mercoledì 15 ottobre 2014

Road movie: Up

di Miriam Pallotta 
miriam_pallotta@libero.it

 

Esattamente cinque anni fa, il 15 ottobre 2009, la casa di Carl volava verso i grandi schermi italiani. Up è un lungometraggio in 3D realizzato dalla Pixar in coproduzione con la Disney. Si potrebbe dividere questo film in due sezioni: la prima dedicata agli adulti e la seconda ai bambini. Nel 1929, in una sala cinematografica, si proietta un cinegiornale su Charles Muntz, un esploratore tornato dal Sud America con lo scheletro di uno strano uccello. La comunità scientifica crede sia un inganno e Muntz riparte verso le Cascate Paradiso per dimostrare al mondo intero la sua onestà. Un bambino di 8 anni, Carl Fredrickesen, è in sala.



Muntz è il suo eroe. Il suo sogno è di girare il mondo e di avventurarsi fino alle Cascate Paradiso. Quello stesso giorno, in una casa abbandonata, Carl incontra Ellie. Ellie è una bambina determinata, estremamente loquace e, cosa più importante, condivide il suo sogno.
 

In quella vecchia casa, Ellie fa giurare a Carl che un giorno andranno alle Cascate Paradiso. Gli anni trascorrono veloci, trasportati con dolcezza dalle note della colonna sonora. Pochi minuti per raccontare la loro vita e il loro amore.
 

Ormai adulti, i due si sposano e vanno a vivere nella casa dove si sono conosciuti. Carl diventa un venditore di palloncini. Un dipinto sul camino ricorda loro il sogno che li ha uniti, ostacolato dai continui problemi della vita. Quando finalmente, ormai anziano, Carl riesce a comprare i biglietti aerei per il Venezuela, Ellie si ammala e muore.
 
 

Inizia così un periodo di solitudine. Vecchio e solo, Carl si chiude in se stesso e si lega morbosamente a tutto ciò che gli ricorda la moglie. Inoltre vogliono demolire la sua amata casa e ricoverarlo in una casa per anziani. Carl non ci sta e decide di compiere una follia: utilizza tutti i suoi palloncini per trasformare la casa in un’enorme mongolfiera. Deve mantenere a tutti i costi la promessa fatta a Ellie 70 anni prima: raggiungere le Cascate Paradiso. A seguirlo in questa impresa c’è Russel, un bambino che vuole a tutti i costi aiutarlo per ottenere l’ultima medaglia da scout. Iniziano così le loro avventure. Durante il percorso incontreranno Kevin, esemplare di uccello ricercato da Muntz, e Dog, un cane sbadato che riesce a parlare grazie a un collare.




Tra la natura selvaggia, la compagnia di questi strani personaggi e lo scontro con il suo vecchio mito, Carl ritroverà il bambino che è in lui. Carl ci dimostra che i sogni non hanno età. Non è mai troppo tardi.





Regia: Pete Docter, Bob Peterson
Produttore: John Rivera
Musiche: Michael Gioacchino
Lingua originale: inglese

Up, una scena tratta dal film



Curiosità
 
Up è il primo film d’animazione ad aver avuto l’onore di aprire il Festival del Cinema di Cannes.

Per realizzare Up ci sono voluti 4 anni di lavoro.

In occasione dell’uscita italiana di Up, nei cieli di Torino volteggiava una mongolfiera simile a quella del film.

Per studiare Kevin, la Pixar ha ospitato uno struzzo.




lunedì 13 ottobre 2014

I sorrisi di Bombay

di Anna Maria Colonna
terrenomadi@gmail.com

Partire per l’India e non tornare più. Nella tragedia di una povertà ingiusta e inaccettabile, il sorriso di chi, nato alla vita, crede ancora nella sua bellezza.

Undici interminabili ore di viaggio. Di notte. Quando tutto tace e il mondo sembra fermarsi per riprendere fiato. La strada scorre, fluida, attraverso i finestrini del pullman. Il silenzio viene interrotto, a tratti, dai movimenti assopiti di chi sta sognando. Milano-Bari. A farmi compagnia, un libro.

Torno a casa passando dall’India. Tre bambini sorridono in copertina. Mi immergo nella lettura. Arriverò a destinazione cambiando meta.

Doveva essere una semplice vacanza. Invece quel viaggio gli ha cambiato la vita. «Succede quando meno te lo aspetti», penso. Un incontro particolare in un paese particolare. Jaume Sanllorente scrive per professione. È un giornalista. Vive a Barcellona e non gli manca nulla. Ama il suo lavoro. Gli agi e le comodità di una città così vivacemente ricca sono anche i suoi.

Nel 2004, Jaume decide di fermarsi in India per un mese. Torna in Spagna, ma il paese visitato sembra avergli strappato un pezzo di anima. Riparte. In India quell’uomo scopre l’uomo. Incontra gli occhi della paura, dell’orrore, della tragedia umana che si abbatte su chi non ha colpe.

Mendicanti che affittano neonati. Bambini a cui vengono amputate le gambe perché suscitino la pietà di caritatevoli benefattori. Baby-prostitute di sei anni che hanno, sul corpo, i segni di un’esistenza negata. Forse non  riusciranno mai a fidarsi dell’amore.

