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sabato 1 novembre 2014

CucinaMondo: Spagna, churros (bastoncini fritti)

Che cosa serve (per otto persone)


500 ml di acqua
500 g di farina 
2 cucchiai di olio extravergine di oliva
un cucchiaino di sale
3 cucchiaini di lievito per dolci
un litro di olio per friggere 
zucchero semolato 


 
Come si fa 
 



1. Setacciare la farina in una ciotola. In un pentolino unire l'acqua, i due cucchiai di olio, il sale e il lievito per dolci. Portare ad ebollizione e, una volta che si sarà formata la schiuma, rimuovere dal fuoco e versare direttamente nella ciotola della farina. Mescolare bene con un cucchiaio di legno finché si formerà un impasto sodo.
 
2. Riempire la siringa da churros con la pasta. Premere bene per eliminare l'aria in eccesso. 
 
3. Riscaldare un litro di olio d'oliva in una padella. Creare con la siriga dei bastoncini di pasta di 15-20 centimetri di lunghezza e friggerli nell'olio bollente. Non riempire troppo la padella, piuttosto friggere i bastoncini in diverse tornate. 
 



4. Rimuovere i churros dall'olio bollente quando saranno dorati e metterli a scolare su della carta da cucina. Trasferirli su un piatto da portata e spoverrizzarli con lo zucchero. Servire con il caffè o la cioccolata calda.

lunedì 13 ottobre 2014

I sorrisi di Bombay

di Anna Maria Colonna
terrenomadi@gmail.com

Partire per l’India e non tornare più. Nella tragedia di una povertà ingiusta e inaccettabile, il sorriso di chi, nato alla vita, crede ancora nella sua bellezza.

Undici interminabili ore di viaggio. Di notte. Quando tutto tace e il mondo sembra fermarsi per riprendere fiato. La strada scorre, fluida, attraverso i finestrini del pullman. Il silenzio viene interrotto, a tratti, dai movimenti assopiti di chi sta sognando. Milano-Bari. A farmi compagnia, un libro.

Torno a casa passando dall’India. Tre bambini sorridono in copertina. Mi immergo nella lettura. Arriverò a destinazione cambiando meta.

Doveva essere una semplice vacanza. Invece quel viaggio gli ha cambiato la vita. «Succede quando meno te lo aspetti», penso. Un incontro particolare in un paese particolare. Jaume Sanllorente scrive per professione. È un giornalista. Vive a Barcellona e non gli manca nulla. Ama il suo lavoro. Gli agi e le comodità di una città così vivacemente ricca sono anche i suoi.

Nel 2004, Jaume decide di fermarsi in India per un mese. Torna in Spagna, ma il paese visitato sembra avergli strappato un pezzo di anima. Riparte. In India quell’uomo scopre l’uomo. Incontra gli occhi della paura, dell’orrore, della tragedia umana che si abbatte su chi non ha colpe.

Mendicanti che affittano neonati. Bambini a cui vengono amputate le gambe perché suscitino la pietà di caritatevoli benefattori. Baby-prostitute di sei anni che hanno, sul corpo, i segni di un’esistenza negata. Forse non  riusciranno mai a fidarsi dell’amore.

Nella coscienza di Jaume, una voce insistente. Vera come le immagini che non può dimenticare. Il desiderio di reagire. Di fare qualcosa. La risposta è nella semplicità di un sorriso. Quello dei bambini di un orfanotrofio di Bombay minacciato dagli speculatori. Jaume fonda, così, una propria Ong, Sorrisi di Bombay, per aiutare gli orfani delle periferie, per dare loro un'istruzione, per garantire ai malati di lebbra l’assistenza sanitaria.

