con la mente. Quando cammini, non hai filtri, non hai maschere. La gente che incontri lo sente, si avvicina e spesso - purtroppo non in Italia - ti sorride. A tutti coloro che soffrono di depressione, che sono tristi, che non trovano risposte alla propria vita, io consiglio di mettersi in cammino per diversi giorni. Camminare ti cambia, quasi sempre in meglio. 


 Qui il diario di viaggio di Alessandro Caponio.

  
Colonna sonora: Modena City Ramblers, La strada



Sulla via Francigena © Alessandro Caponio

Sulla via Francigena, la Credenziale
Sulla via Francigena © Alessandro Caponio
Sulla via Francigena
Sulla via Francigena, tappe © Alessandro Caponio
Sulla via Francigena, compagni di viaggio © Alessandro Caponio
Sulla via Francigena © Alessandro Caponio
Sulla via Francigena, incontri
Sulla via Francigena, paesaggi © Alessandro Caponio
Sulla via Francigena, pausa profumo
Sulla via Francigena, perplessità
Sulla via Francigena, in cammino
Sulla via Francigena, stanchezza © Alessandro Caponio
Sulla via Francigena, il sorriso dei girasoli © Alessandro Caponio
Sulla via Francigena, confini © Alessandro Caponio
Sulla via Francigena, scorci © Alessandro Caponio
Sulla via Francigena, piazza San Pietro © Alessandro Caponio