Nella coscienza di Jaume, una voce insistente. Vera come le immagini che non può dimenticare. Il desiderio di reagire. Di fare qualcosa. La risposta è nella semplicità di un sorriso. Quello dei bambini di un orfanotrofio di Bombay minacciato dagli speculatori. Jaume fonda, così, una propria Ong, Sorrisi di Bombay, per aiutare gli orfani delle periferie, per dare loro un'istruzione, per garantire ai malati di lebbra l’assistenza sanitaria.

I sorrisi di Bombay di Jaume Sanllorente è la storia di un baratto. Sicurezza e carriera con una povertà temuta dal mondo. Ingiusta. Inaccettabile. Ma che arricchisce più dello stesso denaro.








domenica 5 ottobre 2014

Cascate del Marmarico, isole d’acqua

terrenomadi@gmail.com

Cascate del Marmarico, panorama © Anna Maria Colonna
Camminare con il respiro della natura che vibra nell’aria. La mia guida è il suono fresco dell’acqua, che zampilla e scorre in questo sperduto angolo di paradiso. Bussola infallibile, la melodia dei ruscelli di montagna. Il sole abbraccia il cielo, completamente nudo. Le nuvole si sono date appuntamento altrove. Vestiranno altri luoghi per oggi.

Cerco il bosco di Stilo (RC). Trovo le cascate del Marmarico. Un incontro insolito. Casuale. Piacevolmente inaspettato. In un’isola fatta di faggi, castagni, lecci e abeti bianchi. «Rincorri il corso del fiume Stilaro», mi dicono. Senza scarpe da trekking, solamente con un paio di sandali, mi avventuro fra sentieri dispersi in questa immensa vallata, tappeto verde ai piedi del Monte Consolino. C’è da salire per otto chilometri. Dopo due ore di cammino potrò ammirare un meraviglioso ricamo fatto di rocce, piante e acqua, alto circa 114 metri. È il Comune di Bivongi, suggestivo e caratteristico paesino della provincia di Reggio Calabria, ad accogliere le cascate del Marmarico.



Sentiero verso le cascate del Marmarico © Anna Maria Colonna
Cercare e poi perdersi. Sotto il sole cocente di agosto. Con un taccuino su cui annotare sensazioni rare. Perché vedere il cielo così da vicino, vederlo specchiarsi in un spicchio d’acqua quasi inviolata, è un’esperienza unica. Gioco di parole che nasconde giochi di emozioni. La strada è tutta in salita. Un paesaggio senza fondo fiancheggia i pochi sentieri ombreggiati. La Calabria è sorprendente. È ciò che non ti aspetti. La tranquillità cristallina del mare. L’impeto di una natura ancora selvaggia.


Cascatella lungo il percorso © Anna Maria Colonna
Le cascate del Marmarico si gettano a capofitto fra le braccia del laghetto sottostante, superando un dislivello di novanta metri. Tre salti nel vuoto. Decisi. Determinati. Il loro nome significa «pesante» perché l’acqua dà l’impressione di rimanere immobile pur scorrendo continuamente e a grande velocità.

Le cascate, incastonate fra il parco nazionale della Sila e quello dell’Aspromonte, ricadono nel parco naturale regionale delle serre calabresi. Nascono dalla fiumara Stilaro, originata, a sua volta, dall’unione del fiume Folea e del torrente Ruggiero.


Vallata della fiumara Stilaro © Anna Maria Colonna
Lo Stilaro, all’imbocco del sentiero che porta alle cascate, appare quasi asciutto. Tondi massi di granito ne tappezzano il letto. In salita, si avvertono il canto dell’acqua e il silenzio dell’uomo. Il mondo è lontano. Quasi inesistente. Sulle stradine di montagna, segni di frane e crolli dovuti alle forti piogge. Bivongi è stata sommersa da diversi alluvioni. Nel 1951. Nel 1972. Nel 2009, quando l’esondazione dello Stilaro ostruì la strada provinciale che conduce a Monasterace.

Mi fermo presso una sorgente per bagnarmi i piedi. Due libellule danzano intorno alla mia macchina fotografica. In lontananza, un serpente attraversa il sentiero. Il fragore dell’acqua si fa insistentemente forte. Richiamo della natura. Le cascate più alte dell’Appennino meridionale sono davanti ai miei occhi. In tutta la loro maestosa imponenza. Trattengo il respiro. Attraverso il ponticello. Mancano ancora otto chilometri per tornare a valle.   



Colonna sonora: Mickael Laurence, Memory


Cascate del Marmarico viste dall’alto © Anna Maria Colonna
Cascate del Marmarico viste dall’alto © Anna Maria Colonna

Sentiero verso le cascate del Marmarico © Anna Maria Colonna
Sentiero verso le cascate del Marmarico © Anna Maria Colonna
Sentiero verso le cascate del Marmarico © Anna Maria Colonna
Verso le cascate del Marmarico © Anna Maria Colonna
Verso le cascate del Marmarico, sorgente © Anna Maria Colonna
Stilaro © Anna Maria Colonna
Vallata della fiumara Stilaro © Anna Maria Colonna