I sorrisi di Bombay di Jaume Sanllorente è la storia di un baratto. Sicurezza e carriera con una povertà temuta dal mondo. Ingiusta. Inaccettabile. Ma che arricchisce più dello stesso denaro.








giovedì 31 luglio 2014

Da Israele alla Spagna, i giovani ci mettono le scarpe

Intervista a un gruppo di ragazzi in partenza da Altamura (Ba) 

terrenomadi@gmail.com 

Simulazione del cammino di Santiago in piena Murgia
«Raggiungeremo la nostra meta il 17 agosto, dopo dieci giorni di cammino». L'entusiasmo condisce le parole di un gruppo di pellegrini in partenza da Altamura (Ba) e diretti a Santiago di Compostela. Sono venticinque e hanno tra i 19 e i 34 anni.

Scarpe comode e sacco a pelo rincorrono le lancette dell'orologio snocciolando l'attesa in una miriade di pensieri. Dal taschino aperto dello zaino penzolano le cuffie del lettore mp3. La musica apre la strada e mostra il sentiero.

Giovani che avanzano a piccoli passi, nome che hanno dato all'associazione fondata di ritorno da un viaggio nelle terre della guerra infinita, Israele e Palestina. Terre Nomadi li ha incontrati prima della ripartenza per intervistarli. 

A piccoli passi fa subito pensare al cammino, al viaggio. Come mai avete scelto questo nome per la vostra associazione? 
Abbiamo deciso di fondare quest'associazione di ritorno da un lungo pellegrinaggio nelle terre israeliane e palestinesi. Il nome vien fuori da un motto suggeritoci da Daud Assad, palestinese cristiano di Betlemme. Bisogna sempre pensare in grande e agire a piccoli passi.


Simulazione del cammino di Santiago in piena Murgia
Quanti siete? 
L’associazione è composta da un direttivo di sette giovani. Nel gruppo c'è anche un sacerdote, don Vincenzo Lopano, parroco della chiesa di Sant'Agostino ad Altamura. 

State per affrontare il cammino di Santiago. È il secondo viaggio insieme dopo quello in Isreale e Palestina... 
Infatti il cammino di Santiago rappresenta la seconda tappa del nostro viaggio insieme. La prima esperienza l'abbiamo affrontata in Terra Santa e da qui deriva il progetto dell'associazione. La testimonianza della gente del posto è stata la scintilla che ha fatto scoppiare in noi la voglia di metterci in gioco. Forse, più di tutti, ci ha scosso l’incontro con suor Donatella Lessio al Caritas baby hospital di Betlemme. All’ospedale pediatrico abbiamo destinato i primi fondi raccolti. 

Israele e Palestina in guerra perenne... quali sono le sensazioni che si vivono attraversando questi luoghi? 
Si avverte una profonda spaccatura. È come se la terra fosse divisa da una voragine invalicabile, frutto dell’odio tra due popoli che, invece, dovrebbero coesistere. Visitando il territorio della West Bank, abbiamo visto e respirato i luoghi del conflitto tagliati dal territorio israeliano.

Ora in cammino verso Santiago... come vi state organizzando? 
Abbiamo proposto il Cammino come seconda meta del nostro viaggio. Scopo del pellegrinaggio è suggerire ai giovani uno stile di vita improntato alla sobrietà, alla ricerca e alla condivisione. Oltre ai nostri compagni di viaggio, ad affiancarci ci saranno gli zaini, riempiti a fatica rinunciando al superfluo. Partiremo da Astorga il 7 agosto e arriveremo alla nostra meta il 17.
 

Simulazione del cammino di Santiago in piena Murgia
I luoghi in cui dormirete e mangerete? 
I luoghi in cui troveremo ristoro sono i tipici e centenari albergues. Abbiamo delle aspettative molto alte. In primis, la buona riuscita del Cammino e la creazione di un gruppo che in futuro continui a percorrere strade insieme, poi vorremmo far nascere nei giovani il desiderio di vivere in maniera autentica e libera la propria vita. Essendo molto vicini e legati alla situazione in Terra Santa, abbiamo deciso di intraprendere il cammino all’insegna della pace non solo tra Israele e Palestina, ma in tutto il mondo. E come segno di pace, porteremo con noi un simbolo che richiami anche le culture dei due popoli.

A Marianna, Giuseppe, Roberto, don Vincenzo e a tutti gli altri pellegrini in partenza da Altamura... Ultreya! Suseya! 

L'associazione A piccoli passi sta continuando a raccogliere fondi per sostenere il Caritas baby hospital di Betlemme. I lettori che vogliano contribuire con un gesto di solidarietà, possono farlo attraverso il codice IBAN IT88R0306741330000000002528. Per informazioni, scrivere a apiccolipassionlus@libero.it  Colonna sonora: Jovanotti, Le tasche piene di sassi 
  Seguono le immagini del viaggio in Israele e Palestina.











































   




lunedì 9 giugno 2014

Belchite, il turismo che nasce dalla guerra

di Anna Maria Colonna
annamaria9683@libero.it

Belchite, pueblo viejo. C’era il sole quando la guerra civile spagnola trasformò l’appartato e ridente borgo rurale in un ammasso di macerie e di cadaveri. Ruinas historicas le chiamano oggi, con tanto di cartello sistemato all’ingresso della cittadina abbandonata. E ai turisti piace quell’odore di silenzio che soffia tra gli edifici, fermi a 77 anni fa. Un fascino che racconta di morte, perché tolse la vita a uomini, donne, anziani e bambini.

La distruzione di Belchite fu figlia di un pretesto, fermare l’avanzata dei golpisti. La ragione era un’altra, come accade sempre nei terremoti umani che lasciano frantumi. L’estate del 1937 stava per finire e il governo repubblicano voleva conquistare il borgo per impadronirsi di Saragozza, capitale dell'Aragona, punto strategico per comunicare con il resto del territorio. Le linee franchiste si trovavano ad un pugno di chilometri, pronte a resistere all’attacco socialista. 

La lunga resistenza salvò Saragozza, ma non Belchite, distrutta dai repubblicani e, in seguito, insignita della più alta onorificenza militare spagnola, la «Cruz Laureada de San Fernando». Il piccolo villaggio aveva offerto i propri abitanti alla guerra per strappare alla morte la capitale aragonese.

Nel riconoscimento attributo al paese, il generale Franco definì Belchite «il baluardo che bloccò la furia rossa. Sui fronti di battaglia e nella guerra a taluni tocca essere incudine e ad altri essere martello. Belchite fu l´incudine, fu il ridotto che doveva resistere mentre si sviluppavano le operazioni al Nord. Belchite - si legge ancora - offrì il petto dei suoi figli affinché fosse possibile la vittoria. Dal sangue versato e dallo sforzo eroico di uomini, donne e bambini scaturì la nostra vittoria».

Il Comune spagnolo venne ricostruito dal regime franchista, ma non in loco. Accanto alle rovine sorse una cittadina con lo stesso nome, che attualmente conta circa milleseicento abitanti. Il paese vecchio venne affidato al tempo, ladro di giovinezza. L’arco de San Roque, le chiese di San Martin, San Juan, San Augustin, il convento di San Rafael, la cappella di San Anton, case e palazzi monchi sono testimoni della pazzia umana. Ruggine che divora inferriate, ringhiere e la storia di chi non ha potuto guardare in faccia alla vita. Storie fatte a pezzi dalla Storia e che non conserveranno mai nomi, se non nei racconti dei familiari.

Oggi Belchite è molto gettonata dal punto di vista turistico e mostra ai visitatori anche il suo volto notturno. Un recinto chiude le macerie e si entra solamente con il biglietto e accompagnati dalla guida. Gli edifici senza tetto lasciano spazio al cielo, unico abitante rimasto. L’unico a poter lavare gli orrori umani quando il peso della memoria buca le nuvole.





Cliccare sulle immagini per ingrandirle.

Colonna sonora: Simon & Garfunkel, The sun is burning